giovedì 7 dicembre 2017

Non contate su di me


NON CONTATE SU DI ME, di Antonio Schiena
Watson Edizioni, 288 pagine, € 10,00
Genere: commedia nera
Voto: 5/5

“Non contate su di me” è un titolo azzeccatissimo per questo romanzo.
Il protagonista Primo, infatti, è uno che almeno in apparenza con la gente non vuole avere a che fare. Uno di quelli che non vogliono ricevere aiuto né si sentono in grado di darlo; uno che vuole rimanere sulle sue, insomma.
Questo finché non incontra Futura, una giovane che soffre di manie di persecuzione. Primo tenta di starle alla larga, ma quando i due rinvengono il cadavere di una ragazza inevitabilmente la vita del nostro eroe subisce un cambiamento che lo costringe a uscire dal suo guscio.
Questo romanzo è un mainstream e, allo steso tempo, un giallo perfetto. Dal punto di vista tecnico ha già in sé tutti gli elementi atti a risolvere il mistero, il che denota una grande abilità dell’autore. Non è un thriller, attenzione, è proprio un giallo con una struttura da giallo, in cui a un certo punto Primo assume il ruolo dell’investigatore.
Dal punto di vista stilistico, ci sono frasi da sottolineare e rileggere mille e mille volte. Considerata l’età dell’autore, che ha meno di 30 anni, c’è da scommetterci che in futuro diventerà un vero e proprio artista delle parole.

lunedì 4 dicembre 2017

I libri del mese: novembre 2017

Novembre è stato un mese fantascientifico, perché entrambi di fantascienza sono i romanzi che ho letto: “I ribelli di Nuova Europa”, del collettivo XOmegaP (commento qui) e “Monna Lisa Cyberpunk”, che conclude la Trilogia dello Sprawl di Gibson (commento qui).
Ho comprato solo “The Last Girl” di Joe Hart, una delle ultime scommesse de “La Corte Editore”. Si tratta di un romanzo distopico la cui idea di base è la riduzione della popolazione femminile a solo mille individui. Devo dire che il plot è molto simile a un libro di Watson Edizioni, “Nowherland” di Federica Pellissero, però tutti parlano benissimo di questo romanzo e quindi sono curiosa di leggerlo.
Novembre è stato il mese della Rassegna della Microeditoria di Chiari, a cui ho partecipato con “Oltre” e “Ranuncolo Giallo”. Non avendo quest’anno la responsabilità dello stand, devo dire che è stata molto rilassante e me la sono goduta più del solito. Per quanto riguarda il capitolo fiere, questa settimana Watson Edizioni sarà a Più Libri Più Liberi a Roma, quindi fateci un giro se potete. Io la salto perché il mio week-end dell’Immacolata è pieno di impegni musicali, ma se tutto va come deve in marzo ci sarà una grande novità di cui avremo modo di parlare.
Per quanto riguarda la scrittura, mi sono incartata in un libro molto difficile e perciò, per superare il blocco dello scrittore, ne ho iniziato uno nuovo che sta procedendo a gonfie vele. Si tratta di un low fantasy, nel senso che è ambientato in un posto inventato ma che potrebbe essere il medioevo in ognidove in Europa, e non c’è magia. Se mai troverà un editore ve ne parlerò.
Infine, il 2018 potrebbe essere l’anno di svolta per Scritture Fantastiche, ma vedremo nei prossimi mesi.

sabato 2 dicembre 2017

Monna Lisa Cyberpunk


MONNA LISA CYBERPUNK, di William Gibson
Contenuto in "Trilogia dello Sprawl"
Mondadori, 797 pagine, € 16,00
Genere: cyberpunk
Voto: 5/5


Con “Monna Lisa Cyberpunk” si conclude la Trilogia dello Sprawl di William Gibson e io sono arrivata al punto di amare alla follia questo autore.
Sono partita con molti dubbi dopo aver letto “Neuromante”, poi man mano sono entrata dentro allo stile e alla storia e mi sono dovuta ricredere.
Gibson è un grandisismo narratore. Devo averlo già detto nel commento a “Giù nel cyberspazio”, ma vale la pena di ripeterlo. Ha una capacità immaginifica straordinaria e una prosa efficacissima, il che non è facile considerato quello che racconta, cioè mondi virtuali, immateriali, fatti di linee e forme geometriche.
“Monna Lisa Cyberpunk” è la somma dei due romanzi precedenti. Un po’ più semplice nella trama, chiude tutte le linee narrative che erano rimaste in sospeso, giocando sempre tra la fantascienza e l’hard boiled.
Ora sono curiosa di leggere qualche altro autore cyberpunk, per capire in quale altro modo il genere può essere delineato. Una cosa è sicura; io non sarei mai in grado di scrivere cyberpunk, o quantomeno scriverlo come fa Gibson. A parte che fino all’altro giorno non avevo nemmeno idea di come funzionasse una connessione internet, per me si tratta di concetti davvero troppo immateriali per riuscire a metterli su pagina; quindi tanto di cappello a chi ci riesce.

mercoledì 15 novembre 2017

I ribelli di Nuova Europa


I RIBELLI DI NUOVA EUROPA, Collettivo XOmegaP
Ciesse Edizioni, 160 pagine, € 14,00 (€ 4,00 in ebook)
Genere: fantascienza
voto: 5/5

“I ribelli di Nuova Europa” è il nuovo romanzo scritto a dieci mani dal collettivo XOmegaP, che sono Sara Bosi, Simone Covili, Massimiliano Prandini, Gabriele Sorrentino e Marcello Ventilati.
Dopo la Trilogia di Finisterra (commento qui, qui e qui), i cinque tornano con un breve ma intenso romanzo di fantascienza distopica, ambientato in un mondo dove il controllo dell’energia è solidamente in mano a un piccolo gruppo di persone.
Rispetto al lontano 2014 del capitolo conclusivo di Finisterra, devo dire che nello stile c’è stato un salto da gigante. Di Finisterra ho solo qualche sprazzo (abbiate pazienza, sono trascorsi tre anni, 150 romanzi e sono pure vecchia), però in generale, anche se mi era piaciuto, ricordo un senso di pesantezza, una certa lentezza nella narrazione data da un’eccessiva lungaggine.
Questo piccolo difetto scompare completamente nel nuovo romanzo.
“I ribelli di Nuova Europa” parte in medias res e arriva agilmente fino alla fine senza mai perdere di ritmo, con passaggi tra i vari punti di vista sciolti e abili, come se l’autore fosse uno solo e non ben cinque teste e dieci mani!
Inoltre si sente il word building ma il romanzo non si perde mai in infodump, riuscendo a restituire l’ambientazione con poche descrizioni efficaci.
Quindi che cos’altro dire? È un romanzo scritto bene e avvincente e vale la pena di leggerlo.

venerdì 3 novembre 2017

I Libri del Mese: ottobre 2017

Questo mese ho saltato ben due recensioni perché me le sono trascinate fino a oggi e, alla fine, ho deciso di fare direttamente il post dei libri del mese e parlare brevemente in questo contesto di due libri che ho letto.
Intato vorrei annunciare con orgoglio che questo ottobre ho letto ben tre libri e mezzo, il che non mi capitava da un po’; forse il metodo dei due libri alla volta sta funzionando.
Dunque, ho finito “Giù nel cyberspazio” (commento qui) e ho letto “Terra Ignota” (commento qui).
Poi ho letto “Insetti mutanti” e “A spasso con Bob”.
“Insetti mutanti” di Mike Tucker (Armenia, 219 pagine, € 12,50) è un romanzo della serie “Doctor Who”. Il Dottore e la sua compagna Clara arrivano in un paesino della campagna inglese nel quale è in corso un’infestazione d’insetti; insetti grandi cone cagnolini e decisamente pericolosi. I due scopriranno che l’origine di tutto è da riportarsi addirittura alla Seconda Guerra Mondiale.
Come per tutti i libri del Dottore non siamo di fronte ad alta letteratura, ma è pur sempre fantascienza avventurosa e piacevole da leggere. Sopratutto la prima parte, quella con gli insetti giganti, ricorda i vecchi b-movie horror e alcuni vecchi titoli della serie “Piccoli Brividi”.
“A spasso con Bob” (Sperling&Kupfer, 238 pagine, € 17,90) l’ho letto per un gruppo di lettura sul Writer’s Dream. È un libro che ha venduto una cosa tipo 7 milioni di copie e ci hanno fatto pure un film. La storia (vera) è quella del musicista di strada inglese James Bowen e del suo gatto Bob, che lo ha aiutato a risollevarsi da una vita sgregolata.
Nemmeno questo è un capolavoro della letteratura, ma riporta una fotografia della lotta di una persona per riprendersi la sua vita e fa passare vari messaggi, tra cui quello che la necessità di prendersi cura di qualcun altro costringe in primis a prendersi cura di se stessi. È carino da leggere se vi capita tra le mani.
Questo mese poi sono tornata a comprare libri come vi ho già accenato nel post su Stranimondi (qui) e la settimana prossima faccio anche una capatina a Chiari e un altro almeno lo acquisto. Poi mi devo fermare perché davvero devo smaltire un po’ di coda.
Per quanto riguarda Chiari, a proposito, ho deciso di andare solo un giorno e da turista; Watson Edizioni non c’è, ma sarà presente Alcheringa (e quindi “Ranuncolo Giallo”) e Sad Dog (perciò “Oltre”). Se vi capita di acquistare uno dei miei libri e volete assolutamente farvelo autografare (perché proprio non sopportate di vivere senza il mio autografo) mi trovate in giro sabato.

