sabato 24 giugno 2017

Il viaggio dell'assassino


IL VIAGGIO DELL'ASSASSINO, di Robin Hobb
Fanucci Editore, 776 pagine, € 9,90 (vecchia edizione)
Genere: fantasy classico
Voto: 5/5

Con “Il viaggio dell’Assassino” si conclude la “Trilogia dei Lungavista” di Robin Hobb, che ha come protagonista il giovane FitzChevalier, bastardo reale addestrato per diventare un assassino di corte che deve vedersela con una doppia minaccia: le mire al trono di suo zio Regal e le terribili Navi Rosse, pirati in possesso di un’antica quanto inspiegabile magia.
Come ho già detto per i precedenti capitoli, il più grande problema della Hobb secondo me è il ritmo, dato che anche in questo libro tutto succede nelle ultime trenta (davvero, trenta di numero) pagine.
D’altro canto, però, la Hobb ha un’abilità rara nel descrivere personaggi e luoghi e stati d’animo. In effetti, sulla quarta di copertina troviamo scritto: “La Hobb continua a dare nuova vita al genere fantasy esplorando nuove vie narrative che spaziano dal non detto al turbamento”, ed è proprio vero. Al di là della trama (che comunque è interessante e ottimamente costruita) la storia è tenuta in piedi dalla voce di Fitz e dal suo lunghissimo sviluppo emotivo che lo conduce in tre romanzi dalla fanciullezza all’età adulta.
Poi è pazzesco quanto le storie e i temi della Hobb siano simili a quelli che esploro io nei miei romanzi, perciò mi piace proprio. Sono quei libri che quando li leggi ti ritieni soddisfatto, cosa che capita di rado.
Ho deciso che devo leggerla tutta, quindi ora andrò avanti con la trilogia dei Mercanti di Borgomago.

venerdì 16 giugno 2017

In memoria di Sergio Altieri

Per me è stato come quando è morto Saramago. O David Bowie.
Quando segui con passione il lavoro di un artista è come se l’artista fosse tuo amico, anche se non lo conoscevi di persona.
Altieri e la sua trilogia di Magdeburg sono state la mia sfida letteraria dello scorso anno; romanzi che mi hanno tenuta impegnata per mesi, prendendomi tantissimo nel bene e nel male.
Poi le traduzioni di Martin, e i racconti di Lovercraft riportati in uno stile pulito e visionario, come era sua prerogativa.
L’ho sentito parlare tante volte e ogni volta era una lezione di scrittura. Lo scorso anno si è lasciato fotografare assieme a me e Francesca a Stranimondi, mi ha firmato Magdeburg, chiedendomi scherzosamente se dovesse dedicarlo alla Khaleesi, supponendo che le ragazze gli domandassero autografi solo per via di Martin, non perché interessate al suo lavoro personale.
Credo che la scrittura italiana abbia perso un grande maestro.
Ciao, Sergione, insegna agli angeli l’Apocalisse.

martedì 6 giugno 2017

I libri del mese: maggio 2017

Il mese scorso ho saltato “I libri del mese” e questa volta mi stavo proprio dimenticando di farlo…
Sono settimane un po’ frenetiche, ma vabbé. L’importante è che ieri mi sia venuto in mente.
Mi sono accorta che ho letto ben tre libri; nonostante mi senta lentissima ultimamente è un buon traguardo, eh.
Per quanto riguarda gli acquisti, ho comprato “Via col vento”. L’ho fatto dopo aver guardato la puntata di Ulisse sulla Guerra Civile Americana che mi ha fatto venire voglia di leggerlo.
Riguardo al resto (usiamo questo spazio per fare il punto su tutto il mese) l’altro giorno ho finito di scrivere un nuovo romanzo che è già partito per la sua strada. Vediamo se e quando arriverà, comunque non prima del 2018. Intanto ne ho un altro in visione presso un paio di agenti letterari e chissà che ne esca qualcosa di buono.

LIBRI LETTI 

 Voto: 4,5/5
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Voto: 3,5/5
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Voto: 4/5
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LIBRI ACQUISTATI

Rossella O'Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l'illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della Guerra Civile cominceranno a spirare sul Sud degli Stati Uniti, spazzando via in pochi anni la società schiavista. Il più grande e famoso romanzo popolare americano narra così, in un colossale e vivissimo affresco storico, le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di dover farsi carico della piantagione di famiglia e di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell'amore e la storia impossibile con l'affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi...

Delitto e castigo è il primo dei grandi romanzi che resero celebre Dostoevskij e forse il più popolare. Lo svolgimento dei fatti è incentrato quasi tutto a Pietroburgo, nel corso di un'afosa estate. La vicenda ruota intorno a un giovane studente, Raskol'nikov, che per ragioni economiche è costretto ad abbandonare l'università. Animato da un forte risentimento, ma anche da considerazioni politiche di palingenesi sociale, il giovane progetta e realizza di uccidere una vecchia usuraia. Rubarle i soldi, nella sua idea, dovrebbe renderlo in grado di fare del bene agli altri. Tra questi anche la sorella dello studente, costretta ad accettare un odioso matrimonio allo scopo di aiutare il fratello, e assicurare una vecchiaia dignitosa alla loro madre. Dopo essersi ammalato di "febbre cerebrale" ed essere stato costretto a letto per giorni, Raskol'nikov viene sopraffatto da una cupa angoscia, frutto di rimorsi, pentimenti, tormenti intellettuali e soprattutto dalla tremenda condizione di solitudine in cui l'aveva gettato il segreto del delitto. Dopo una serie di colpi di scena, tra cui la falsa confessione del delitto da parte di un operaio, Raskol'nikov verrà condannato alla deportazione in Siberia. Sarà Son'ja, una giovane ragazza che si prostituiva per sfamare i fratellini, a smussarne la durezza ideologica e infine a redimerlo.

lunedì 5 giugno 2017

Segnalazione: Ti faranno del male di Andrea Ferrari

Oggi segnalo il nuovo romanzo di Andrea Ferrari, giovane autore emiliano di cui avevo già segnalato lo scorso anno il romanzo di esordio, “Odio”.

Titolo: Ti faranno del male
Editore: Edizioni Leucotea (Leucotea Project)
Pagine: 106
Prezzo: € 12.90 il cartaceo. € 5.99 l'e-book.
Genere: Narrativa.
Sinossi: Andrea vive in un appartamento protetto del servizio di salute mentale, dentro cui trascorre le proprie giornate quando non lavora come magazziniere o riflette sulla sua condizione vagando per la città. Ormai le donne sono per lui una chimera, non coltiva amicizie e ha una condizione economica precaria. L'uomo è rinchiuso in se stesso e affranto; neanche la pubblicazione del suo primo romanzo gli dona speranza. Dopo essersi ritrovato, suo malgrado, a vivere in tre diversi ospedali psichiatrici, l'arrivo di Carolina cambierà la sua vita. Questa ragazza dalle vedute antisemite e dai comportamenti particolari, lo condurrà verso situazioni difficili da affrontare. Un romanzo che esaspera la naturale condizione dell'uomo: perché se tutto può andare per il verso sbagliato, quasi sicuramente accadrà. L'opera, seppur inventata, tratta in alcuni casi argomenti ed emozioni vissuti in prima persona dall'autore.
Bio autore: Andrea Ferrari nasce a Reggio Emilia, nel 1986. Si diploma Geometra e a vent’anni viaggia per l’Italia per inseguire la sua passione per i concerti. In seguito studierà batteria e chitarra elettrica. Nel 2016 vede pubblicato “Odio”, diventando così un autore esordiente. Nel 2017 firma per Edizioni Leucotea. "Ti faranno del male" è il suo secondo romanzo. Attualmente, lavora come disegnatore in area tecnica. Tra gli scrittori che ama maggiormente, vi sono Charles Bukowski e Irvine Welsh.
Breve estratto: Ero uscito fuori a correre, era il cinque febbraio, sono dovuto rientrare perché l’aria mi perforava i polmoni, il freddo era una specie di morsa. “Meglio”, pensai, così posso tornare nella mia stanza, davanti al computer portatile, a eiaculare in santa pace. In quel periodo la mia mente prediligeva le webcam girls; queste ragazze, per la maggior parte straniere, che esponevano i loro corpi attraverso un monitor. Donne incantevoli dai capelli tinti di vari colori, qualche piercing, a volte ricoperte di tatuaggi e con il basso ventre in perenne esposizione. Ricordo che puntavano la videocamera esattamente sui loro punti forti, per poi rimanere voltate verso lo schermo e gestire la stanza dove si conversava, incitando a fornire loro moneta virtuale e ignorando o escludendo dalla camera chi poneva richieste senza aver pagato. Quella sera, erano le ventuno circa, sono tornato in casa dopo poche decine di metri. Indossavo una maglia elastica e traspirante, adatta alla corsa; il cielo ero nero, illuminato da quei pochi lampioni che si presentavano sotto casa mia, per poi sprofondare nell’oscurità più assoluta la, nei campi. Dannata casa. Mi trovavo ancora in un appartamento protetto, a vivere a contatto con persone a me estranee e sulla cui sanità mentale si potrebbe avere da obiettare.