domenica 22 ottobre 2017

Terra ignota. Risveglio


TERRA IGNOTA. RISVEGLIO, di Vanni Santoni
Mondadori, 415 pagine, € 17,00
Genere: high fantasy
Voto: abbandonato

Verso pagina 300 questo romanzo ha un tale guizzo che, sull’onda dell’entusiasmo, mi sono prenotata il secondo volume in biblioteca. Ora penso che lo andrò a prendere (ma giusto perché conosco personalmente il bibliotecario e ci collaboro, perciò sarebbe brutto lasciargli lì un libro dopo aver chiesto un prestito intebibliotecario) e lo lascerò per un mese sul comodino senza aprirlo. Perché oggi ho preso la decisione di abbandonare il primo volume di “Terra Ignota”. E sono arrivata a pagina 320, perciò mi merito un applauso.
Vi ho parlato tre/quattro volte di Vanni Santoni e della curiosità che avevo sviluppato nei suoi confronti. L’ho incontrato per la prima volta al BookPride di quest’anno, dove l’ho sentito parlare del fantasy con una notevole nostalgia degli anni ‘70 e di D&D. Poi l’ho rivisto a “Tempo di Libri”, dove ha tenuto un interessante (a Cesare quel che è di Cesare) panel su “Dune”.
Vanni Santoni non è uno scrittore di fantasy. Scrive mainstream ed è editor di Tunué, per la quale cura una collana di mainstream.
Se posso dire, si sente che non è capace. Non basta amare il fantasy per scrivere fantasy; ci sono regole, regole ferree che vanno rispettate. Non dico che è uno dei generi più complicati (perché secondo me ce ne sono di peggiori, fantascienza su tutti) ma quasi. Il tranello del “tanto è fantasy” è sempre in agguato.
Un buon romanzo fantasy non è una favola. I personaggi necessitano di approfondimento, il word building deve essere rigoroso e approfondito, la coerenza interna non deve essere un optional. Tutto questo manca nel libro di Vanni Santoni, che è un collage di luoghi comuni e citazioni rimescolate che non aggiunge nulla al genere. Alla foresta incantata ho mollato, ma avrei potuto mollare già al cavaliere che si chiama Parsifal, o alla protagonista che (vi giuro) sembra Son Goku di Dragon Ball da piccolo.
Hai una prescelta. È un luogo comune del fantasy, ma vabbé, è un genere che lavora per archetipi, quindi ci può stare. Però dalle un carattere, santo cielo. Mostrala sconvolta quando il suo villaggio viene distrutto e tutti i suoi amici uccisi; mostra il processo che la trasforma da cucciolo di Sayan a una donna innamorata.
Lo ripeto, questo non è un romanzo fantasy; è una favola, e pure scritta in maniera pretenziosa in alcuni punti (ci sono certe frasi da apnea totale).
Magari Vanni Santoni è un bravisismo autore maistream, ma il fantasy è meglio che lo lasci perdere. E il prossimo che mi dice che lui è il futuro del fantasy italiano (frase sentita due volte da due persone diverse, e pure con un certo peso nel settore) si becca uno schiaffo.

giovedì 19 ottobre 2017

Stranimondi 2017. Resoconto

Sabato 14 e domenica 15 ottobre, presso la Casa dei Giochi UESM di Via Sant’Uguzzone a Milano, si è tenuta la terza edizione di “Stranimondi”, la rassegna dell’editoria fantastica promossa da Delos Books.
Nelle sale era presente l’esposizione di più di venti editori, mentre ospiti d’onore erano Pat Cadigan, Anne-Sylvie Salzman, Jan Siegel, Alda Teodorani, Valerio Evangelisti e Paolo Barbieri, che ha curato anche l’illustrazione del manifesto.
Come al solito, nelle due sale dedicate si sono susseguiti incontri con gli ospiti e presentazioni delle ultime novità degli editori. Da rilevare sopratutto l’incontro di domenica per commemorare Sergio Altieri, recentemente scomparso, e la premiazione del Premio Urania Shorts, che ha visto trionfare una donna, ovvero sia Linda De Santi con il racconto “Saltare avanti”, che verrà pubblicato in appendice al romanzo vincitore dell’ultimo Premio Urania.
Io, come vi avevo anticipato, ho seguito sia Watson Edizioni sia Sad Dog Project per Oltre.
Watson Edizioni ha presentato tre novità per l’occasione: “Arabrab di Anubi” di Alessandro Forlani, “Il ballo degli infami” di Jack Sensolini e “Animali” di Lorenzo Crescentini. Alla presentazione, moderata da Francesca Caldiani, si è aggiunto anche Angelo Berti che ha parlato del suo “Nonaroth”.
Sad Dog Project ha presentato invece “Oltre”, la raccolta di fantascienza a cui io ho avuto l’onore di partecipare sia come autrice sia come editor. Se non siete riusciti a procurarvi una copia, non preoccupatevi; la troverete anche a Chiari e, al massimo, su Amazon. Vi ricordo che l’intero ricavato va in beneficenza all’associazione “Amici di Alyn” per un ospedale pediatrico a Gerusalemme. Ho conosciuto la signora responsabile del progetto e posso assicurarvi che è deliziosa, perciò sono soldi spesi doppiamente bene: per sostenere un valido progetto editoriale e per sostenere un valido progetto benefico.
Stranimondi è sempre una buona occasione per incontrare chi lavora nel settore del fantastico in Italia, perciò noi ci divertiamo da matti ad andarci. Eravamo un po’ penalizzati dalla posizione dello stand, questo devo dirlo, ma conti alla mano non ci possiamo lamentare. È andata bene per il luogo in cui eravamo piazzati, ma se fossimo stati più esposti forse sarebbe andata meglio. Comunque, è innegabile che la manifestazione cresce ogni anno; e sì, lo so che La Casa dei Giochi costa poco e consente di dare gli stand a prezzi stracciati, però nella saletta dove eravamo non è entrato quasi nessuno.
Ho riportato a casa un sacco di romanzi come al solito, tanto è vero che, quando stamattina è arrivato un corriere, a casa con affanno hanno chiesto se per caso se fossero altri libri. Per fortuna non lo erano, perché c'è così tanta gente che attende che io legga il suo romanzo che non so più come fare.
Segnalo anche che sabato pomeriggio ci siamo spostati di un chilometro per la presentazione di "Non contate su di me" di Antonio Schiena (Antipatia Gratuita), che ha avuto luogo presso la Libreria Popolare di via Tadino, un bellissimo locale nei pressi di corso Buenos Aires. Antonio è stato molto bravo e spigliato e ha avuto un ottimo successo di pubblico e riscontri.

mercoledì 11 ottobre 2017

Watson Edizioni a Stranimondi

Come vi avevo anticipato, sabato e domenica a Milano si terrà Stranimondi, la manifestazione del fantastico promossa da Delos Books.
L'appuntamento è presso la Casa dei Giuochi UESM in via Sant'Ugozzone (che è una laterale di Viale Monza. Metro rossa fermata Villa San Giovanni o Sesto Marelli).
Watson Edizioni, per l'occasione, presenterà tre fantastiche nuove uscite.

ARABRAB DI ANUBI, di Alessandro Forlani 
216 pagine, € 12,00

Arabrab è un'assassina devota al Dio dei Morti: sottratta da adolescente a una vita da principessa, gli intrighi e le ipocrisie della corte dei Faraoni, è iniziata alle arti nere da un sacerdote dello Sciacallo. Combatte culti, poteri oscuri, mostri, demoni e nemici dell'Egitto in avventure attraverso il Mediterraneo della cupa e feroce Età del Bronzo. Dalle Piramidi alla Sardegna a Cnosso, il Lazio pre-romano, le tombe degli Etruschi, le isole del Mar Egeo e le foreste dell'estremo Nord, Arabrab si scontrerà con guerrieri e negromanti, automi, concubine, non-morti ed entità: inun viaggio anche interiore e doloroso nella propria condizione di non più del tutto umana... Un romanzo di sangue e spade, meraviglie e oscurità.



 IL BALLO DEGLI INFAMI, di Jack Sensolini
418 pagine, € 15,00

Si sa: i re e gli eroi scolpiscono il proprio nome nella storia, gli infami muoiono. Dimenticati. Ma in quella tempesta di follia che avvolge il regno di Abadonia, gli infami sono anche quelli che sputano sangue fino all'ultimo respiro. Gli infami hanno visto Darcan dei Carte soggiogare un pezzo dopo l'altro tutti i domini sull'orlo della rivolta, in un'eterna partita al Gioco dell'Orda contro le sue mancanze di re, di padre e di uomo. Celebre anche come il Re di Cuori, per molti è soltanto il Re Cane. Gli infami c'erano, quando Domdraco ha preso vita dalle leggende per difendere Dom e i suoi cittadini dai soprusi. Sono rimasti quando il Principe Ereditario ha assunto il comando dell'Arma abadoniana senza le qualità per farlo, trascinandola in un inferno. E in quell'inferno gli infami ci sono tutti piombati dentro, e hanno ballato: fratello Gheorg ha intravisto un frammento del Grande Sogno e denunciato per primo il tradimento che ha provocato la guerra. Caio il Senzanome, leggendario generale del Primo Reggimento, maledice il giorno in cui dovrà separarsi dalla spada: un uomo la cui fedeltà al Sovrano viene prima di tutto, perfino della propria vita e di quella dei suoi figli. Suo figlio, appunto: il capitano Econ, il Cavaliere Volante osannato nelle ballate ed eroe suo malgrado, schiacciato dalla sua stessa fama e costretto a confrontarsi con quella del padre. Gustav CaneSecco ed Eduin il Bifolco, veterani che hanno sempre scelto la propria pelle, piuttosto che la gloria. Su questo affresco di amore, odio, tradimento e morte, ballano gli infami.

ANIMALI, di Lorenzo Crescentini
322 pagine, € 14,00

Due creature si evolvono e si inseguono dall'inizio dei tempi. Enana è un pianeta perfetto e ospitale, ma inspiegabilmente deserto. Su un mondo lontano, una dea si risveglia per accogliere il primo visitatore terrestre. Ancora: strane creature meccaniche vengono avvistate nei pressi della centrale di Chernobyl e un bambino vive terrorizzato al pensiero che qualcosa abbia preso il posto di sua madre. Su una stazione orbitale viene liberato per errore un tirannosauro e, tra i ghiacci, un gruppo di soldati scopre una misteriosa e letale specie preistorica.Animali è un libro che parla di esseri viventi. Diciannove racconti di fantascienza, fantageologia, fantapoesia. Ci sono gatti, mammuth, greggi di lama, un po' di dinosauri, ragni-leone dal pianeta Shiva e soprattutto c'è l'Uomo, il più complesso tra gli animali, quello che più di tutti ama, lotta, uccide, sogna. Sullo sfondo pianeti rigogliosi e selvaggi, guerre contro razze aliene, dislocazioni temporali che seguono modelli matematici.Tra i riconoscimenti di Animali, i premi Space Prophecies (Quel nome era Evoc), Esescifi (Un'introduzione alla meccanica delle cronofaglie) e le finali ai premi Robot, Italia, Kataris e altri.
Con la prefazione di Emanuela Valentini.

La presentazione di Watson avrà luogo sabato 14 ottobre alle ore 11.30.
Francesca Caldiani presenterà Lorenzo Crescentini, Angelo Berti e Jack Sensolini.
Vi ricordo invece la presentazione di "Oltre" sempre sabato alle ore 16.30.
Vi aspettiamo!

mercoledì 4 ottobre 2017

Giù nel cyberspazio



GIU' NEL CYBERSPAZIO, di William Gibson
Contenuto in "Trilogia dello Sprawl"
Mondadori, 797 pagine, € 16,00
Genere: cyberpunk
Voto: 4/5

“Giù nel cyberspazio” è il secondo capitolo della Trilogia dello Sprawl di William Gibson, che è un po’ il manifesto del cyberpunk.
Titolo originale è “Count Zero”, cioè Conte Zero, a indicare il nome di battaglia del cowboy protagonista di questo secondo capitolo, Bobby Newmark. Dove per cowboy intendo, per chi non lo sapesse, “persona in grado di viaggiare nel cyberspazio”.
In realtà i protagonisti sono tre e la trama si suddivide in tre filoni che si riuniscono alla fine.
L’ho trovato molto più lineare e semplice rispetto a “Neuromante”, sebbene anche qui certi pasaggi della trama mi siano sfuggiti. Ma in fondo non è importante, perché la storia ha rilevanza fino a un certo punto in Gibson. Quello che più conta, secondo me, è la sua capacità di fondere gli elementi cyberpunk – che peraltro dimostrano una potenza immaginifica enorme – con vicende e ambientazioni da hard boiled. In “Giù nel cyberspazio” questo riesce ancora meglio che in “Neuromante”.
A parte l’indiscussa qualità di Gibson come autore – è capace di dipingere scene con pochisisme parole – credo di poter dire che questi romanzi sono proprio il prototipo del thriller futuristico.
Sarebbe un’eresia sostenere che Ridley Scott è stato influenzato da Gibson nel girare “Blade Runner”? Del resto “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” può essere considerato l’archetipo del cyberpunk, perciò vedete che tutto si dipana all’interno dello stesso filone narrativo.
Se volete approcciarvi alla Trilogia dello Sprawl vi consiglio comunque di partire da “Neuromante”. I romanzi possono essere letti anche in maniera distinta l’uno dall’altro perché hanno un capo e una coda, ma nel secondo ci sono importanti riferimenti al primo.

lunedì 2 ottobre 2017

I libri del mese. Settembre 2017

Questo settembre è stato un mese un po’ lento, sopratutto per quanto riguarda le letture, perché la “Trilogia dello Sprawl” mi sta portando via tantisismo tempo. Ho letto due libri su tre e ancora non ho capito se mi piace oppure no. Tra “Neuromante” e “Giù nel cyberspazio” ho intervallato “Raffles”, una serie di racconti scritti a metà del 1800 da Hornung, il cognato di Arthur Conan Doyle. L’ho trovato un libro molto carino; il commento è qui, mentre qui ci sono le mie impressioni su “Neuromante”.
Non compro libri da ben tre mesi e mi sento come un tossico disintossicato, ma la realtà è che tra due settimane c’è Stranimondi e non so quanto riuscirò a trattenermi.
Intanto, da una settimana ho iniziato l’esperimento “leggi due libri per volta”, assolutamente necessario per dare una sfoltita alla mia foltissima lista dei “to read”. Per ora mi pare che funzioni, ma i conti si potranno fare solo a fine anno, quando tirerò le somme sui libri letti nel 2017.
Questo mese ho capito in maniera nitida che la gente non ha voglia di informarsi sulle pubblicazioni dei piccoli editori. Sarà per pigrizia, sarà per spocchia letteraria, ma se chiedi dove sta andando il fantasy italiano a una persona del campo, a una persona che pubblica per un grandissimo editore o a una persona che fa il giornalista o l’editor, ti faranno il nome di Vanni Santoni. Il quale ha scritto solo una duologia fantasy che nemmeno mi sta facendo impazzire (sto leggendo il primo libro, quindi poi ne parleremo).
Non è per denigrare il buon Vanni Santoni, ma non puoi rispondermi che è lui il futuro del fantasy italiano quando ci sono tantissimi autori pubblicati da piccoli editori che sperimentano e producono roba molto più interessante. Rispondere Vanni Santoni è proprio un’ammissione d’ignoranza sul panorama fantastico italiano. Che è fatto per lo più dai piccoli, ma non per questo ha minor valore.

lunedì 25 settembre 2017

Stranimondi e Oltre

Torna anche quest’anno Stranimondi, la rassegna dell’editoria fantastica organizzata da Delos Books. Le date sono 14 e 15 ottobre, il luogo sempre la Casa dei Giochi UESM in Via S. Uguzzone a Milano.
Il programma, uscito la settimana scorsa, conta molti incontri con autori importanti del panorama fantastico e fantascietifico sia italiani sia stranieri, oltre a presentazioni a cura degli editori che esporranno durante i due giorni.
L’artista ospite quest’anno è Paolo Barbieri, che ovviamente non ha bisogno di presentazioni.
Trovate tutte le info sul sito della manifestazione.

Personalmente sarò lì con Watson. Non ho libri nuovi in uscita con loro (per ottobre… poi ci saranno delle novità nei prossimi mesi) quindi mi dedicherò ancora un po’ a “Dopo 500 anni”.
La novità rilevante che mi riguarda è a cura di Sad Dog Project, e quindi in realtà farò la spola tra i due stand.
Assieme a diciassette autori (tra cui, tanto per fare nomi importanti, Vietti, Tonani e Morozzi) abbiamo realizzato un’antologia di splendidi racconti di fantascienza dal titolo “Oltre”, il cui ricavato andrà interamente in beneficenza ad “Aylin”, un’associazione che si occupa di un piccolo ospedale pediatrico a Gerusalemme. Quindi comprandola farete due cose buone: sosterrete i bambini più sfortunati e sosterrete la buona fantascienza italiana. Troverete l’antologia in formato speciale a Stranimondi; in seguito sarà acquistabile su Amazon in un banale parperback, ragion per cui vi conviene venirverla a compare lì.
Ecco i racconti presenti nell’antologia:

Sisifo Meccanico di Gianluca Morozzi
Il sogno della farfalla di Federica Soprani
Il dono di Valentina Capaldi
Cena vegana di Mario Pacchiarotti
Fantasmi moderni di Marta Duò
New Atlantis di Lorenzo Sartori
Anuhea – L’interogatorio di Laura Costantini e Loredana Falcone
Diversità elettive di Emanuele Corsi
La difficoltà di commemorare di Emilio Ilardo
Libertus di Serena M. Barbacetto
Spiriti della rete di Diego Tonini
Tentacoli di Ilaria Pasqua
Altrodove di Dario Tonani
Evolution di Andrea Chiarvesio e Lavinia Pinello
La sindrome Asimov di Alessandro Vietti

La raccolta verrà presentata sabato 14 ottobre alle ore 16.30.

giovedì 21 settembre 2017

SugarCon 2017

Questo blog sta languendo tantissimo, ma faccio giusto una capatina per avvisare che oggi inzia la SugarCon 2017, il Festival organizzato dall’Associazione Sugarpulp che ogni anno cogniuga letteratura di genere e nuove tendenze della narrativa.
Oggi e domani l’appuntamento è a Padova, sabato a Rovigo e domenica ad Arquà Polesine.
Il programma completo lo trovate qui.
L’ospite internazionale di quest’anno è Stuart McBride, autore scozzese di trhiller tradotto in tutto il mondo.
Segnalo in particolare tra gli eventi quello di domani a Palazzo Moroni (Padova) delle 18.30: “Videogames, la nuova frontiera. Il caso Telltale”. Si parlerà di videogiochi, narrativa e transmedialità, un tema che (finalmente) sta prendendo piede anche in Italia.
La novità di questa edizione sono gli speed date letterari, cioè la possibilità di avere un pitch di dieci minuti con un editor di una casa editrice importante per proporre il proprio romanzo.
Tra oltre 400 candidature arrivate, verranno scelti 18 fortunati che potranno giocarsi tutto sabato pomeriggio a Palazzo Casalini a Rovigo o domenica mattina al Castello di Arquà Polesine.

martedì 5 settembre 2017

Raffles


RAFFLES, di E.W. Hornung
CasaSirio Editore, 229 pagine, € 14,00
Genere: racconti
Voto: 4/5

“Raffles”, che voi lo sappiate o no, è stato uno dei primi ladri gentiluomini della letteratura (precede di una quindicina di anni Arséne Lupin). Giocatore di cricket, estremamente raffinato nei modi ma totalmente al verde, ruba sia per necessità sia per sfida morale.
Prima di tutto, devo dire quanto mi piace la casa editrice di questo libro. “CasaSirio” è un piccolo editore presente sul mercato da tre/quatto anni, ma che si è imposto subito con una grandissima personalità. Già solo l’idea di tradurre un libro del genere dà la misura del loro progetto editoriale; sfornano pochi libri all’anno, ma sono tutti di qualità altissima, sia nel contenuto sia nella cura esterna. Questo è il primo loro libro che leggo, ma ne ho anche altri a casa. Ogni volta che li trovo a una fiera compro qualcosa perché meritano veramente tanto; sono il prototipo della piccola editoria di qualità.
Fatta questa sviolinata (ma assolutamente sincera), torniamo al libro, che dovete leggere se vi piace la letteratura inglese di fine ‘800 ma sopratutto Sherlock Holmes, perché questi racconti che hanno come protagonista Raffles e il suo compagno Bunny sono proprio Sherlock Holmes alla rovescia.
Non so se l’autore E. W. Hornung lo abbia fatto apposta, ma tenderei a dire di sì, considerando che Arthur Conan Doyle era suo cognato. Così come nei racconti di Doyle il punto di vista è quello del buon dottor Watson, affascinato da Holmes al punto di non poter fare altro che seguirlo, nei racconti di Hornung il punto di vista è quello di Bunny, un giornalista squattrinato affascinato da Raffles... al punto di non poter fare altro che seguirlo! La differenza sta nel fatto che Holmes e Watson stanno dalla parte della legge, mentre Raffles e Bunny sono ladri. Un crossover sarebbe divino.
Comunque Hornung non ha l’acume di Doyle e, in effetti, Raffles non è diventato famoso come Sherlock Holmes. I racconti sono simpatici, ma non hanno quelle trame che ti fanno gridare al genio. Nonostante ciò, personalmente li ho apprezzati molto più di quelli dell’illustre cognato, dato che a me lo Sherlock Holmes lettarario non fa impazzire (tiratemi pure i pomodori, ma devo dire che nel genere del giallo deduttivo preferisco Agatha Christie). Questi racconti di Hornung sono sicuramente più semplici, ma in qualche modo molto più spontanei di quelli di Doyle. C’è anche da dire che Hornung conosceva Oscar Wilde e in parte s’ispirò a lui per il suo personaggio, perciò un certo stacco da Sherlock Holmes c’è.
Vale comunque la pena di procurarsi questo libro; credo che possa rappresentare una piccola perla nella collezione di chiunque.

giovedì 24 agosto 2017

Neuromante



NEUROMANTE, di William Gibson
Contenuto in "Trilogia dello Sprawl"
Mondadori, 797 pagine, € 16,00
Genere: cyberpunk
Voto: 4/5
 
Ragazzi, che fatica.
Ho in un libro l’intera “Trilogia dello Sprawl” di Gibson ma per ora ho letto solo “Neuromante” e ci ho messo ben 21 giorni. Devo staccare un attimo con un altro libro (anche due) prima di riprendere.
Non so. Davvero non so se sia un capolavoro o una cagata pazzesca.
Forse è un capolavoro, tutto sommato, considerando che è stato scritto negli anni ‘80, quando le potenzialità di Internet erano ancora inesplorate.
Innanzi tutto, per chi non lo sapesse, “Neuromante” è il manifesto del cyberpunk, cioè quella branchia della fantascienza che si occupa, per dirlo a grandi linee, della connessione tra uomo e macchina.
Di che cosa parla il romanzo? Tracciare la trama è davvero difficile considerando che dopo la parola fine io non avevo ancora capito perché i cattivi fossero cattivi né che scopo avesse tutta l’operazione. Però in generale si può dire che il protagonista è Case, un cowboy cybernetico, ossia un uomo in grado di viaggiare nella Matrice, cioè un hacker, che viene assunto da un’Intelligenza Artificiale per una delicata missione.
È un romanzo estremamente visionario e secondo me Gibson si era sparato ben più della marijuana quando l’ha scritto, dato che sembra un trip allucinogeno, però senza dubbio è la fonte d’ispirazione per tutte quelle rappresentazioni del cyberspazio a linee blu in campo nero che si vedono nei film degli anni ‘80.
Il problema è che l’autore ha esattamente in testa ciò di cui sta parlando, ma non si cura di spiegarlo ai lettori; è lo “show, don’t tell” portato alla massima potenza.
Così si viene subito catapultati in un mondo fortemente oscuro e “giapponesizzato”, pieno di termini tecnici inventati, per seguire una trama inestricabile che ha in sé molto noir e hard-boiled (inizia e finisce in un bar malfamato, tanto per tirare fuori uno degli elementi da noir).
Mi è piaciuto? Boh, non saprei proprio dirlo, ma facendo una media oggettiva quattro stelline arrivo a dargliele. Di certo è una lettura imprescindibile se si vuole conoscere la fantascienza.

domenica 6 agosto 2017

I libri del mese: luglio 2017

In luglio sono successe due cose rilevanti per la mia scrittura.
Primo, ho sentito il service editoriale per il parere sul mio ultimo scritto e mi hanno confermato i difetti che già immaginavo: ci vuole qualche descrizione in più e, sopratutto, una scena finale che ho saltato essenzialmente per pigrizia. Però sono anche state notate cose che mi hanno fatto piacere, perché significa che il lavoro che faccio di documentazione e attenzione allo stile non è del tutto inutile. Adesso lo correggo e poi decido a chi mandarlo.
Secondo, ho iniziato un romance su Wattpad. In realtà è un esperimento, perché voglio rendermi conto se la piattaforma funziona solo per le teenagers sgrammaticate oppure se posso sfruttarla anche io in qualche modo. Solo che, siccome le cose facili non mi piacciono, ho deciso di ambientarlo negli Stati Uniti del 1879; tanto, mi sono detta, sto studiando il Far West per un altro romanzo, perché non approfittarne? Me ne sono pentita subito, perché ora passo più tempo a documentarmi che a scrivere. Inoltre, su Wattpad si pubblica a puntate, il che vuol dire che dovrei scrivere almeno un capitolo a settimana, cosa che per ora, con questo caldo, non riesco proprio a fare. Comunque andrò avanti con il ritmo che riesco e non appena avrò pubblicato un numero congruo di capitoli mi getterò nei gruppi di recensioni e scambio letture, per vedere che cosa riesco a tirare su.
Se volete, il romanzo lo trovate qui. Parla di una ricca ragazza di Chicago che cede al fascino di un cowboy texano; peccato che lei sia già promessa sposa di un inglese. Dato che su Wattpad vanno di moda i casting, il cowboy potete immaginarlo con la faccia di Chris Hemsworth, il fidanzato inglese con quella di Tom Hiddleston. Lo so, non è un’accoppiata originalissima, ma ci stavano a pennello.
Per quanto riguarda le letture, sono andata molto a rilento questo mese e agosto non lo vedo meglio.
Mi sono gettata nella fantascienza; ho letto Dick (Ma gli androidi sognano pecore elettriche?) che però mi ha lasciata un po’ così, tanto è vero che non sono riuscita a scriverci su una recensione decente. Non mi è dispiaciuto, anzi, ma lo stacco da Blade Runner è talmente netto che probabilmente sono rimasta traumatizzata. Davvero, come cavolo ha fatto Ridley Scott a trarci Blade Runner?
Poi ho letto “Il mondo nuovo” di Huxley che invece ho trovato geniale, la vera distopia (commento qui).
Ora ho iniziato Gibson, quindi il cyberpunk. Vedremo; ho l’impressione che il genere non sia esattamente nelle mie corde, però è presto per dirlo.

giovedì 3 agosto 2017

Il mondo nuovo e Ritorno al mondo nuovo



IL MONDO NUOVO e RITORNO AL MONDO NUOVO, di Aldous Huxley
Mondadori, 344 pagine, € 14,00
Genere: fantascienza distopica/saggio sociale
Voto: 5/5

Assieme a “1984” di Orwell, “Il mondo nuovo” di Huxley è la madre delle moderne distopie.
Scritto nel 1931, di per sé il romanzo non ha una gran trama. La storia che racconta, quella del selvaggio John inserito nel mondo nuovo, non è altro che un pretesto per raccontarcelo, questo mondo.
Huxley era uno studioso, uno scienziato e un finissimo osservatore della società. La sua idea di futuro nasceva dall’osservazione degli sviluppi sociali e tecnologici della sua epoca, infilata nel mezzo di una Guerra Mondiale e una crisi economica che sarebbe sfociata inevitabilmente in un’altra guerra.
Il futuro immaginato dall’autore è quello di un mondo all’apparenza perfetto, in cui ogni persona è ottenuta da una provetta con caratteristiche genetiche predeterminate e poi plasmata attraverso ipnopedia e droghe per occupare nella società il posto che i governanti vogliono spetti a essa.
Il risultato è un mondo dove non ci sono guerre, in cui la crescita della popolazione è controllata, il consumismo è incoraggiato e i divertimenti sono regimentati per poter fungere da distrazione dalla realtà, ossia che nessuno è libero di essere individuo.
Se di per sé il romanzo è sottilmente inquietante, ciò che davvero fa rizzare i peli – e spinge a riflettere – è “Ritorno al Mondo Nuovo”, una serie di saggi che Huxley scrisse nel 1958 per fare il punto sula situazione e verificare quanto davvero il futuro somigliasse a quello che immaginava. In maniera sconcertante, si rese conto che la realtà era molto più simile alla sua immaginazione di quanto sperasse. “Le mie profezie del 1931 si avverano assai più presto di quel che pensassi”, scrive.
E così esamina tutta una serie di eventi che in futuro potrebbero condurre a una dittatura: sovrappopolazione, propaganda, messaggi subliminari, persuasione chimica, ipnopedia.
Nel 1958 si era nel bel mezzo della Guerra Fredda e perciò il più grande timore di Huxley era il regime comunista; a parte questo, in alcuni punti pare che i saggi siano stati scritti oggi. Nel discorso della propaganda si ritrovano benissimo gli esempi di certi politici moderni, il problema della sovrappopolazione è quanto mai attuale, i metodi di persuasione chimica e subconscia ancora attuabili.
Ho trovato questi due scritti molto interessanti, da considerare anche se non siete appassionati di fantascienza. In effetti, si tratta di letteratura sociale; una disamina attentissima su quello che potrebbe diventare il nostro futuro se non prestiamo attenzione.

mercoledì 26 luglio 2017

La ricerca della cultura è morta?

Ho visto un concorso bandito da un’importante casa editrice italiana che funziona, da quel che ho capito, più o meno così: manda il racconto di una storia vera personale; interagisci per un determinato periodo su un forum con delle persone che leggeranno il tuo contributo, ti faranno delle domande e poi decreteranno il vincitore; scrivi il romanzo con il supporto di un editor della casa editrice.
È il modo per dare vita al bestseller perfetto. Una storia di vita vissuta, che probabilmente sarà drammatica (non penso che vincerà la donna che ha trovato con facilità il suo equilibrio personale, con una famiglia splendida, un lavoro appagante e magari pure Mary Poppins per tata; perché dai, francamente chissenefrega); una protagonista donna, probabilmente tormentata (vedi sopra); l’apprezzamento del pubblico del forum, che in pratica è un’analisi dei gusti del consumatore gratuita; libro scritto da un editor, perciò in maniera accattivante.
Non c’è nulla di male in questo, intendiamoci. È un concorso che avrà le sue regole e non sarà nemmeno facile da vincere.
Eppure, ho un tarlo che mi gira nella testa da quando ho letto il bando, perché si tratterà dell’ennesimo romanzo scritto a tavolino edito da una casa editrice gigantesca. È il business della cultura, ma ormai la ricerca della cultura vera, degli autentici talenti, è completamente morta. Conta solo il personaggio dello scrittore, nel solco della bruttissima tradizione lanciata qualche anno fa da quell'obbrobrio che era "Masterpiece".
Sarà davvero questa la strada giusta?
Il romanzo che verrà fuori da questo concorso venderà il suo buon numero di copie, ma se devo essere sincera il concetto che c'è sotto mi pare lo stesso che sostiene le biografie dei calciatori.

lunedì 17 luglio 2017

Piccola riflessione su donne e fantascienza

Placatasi appena da una settimana la nostrana polemica sulle donne che non vincono il Premio Urania dal 1992 (leggere qui), ieri la BBC se ne è venuta fuori con la rivelazione che il prossimo Dottore sarà una donna. Precisamente, si tratta di Jodie Whittaker, che ha già lavorato con il nuovo showrunner Chris Chibnall.
In verità, l’idea di un Dottore donna era già nell’aria dalla rigenerazione di Matt Smith, poi il cielo ci ha portato Peter Capaldi (grazie a chiunque abbia avuto la brillante idea di assumerlo).
Come sarà un Dottore donna?
Intanto spero che continuerà a chiamarsi Dottore al maschile e che a nessuno in Italia venga in mente di tradurre in Dottoressa; a parte questo, credo che gli sceneggiatori avranno molto da lavorare per mantenere il personaggio coerente con se stesso. Il Dottore cambia carattere a ogni rigenerazione, questo è vero; ma una cosa è un lieve mutamento caratteriale, un’altra è un ribaltamento totale di ormoni.
L’esperimento è già stato tentato con il Maestro che, nelle ultime tre serie, si è rigenerato in Missy; ma con i cattivi è più facile. Un megalomane psicopatico è diventato una strega psicopatica, e l’attrice Michelle Gomez era superba nel ruolo.
Il Dottore, che invece non solo è il protagonista ma è anche buono e quindi per forza di cose molto più sfaccettato, secondo me avrà più difficoltà. C’è il rischio di farlo cadere nel ridicolo o nell’eccessivamente mieloso.
Ci fidiamo comunque degli sceneggiatori della BBC; non ci resta che attendere un imprecisato punto del 2018 per vedere.
Tutta questa premessa era per parlare delle donne e della fantascienza. Per chi non avesse seguito, la polemica è partita da un’autrice Delos che si è lamentata che le donne non vincono un Urania dal 1992, nonostante molte siano state tra i finalisti negli ultimi anni.
Ne sono seguiti commenti favorevoli e sfavorevoli e, secondo me, anche un po’ di derisione da parte degli autori maschi, poi la cosa si è placata.
È una polemica che aveva ragione di esistere?
Nello specifico, non lo so. Il premio Urania sarà sessista? Boh, non ne ho idea. Non essendo dentro i meccanismi di scelta del vincitore non posso assolutamente dirlo.
Secondo me quello su cui è interessante ragionare è il ruolo che stanno assumendo le donne nella fantascienza negli ultimi tempi, sia come autrici sia come personaggi letterari.
Perché le donne sono diverse dagli uomini, eh. Non nascondiamoci dietro a un dito. Scrivono in maniera diversa dagli uomini; puntano su temi diversi dagli uomini; e, nei loro caratteri, sono diverse dagli uomini.
Questo non toglie che siano autrici assolutamente pregevoli; penso a Tricia Sullivan, che lo scorso anno a Stranimondi si lamentava della sua solitudine come scrittrice di fantascienza donna.
Il punto, come viene dimostrato dalle convention, è che la fantascienza è ancora prevalentemente un affare da uomini. Questo per il semplice motivo che, fino a pochi decenni fa, la scienza stessa era prevalentemente un affare da uomini. Pian piano il genere si sta aprendo anche alle donne, ma è un processo molto più lento che per il fantasy. Ci arriveremo, ma ci vorrà ancora tempo e perseveranza da parte delle autrici donne.
Un Dottore donna è un buon segnale? Oppure, se vogliamo, è un buon segnale il fatto che il prossimo capitano dell’Enterprise sarà una donna? O che il nuovo Jedi è una donna?
È ancora presto per trarre conclusioni; dobbiamo solo metterci comode e vedere quale sarà l’evoluzione della fantascienza. E continuare a scriverla anche se siamo donne, naturalmente.

giovedì 6 luglio 2017

I libri del mese: giugno 2017

Ho deciso di cambiare la struttura dei post “I libri del mese” perché comincio a perdermi, sopratutto questo mese che ho comprato – colpevolmente – così tanti libri che il post verrebbe lungo due chilometri.
Questo è stato il mese della morte di Altieri e il mese in cui La Nave di Teseo ha acquisito Baldini&Castoldi, a riprova che il mercato editoriale italiano ama alla follia gli oligopoli.
Nel frattempo, però, gli editori indipendenti si sono difesi rifiutando la proposta di fare di “Bookpride” e “Tempo di Libri” un tutt’uno, con il risultato che a marzo 2018 a Milano ci saranno due fiere a due settimane di distanza l’una dall’altra.
Follia? Beh, considerando che si tratta di due cose diverse magari nemmeno tanto; i piccoli andranno a Bookpride e i grandi a Tempo di Libri, come del resto è già stato quest’anno. Vedremo come si svilupperà la faccenda, che è sempre più surreale.
Per quanto riguarda noi piccolini di Watson, invece, abbiamo in programma sicuramente Stranimondi a ottobre e probabilmente Chiari a novembre, ma ne parleremo più avanti.
Questo mese ho ricevuto un “no” dall’agenzia letteraria di cui stavo aspettando il responso; però non è stata una risposta standard, ma motivata. Questo mi fa ben sperare; almeno si tratta di un romanzo che dà da riflettere alla gente che lo legge. Devo fargli delle modifiche, ma necessito di aiuto, perciò l’ho inviato in visione a un service editoriale. Vedremo che cosa mi diranno.
Venendo finalmente ai libri del mese, per quanto riguarda le letture ho terminato la “Trilogia dei Lungavista”. Il romanzo finale (commento qui) ha tirato su tantissimo il mio giudizio sull’intera trilogia e, come ho già detto, trovo Robin Hobb molto affine a me come autrice. Ha messo mi piace al mio tweet con la recensione, peraltro, che è una cosa inutile ma che fa piacere.
Il secondo libro letto è stato un saggio sulla violenza nel Far West (commento qui) che mi serve per documentazione. A questo proposito, tra i libri acquistati ce ne sono ben tre che hanno a che fare con il Far West. Poi ho comprato:
- un romanzo storico di Jennings ambientato in Cina (un libro vecchissimo trovato su una bancarella);
- un romanzo di Orson Scott Card, per la serie “recuperiamo gli autori cardine”;
- “The danish girl”, perché finalmente hanno fatto la versione tascabile. Non lo leggerò finché non avrò pubblicato il mio nuovo romanzo, però, dato che l’argomento è lo stesso e non voglio essere influenzata;
- il nuovo “Cleopatra” di Christian Jacq, perché adoro Cleopatra;
- la Trilogia dello Sprawl di William Gibson, perché sono entrata in un periodo cyberpunk (e infatti ho finalmente preso in mano “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, a cui farò seguire “Il mondo nuovo” di Huxley).
Grazie al cielo poi il mese è finito, perché io sono rimasta di nuovo senza soldi e senza più spazio per i libri.

domenica 2 luglio 2017

Piombo, polvere e sangue


PIOMBO, POLVERE E SANGUE, di Mario Raciti
Villaggio Maori Edizioni, 229 pagine, € 16,00
Genere: saggio storico
Voto: 4/5

Questo piccolo saggio di Mario Raciti, edito dalla casa editrice siciliana “Villaggio Maori Edizioni”, si pone l’obiettivo di spiegare la violenza nel Far West americano nel periodo della conquista della frontiera (1848 – 1900). Mario Raciti è articolista di farwest.it.
Non è il saggio sull’argomento più approfondito che abbia mai letto e devo dire che se alcune delle vicende citate non le avessi già conosciute avrei avuto difficoltà a capirlo, però l’intento è buono e ben realizzato. L’autore, infatti, illustra la realtà del Far West cercando di mettere ordine tra ciò che è stato reale e ciò che, invece, hanno inventato di sana pianta cinema e letteratura. Analizza il fenomeno della violenza in tutti i suoi aspetti, individuandone le cause non solo nelle armi e nell’alcol che scorreva a fiumi, ma sopratutto e in primis nelle dure condizioni di vita che il West imponeva: immense praterie, freddo e caldo intensi, animali selvatici, indiani, malattie dilaganti, città sporche e disordinate…
La vita non era facile per nessuno e l’aura di romanticismo che ci hanno restituito i western per lo più è un’invenzione, tuttavia Raciti non manca di citare alcuni casi di uomini che invece si avvicinarono realmente all’ideale di pistoleri che attori come Jhon Wayne o, per rimanere in casa nostra, Franco Nero, ci hanno insegnato ad amare.
Nota personale: nemmeno a farlo apposta, ieri sera in TV hanno trasmesso “I cancelli del cielo” di Michael Cimino, che si ispira liberamente alla vicenda della guerra della contea di Johnson.
La guerra della contea di Jhonson è un episodio di fine ‘800 durante il quale l’associazione degli allevatori di bestiame del Wyoming assoldò, in maniera abbastanza illegale, dei pistoleri prezzolati per far fuori quelli che secondo loro erano ladri di bestiame, ma che per lo più erano coloni colpevoli solo di aver recintato i loro appezzamenti per evitare che i buoi calpestassero le colture.
La vicenda si sviluppò in una sparatoria che durò due giorni ed è un ottimo esempio di come nel West la legalità fosse molto spesso illegalità e, in conclusione, di come tutti avessero il grilletto facile.

sabato 24 giugno 2017

Il viaggio dell'assassino


IL VIAGGIO DELL'ASSASSINO, di Robin Hobb
Fanucci Editore, 776 pagine, € 9,90 (vecchia edizione)
Genere: fantasy classico
Voto: 5/5

Con “Il viaggio dell’Assassino” si conclude la “Trilogia dei Lungavista” di Robin Hobb, che ha come protagonista il giovane FitzChevalier, bastardo reale addestrato per diventare un assassino di corte che deve vedersela con una doppia minaccia: le mire al trono di suo zio Regal e le terribili Navi Rosse, pirati in possesso di un’antica quanto inspiegabile magia.
Come ho già detto per i precedenti capitoli, il più grande problema della Hobb secondo me è il ritmo, dato che anche in questo libro tutto succede nelle ultime trenta (davvero, trenta di numero) pagine.
D’altro canto, però, la Hobb ha un’abilità rara nel descrivere personaggi e luoghi e stati d’animo. In effetti, sulla quarta di copertina troviamo scritto: “La Hobb continua a dare nuova vita al genere fantasy esplorando nuove vie narrative che spaziano dal non detto al turbamento”, ed è proprio vero. Al di là della trama (che comunque è interessante e ottimamente costruita) la storia è tenuta in piedi dalla voce di Fitz e dal suo lunghissimo sviluppo emotivo che lo conduce in tre romanzi dalla fanciullezza all’età adulta.
Poi è pazzesco quanto le storie e i temi della Hobb siano simili a quelli che esploro io nei miei romanzi, perciò mi piace proprio. Sono quei libri che quando li leggi ti ritieni soddisfatto, cosa che capita di rado.
Ho deciso che devo leggerla tutta, quindi ora andrò avanti con la trilogia dei Mercanti di Borgomago.

venerdì 16 giugno 2017

In memoria di Sergio Altieri

Per me è stato come quando è morto Saramago. O David Bowie.
Quando segui con passione il lavoro di un artista è come se l’artista fosse tuo amico, anche se non lo conoscevi di persona.
Altieri e la sua trilogia di Magdeburg sono state la mia sfida letteraria dello scorso anno; romanzi che mi hanno tenuta impegnata per mesi, prendendomi tantissimo nel bene e nel male.
Poi le traduzioni di Martin, e i racconti di Lovercraft riportati in uno stile pulito e visionario, come era sua prerogativa.
L’ho sentito parlare tante volte e ogni volta era una lezione di scrittura. Lo scorso anno si è lasciato fotografare assieme a me e Francesca a Stranimondi, mi ha firmato Magdeburg, chiedendomi scherzosamente se dovesse dedicarlo alla Khaleesi, supponendo che le ragazze gli domandassero autografi solo per via di Martin, non perché interessate al suo lavoro personale.
Credo che la scrittura italiana abbia perso un grande maestro.
Ciao, Sergione, insegna agli angeli l’Apocalisse.

martedì 6 giugno 2017

I libri del mese: maggio 2017

Il mese scorso ho saltato “I libri del mese” e questa volta mi stavo proprio dimenticando di farlo…
Sono settimane un po’ frenetiche, ma vabbé. L’importante è che ieri mi sia venuto in mente.
Mi sono accorta che ho letto ben tre libri; nonostante mi senta lentissima ultimamente è un buon traguardo, eh.
Per quanto riguarda gli acquisti, ho comprato “Via col vento”. L’ho fatto dopo aver guardato la puntata di Ulisse sulla Guerra Civile Americana che mi ha fatto venire voglia di leggerlo.
Riguardo al resto (usiamo questo spazio per fare il punto su tutto il mese) l’altro giorno ho finito di scrivere un nuovo romanzo che è già partito per la sua strada. Vediamo se e quando arriverà, comunque non prima del 2018. Intanto ne ho un altro in visione presso un paio di agenti letterari e chissà che ne esca qualcosa di buono.

LIBRI LETTI 

 Voto: 4,5/5
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Voto: 3,5/5
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Voto: 4/5
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LIBRI ACQUISTATI

Rossella O'Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l'illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della Guerra Civile cominceranno a spirare sul Sud degli Stati Uniti, spazzando via in pochi anni la società schiavista. Il più grande e famoso romanzo popolare americano narra così, in un colossale e vivissimo affresco storico, le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di dover farsi carico della piantagione di famiglia e di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell'amore e la storia impossibile con l'affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi...

Delitto e castigo è il primo dei grandi romanzi che resero celebre Dostoevskij e forse il più popolare. Lo svolgimento dei fatti è incentrato quasi tutto a Pietroburgo, nel corso di un'afosa estate. La vicenda ruota intorno a un giovane studente, Raskol'nikov, che per ragioni economiche è costretto ad abbandonare l'università. Animato da un forte risentimento, ma anche da considerazioni politiche di palingenesi sociale, il giovane progetta e realizza di uccidere una vecchia usuraia. Rubarle i soldi, nella sua idea, dovrebbe renderlo in grado di fare del bene agli altri. Tra questi anche la sorella dello studente, costretta ad accettare un odioso matrimonio allo scopo di aiutare il fratello, e assicurare una vecchiaia dignitosa alla loro madre. Dopo essersi ammalato di "febbre cerebrale" ed essere stato costretto a letto per giorni, Raskol'nikov viene sopraffatto da una cupa angoscia, frutto di rimorsi, pentimenti, tormenti intellettuali e soprattutto dalla tremenda condizione di solitudine in cui l'aveva gettato il segreto del delitto. Dopo una serie di colpi di scena, tra cui la falsa confessione del delitto da parte di un operaio, Raskol'nikov verrà condannato alla deportazione in Siberia. Sarà Son'ja, una giovane ragazza che si prostituiva per sfamare i fratellini, a smussarne la durezza ideologica e infine a redimerlo.

lunedì 5 giugno 2017

Segnalazione: Ti faranno del male di Andrea Ferrari

Oggi segnalo il nuovo romanzo di Andrea Ferrari, giovane autore emiliano di cui avevo già segnalato lo scorso anno il romanzo di esordio, “Odio”.

Titolo: Ti faranno del male
Editore: Edizioni Leucotea (Leucotea Project)
Pagine: 106
Prezzo: € 12.90 il cartaceo. € 5.99 l'e-book.
Genere: Narrativa.
Sinossi: Andrea vive in un appartamento protetto del servizio di salute mentale, dentro cui trascorre le proprie giornate quando non lavora come magazziniere o riflette sulla sua condizione vagando per la città. Ormai le donne sono per lui una chimera, non coltiva amicizie e ha una condizione economica precaria. L'uomo è rinchiuso in se stesso e affranto; neanche la pubblicazione del suo primo romanzo gli dona speranza. Dopo essersi ritrovato, suo malgrado, a vivere in tre diversi ospedali psichiatrici, l'arrivo di Carolina cambierà la sua vita. Questa ragazza dalle vedute antisemite e dai comportamenti particolari, lo condurrà verso situazioni difficili da affrontare. Un romanzo che esaspera la naturale condizione dell'uomo: perché se tutto può andare per il verso sbagliato, quasi sicuramente accadrà. L'opera, seppur inventata, tratta in alcuni casi argomenti ed emozioni vissuti in prima persona dall'autore.
Bio autore: Andrea Ferrari nasce a Reggio Emilia, nel 1986. Si diploma Geometra e a vent’anni viaggia per l’Italia per inseguire la sua passione per i concerti. In seguito studierà batteria e chitarra elettrica. Nel 2016 vede pubblicato “Odio”, diventando così un autore esordiente. Nel 2017 firma per Edizioni Leucotea. "Ti faranno del male" è il suo secondo romanzo. Attualmente, lavora come disegnatore in area tecnica. Tra gli scrittori che ama maggiormente, vi sono Charles Bukowski e Irvine Welsh.
Breve estratto: Ero uscito fuori a correre, era il cinque febbraio, sono dovuto rientrare perché l’aria mi perforava i polmoni, il freddo era una specie di morsa. “Meglio”, pensai, così posso tornare nella mia stanza, davanti al computer portatile, a eiaculare in santa pace. In quel periodo la mia mente prediligeva le webcam girls; queste ragazze, per la maggior parte straniere, che esponevano i loro corpi attraverso un monitor. Donne incantevoli dai capelli tinti di vari colori, qualche piercing, a volte ricoperte di tatuaggi e con il basso ventre in perenne esposizione. Ricordo che puntavano la videocamera esattamente sui loro punti forti, per poi rimanere voltate verso lo schermo e gestire la stanza dove si conversava, incitando a fornire loro moneta virtuale e ignorando o escludendo dalla camera chi poneva richieste senza aver pagato. Quella sera, erano le ventuno circa, sono tornato in casa dopo poche decine di metri. Indossavo una maglia elastica e traspirante, adatta alla corsa; il cielo ero nero, illuminato da quei pochi lampioni che si presentavano sotto casa mia, per poi sprofondare nell’oscurità più assoluta la, nei campi. Dannata casa. Mi trovavo ancora in un appartamento protetto, a vivere a contatto con persone a me estranee e sulla cui sanità mentale si potrebbe avere da obiettare.

Lo trovate su:
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IBS
Leucotea

martedì 23 maggio 2017

Xpo Ferens


XPO FERENS, di Alessandro Forlani
Acheron Books,  ebook, € 4,99
Genere: fantasy weird
Voto: 4/5
Consigliato se: siete alla ricerca di un'originale fusion tra la storia e Lovercraft

“Xpo Ferens”, che poi sarebbe più o meno Cristoferens, dato che le prime tre lettere sono greche, è un piccolo romanzo di Alessandro Forlani edito da Acheron Books.
Come tutti i libri di questo editore il numero di caratteri è volutamente limitato, perciò forse è più appropriato parlare di racconto lungo – e non solo per la lunghezza, eh. Si tratta proprio di una questione strutturale.
Al di là di questo, è comunque un testo completo e piacevolissimo che mischia Cristoforo Colombo e Lovercraft.
Detta così sembra bizzarra – e un po’ lo è, in effetti – però l’idea è molto buona e scivola via liscia: quasi dieci anni prima del viaggio verso le Americhe, Cristoforo e il fratello Bartolomeo si imbattono sul mare in una banda di pirati saraceni a capo dei quali c’è il temibile Abdul Alhazred, che è il famoso arabo pazzo autore del Necronomicon. Per una serie di circostanze, i fratelli Colombo entrano in possesso della rotta per un altro mondo che l’arabo vuole assolutamente raggiungere e così, sotto minaccia, costringe i due ad armare una nave per condurlo in quel luogo di follia.
Credo che la più grande pecualiarità del romanzo sia il linguaggio dell’autore. Io non avevo mai letto nulla di suo prima d’ora, perciò sulle prime mi sono detta: “Ma che cosa sto leggendo?”. Perché, per farvi un esempio, ci sono frasi di questo tipo: Il diario tonfò dal tavolo sull’assito inumidito (…) è lo strepito di un incubo e il pispiglio dell’oceano.
Poi andando avanti mi sono resa conto di quanto comunque il testo sia scorrevole e, sopratutto, mi sono resa conto che il linguaggio è costruito per essere coerente con la storia e con l’epoca, il che è molto, molto lodevole. Devo dire che in tutti i libri di Acheron finora ho trovato questa grande attenzione al linguaggio, decisamente un punto a loro favore.
C’è però sempre questo strettissimo limite dei caratteri che porta gli autori a dover necessariamente sorvolare su diversi aspetti dei personaggi e della trama che invece sarebbero interessanti da approfondire. Anche in questo romanzo molti dei passaggi sono lasciati alla fantasia del lettore, quasi come se l’autore avesse dovuto limitarsi alle parole essenziali e abbandonare tutte le altre.
Comunque sono scelte editoriali, quindi non ne discuto oltre.
Ripeto che il testo di per sé è completo, soddisfacente e interessante e, come al solito, la prova che in Italia ci sono autori del fantastico assolutamente pregevoli.

venerdì 19 maggio 2017

Gli occhi del drago


GLI OCCHI DEL DRAGO, di Stephen King
Sperling and Kupfler, 400 pagine, € 9,90
Genere: fantasy
Voto: 3,5/5
Consigliato se: siete alla ricerca di una piccola chiave di lettura alternativa dell'opera di King 

“Gli occhi del drago” è un romanzo di Stephen King del 1984, scritto per la figlia che all’epoca era troppo piccola per leggere le storie dell’orrore del padre.
Questo, invece, è un romanzo fantasy.
La storia è molto semplice e, di primo acchito, potrebbe sembrare nulla di più che una favoletta, invece se uno conosce l’opera di King si rende conto dei collegamenti.
La trama è questa: il malvagio mago Flagg vuole rovesciare l’ordine del regno di Delain e per riuscirci fa in modo che il giovane primogenito del re, Peter, venga accusato dell’assassinio di suo padre. Peter viene rinchiuso sulla cima di una torre e poi… bé, c’è un lieto fine, perciò è abbastanza ovvio capire che cosa accadrà.
Sembra una di quelle favole che ci raccontavano da piccoli e, in effetti, penso che l’intento di King fosse più o meno quello. Tuttavia, nell’intreccio si sente la mano del narratore esperto, il che rende il romanzo interessante, anche se ovviamente non è il maggior capolavoro del Re.
Dicevo dei collegamenti, però. Intanto, il re di Delain si chiama Roland, e Roland è il protagonista de “La Torre Nera”.
Poi c’è Flagg. Chi ha letto King si ricorderà sicuramente di questo nome; Randall Flagg è il cattivo ne “L’ombra dello Scorpione” e il personaggio compare anche nella serie de “La Torre Nera”.
Flagg per Stephen King è l’incarnazione del male, un essere che non ha altro scopo se non portare il caos, ed è abbastanza interessante che questo personaggio salti da un romanzo all’altro e da un mondo all’altro di quelli creati da King e che, se si segue la logica dello scrittore, hanno tutti lo stesso perno.
Insomma, non vi dico di leggere a tutti i costi “Gli occhi del drago”; è un romanzo scemotto e King ha scritto di meglio. Però se tra tutte le opere dello scrittore del Maine vi manca solo questa allora potrebbe valerne la pena.

venerdì 5 maggio 2017

L'assassino di corte


L'ASSASSINO DI CORTE, di Robin Hobb
Fanucci Editore, 588 pagine, € 18,00
Genere: fantasy classico
Voto: 4,5/5

“L’assassino di corte” è il secondo capitolo della trilogia dei Lungavista.
In questo romanzo centrale, il giovane protagonista FitzChevalier, bastardo reale addestrato per diventare un assassino, dovrà vedersela con il primo innamoramento e con le mire al trono del terzogenito del re, il malvagio principe Regal.
Ancora una volta mi riservo il giudizio globale alla fine della trilogia, però posso dire che in questo romanzo la Hobb mette in scena il suo tanto decantato talento nella costruzione dei personaggi. Fitz non è più un bambino e man mano cresce e cambia. Tutti quelli attorno a lui sono vividi e realistici, tanto è vero che ho dovuto fare un giorno di decompressione prima di iniziare un libro nuovo, talmente sono stata presa dal mondo della Hobb.
Ok, questo per dire che mi è piaciuto molto più del primo capitolo. In effetti, come avevo immaginato, “L’apprendista assassino” risentiva molto del fatto di essere un primo romanzo introduttivo, quello con gli spiegoni più lunghi e le parti più noiose della formazione di Fitz. Questo romanzo, invece, senza avere più la necessità di spiegarci chi è il protagonista, si lancia nell’azio…
Ehm, no. Non è che si lanci proprio nell’azione. La Hobb è bravissima, ma davvero ha un ritmo lento. Ci sono quasi seicento pagine in cui Fitz fa poco più che vagare nel castello, però scorrono via bene, dai. L’azione vera in effetti è tutta condensata anche questa volta nelle ultimissime battute.
Comunque finisce proprio al culmine del climax, quindi magari il terzo capitolo sarà un po’ più vivo.
A parte questo piccolo problema del ritmo, comunque, devo dire che sto apprezzando davvero molto la Hobb. È una di quelle autrici con cui potrei andare d’accordo, perché scriviamo (e di conseguenza leggiamo) quasi le stesse cose. Ho intenzione di recuperare presto tutta la sua opera.

mercoledì 26 aprile 2017

Tempo di libri

Arrivo sempre con colpevole ritardo nei dibattiti, ma sono stata senza connessione internet fino a ieri e non ho potuto pubblicare prima questo post.
Dunque, domenica ho visitato “Tempo di Libri”
“Tempo di Libri” è la nuova fiera dell’editoria italiana che si è svolta a Milano dal 19 al 23 aprile.
L’intento dichiarato degli organizzatori era porsi come alternativa al Salone di Torino, che negli ultimi anni stava perdendo un po’ la bussola.
Il risultato è stata una guerra tra AIE ed editori, sopratutto quegli indipendenti, perché c’era il sospetto che questa nuova fiera servisse a favorire sopratutto i grandi gruppi editoriali milanesi.
In effetti sì, è stato evidentissimo; i grandi gruppi editoriali milanesi si prendevano da soli tre quarti della fiera e i piccoli erano tutti schiacciati in cubicoli che costavano parecchio. L’altro risultato, però, è stato che il Salone di Torino ha abbassato drasticamente i prezzi quest’anno e quindi forse, alla fine, in termini di espositori e anche di pubblico vincerà lui.
Al di là di questo, che comunque verificheremo tra un mesetto, com’era Tempo di Libri?
Da visitatore io non l’ho trovata spiacevole, anzi; il fatto che non ci fosse grande bolgia era molto positivo perché si potevano frequentare con calma stand e incontri con gli autori.
Per via del prezzo dello stand, di piccoli editori interessanti ce n’erano pochi, quindi alla fine ho puntato anche io sui grandi (ho comprato da Mondadori e dal Libraccio; poi ho finito i soldi al bar che mi ha chiesto ben € 1,30 per un caffè, € 6 per un panino e più di € 2 per l’acqua!).
Incontri interessanti ce n’erano diversi; io ho scelto quelli di fantasy e fantascienza e quindi ho assistito all’incontro sulla transmedialità in Italia, a un panel su Dune e all’incontro con Dimitri, Randall ed Enoch moderati da Baccalario (quindi in pratica sono stata tutto il giorno nell’aria dedicata ai ragazzi seduta su sgabelli bianchi, dato che in Italia non sembra concepibile parlare di fantasy, fantascienza e fumetti in contesti adulti).
Alla fine mi sono portata a casa la firma di Cecilia Randall e un paio di libri nuovi (che tanto ne ho pochi da leggere a casa).
Sarei entrata volentieri nel padiglione 1 che era quello delle agenzie letterarie, ma era riservato agli operatori professionali e quindi vabbé, mi sono dovuta limitare a fare il pubblico.
Vi dirò di nuovo, comunque, che da visitatore la fiera mi è piaciuta; poi Milano per me è infinitamente più comoda di Torino.
Il problema di fondo comunque rimane; le fiere diventano sempre di più e i lettori sempre di meno. l’Istat ha presentato un rapporto il base al quale nell’ultimo anno abbiamo perso 4 milioni di lettori e sinceramente non stento a crederci, considerata la fatica che ultimamente si fa a vendere i libri nelle millemila fiere che esistono. Forse tutti dovrebbero tirare un po’ il freno a mano (AIE, grandi editori ed editori indipendenti) e razionalizzare l’offerta, perché davvero mi pare uno spreco inutile di fatica e denaro.

venerdì 14 aprile 2017

Non solo cowboy



NON SOLO COWBOY, di Tim Slessor
Odoya, 392 pagine, € 20,00
Genere: saggio storico
Voto: 5/5
Consigliato: se siete alla ricerca di un racconto realistico e avvincente del vecchio West

L’autore di questo interessantissimo saggio, Tim Slessor, non è uno storico, bensì un documentarista della BBC che ha partecipato a molti documentari sul selvaggio West; perciò questo libro non è un noioso resoconto pieno di nomi e date, bensì una storia viva e vibrante del West dalla fine della guerra di Secessione fino ai primi anni del ‘900, arricchita da testimonianze raccolte da Slessor dalla bocca di anziani che il West lo hanno vissuto davvero e intervallata dal racconto delle peregrinazioni dell’autore sui luoghi della storia.
Forse, per chi conosce bene le vicende del Far West, nulla di ciò che è detto nel libro sarà particolarmente nuovo, ma se come me cercate qualcuno che vi racconti l’atmosfera che si respirava nelle grandi pianure americane nella seconda metà dell’800 allora questo saggio vi piacerà un sacco.
Inizia con il racconto della vendita della Lousiana al governo degli Stati Uniti da parte dei francesi e prosegue analizzando in ordine più o meno cronologico tutti gli avvenimenti più rilevanti che hanno portato alla creazione del Nord America come lo conosciamo oggi: la spedizione di Lewis e Clark, i trapper, le guerre indiane, la ferrovia, i cowboy e i coloni, i banditi.
Per noi che abbiamo costruito la nostra conoscenza del Far West sugli spaghetti western degli anni ‘70 molto di ciò che si legge nel saggio è illuminante; per esempio, lo sapevate che lo zio acquisito di Wiston Churchill era stato per alcuni anni un grande barone del bestiame?
Il selvaggio West è sempre un argomento controverso ma estremamente affascinante; parteggiamo per i Sioux o per i soldati? Per i ladri di bestiame o per i grandi rancheros? Per Butch Cassidy o per l’agenzia Pinkerton?
Un buon saggio, avvincente come un romanzo e contenente alcune delle più grandi storie mai narrate.

lunedì 10 aprile 2017

I Libri del Mese: Marzo 2017 (e Romics)

Questo sarebbe il post dei libri del mese di marzo (in ritardissimissimo) ma già che ci sono approfitto dell’introduzione per parlare un po’ del Romics, a cui quest’anno ho partecipato assieme a Watson Edizioni.
A parte che sono stati due giorni lunghi come una settimana, la sensazione imperante è che non ho più l’età (quando i ragazzini ti danno del lei è terribile). Però vabbé, d’altro canto potersi permettere di spendere senza avere più un budget limitato e tiratissimo come quando ero più pischella è una sensazione meravigliosa.
Poi basta fare finta di comprare per i tuoi figli o nipotini e il gioco è fatto.
Al Romics vendere i libri è obiettivamente difficile, dato che la gente è lì per i fumetti (o per le spade; c’erano un sacco di ragazzini che compravano spade). Comunque sia, molti passavano, sfogliavano i libri, esclamavano: “Ma non ci sono figure!”, e se ne andavano.
Qualcosina in due giorni passati ad agganciare gente comunque abbiamo piazzato. Credo che tra le fiere fumettistiche la più indicata per vendere libri sia Lucca, che ha l’aria tematica fantasy e perciò gente che viene lì mirata per i libri.
I cosplay valgono comunque sempre la pena; ho visto cose bellissime e fuori dal mondo e ho fatto un sacco di foto.
Tra tutti i ragazzi di Watson Edizioni, senza togliere nulla agli altri che non cito (perché, poi, in fondo, questo è il post Libri del Mese e non devo dilungarmi tanto), voglio fare menzione del bravissimo Gaetano Carlucci, che ha realizzato le copertine della raccolta di racconti ispirata a Lovercraft e del racconto lungo di Alda Teodorani (potete vedere tutto sulla pagina Facebook).
E ora ecco i libri del mese.


LIBRI LETTI

 Voto: 4/5
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LIBRI ACQUISTATI

Vincere significa fama e ricchezza. Perdere significa morte certa. Ma per vincere bisogna scegliere. Tra sopravvivenza e amore. Tra egoismo e amicizia.






Generali con il vizio del duello e accaniti giocatori di biliardo, sarti bevitori e geometri di provincia, fumatori incalliti e playboy di lungo corso. Poi attori hollywoodiani, picchiatori da ring, giocatori d’azzardo, retori professionisti. Politici nati, o diventati.
Fernando Masullo e Andrea Bozzo ci raccontano la storia degli Stati Uniti attraverso i ritratti dei loro uomini più rappresentativi, quei 45 Presidenti che, per un periodo più o meno lungo, hanno avuto tra le mani le sorti del mondo.





Phoenix, Arizona, futuro prossimo. Alex ha deciso: tornerà nel medioevo da Marc, che ora è il primo cavaliere di Luigi IX. Nulla può farla rinunciare al suo amore per lui, nemmeno l'ira di suo padre Daniel e il dolore per il distacco dalla famiglia.
Châtel-Argent, Francia nord-orientale, XIII secolo. Mentre al castello fervono i festeggiamenti per il matrimonio di Michel de Ponthieu, Marc e Alex si ritrovano e decidono di sposarsi, ma Ian impone loro di attendere almeno sei mesi, per conoscersi meglio.
Durante i due anni di distacco, Marc è cambiato, è diventato un uomo di corte e un campione di guerra, sicuro di sé, quasi arrogante. Alex a volte fatica a riconoscerlo, è smarrita e sempre più spesso finisce per confidarsi con il giovane Richard, che ha una sensibilità più affine alla sua. E le cose si complicano quando Luigi IX affida a Marc una missione delicata, sulla quale grava l'ombra di una nuova guerra: a Dunkerque è stato ucciso un templare e occorre investigare per trovare i suoi assassini...