Lo trovate su:
Amazon
IBS
Leucotea

martedì 23 maggio 2017

Xpo Ferens


XPO FERENS, di Alessandro Forlani
Acheron Books,  ebook, € 4,99
Genere: fantasy weird
Voto: 4/5
Consigliato se: siete alla ricerca di un'originale fusion tra la storia e Lovercraft

“Xpo Ferens”, che poi sarebbe più o meno Cristoferens, dato che le prime tre lettere sono greche, è un piccolo romanzo di Alessandro Forlani edito da Acheron Books.
Come tutti i libri di questo editore il numero di caratteri è volutamente limitato, perciò forse è più appropriato parlare di racconto lungo – e non solo per la lunghezza, eh. Si tratta proprio di una questione strutturale.
Al di là di questo, è comunque un testo completo e piacevolissimo che mischia Cristoforo Colombo e Lovercraft.
Detta così sembra bizzarra – e un po’ lo è, in effetti – però l’idea è molto buona e scivola via liscia: quasi dieci anni prima del viaggio verso le Americhe, Cristoforo e il fratello Bartolomeo si imbattono sul mare in una banda di pirati saraceni a capo dei quali c’è il temibile Abdul Alhazred, che è il famoso arabo pazzo autore del Necronomicon. Per una serie di circostanze, i fratelli Colombo entrano in possesso della rotta per un altro mondo che l’arabo vuole assolutamente raggiungere e così, sotto minaccia, costringe i due ad armare una nave per condurlo in quel luogo di follia.
Credo che la più grande pecualiarità del romanzo sia il linguaggio dell’autore. Io non avevo mai letto nulla di suo prima d’ora, perciò sulle prime mi sono detta: “Ma che cosa sto leggendo?”. Perché, per farvi un esempio, ci sono frasi di questo tipo: Il diario tonfò dal tavolo sull’assito inumidito (…) è lo strepito di un incubo e il pispiglio dell’oceano.
Poi andando avanti mi sono resa conto di quanto comunque il testo sia scorrevole e, sopratutto, mi sono resa conto che il linguaggio è costruito per essere coerente con la storia e con l’epoca, il che è molto, molto lodevole. Devo dire che in tutti i libri di Acheron finora ho trovato questa grande attenzione al linguaggio, decisamente un punto a loro favore.
C’è però sempre questo strettissimo limite dei caratteri che porta gli autori a dover necessariamente sorvolare su diversi aspetti dei personaggi e della trama che invece sarebbero interessanti da approfondire. Anche in questo romanzo molti dei passaggi sono lasciati alla fantasia del lettore, quasi come se l’autore avesse dovuto limitarsi alle parole essenziali e abbandonare tutte le altre.
Comunque sono scelte editoriali, quindi non ne discuto oltre.
Ripeto che il testo di per sé è completo, soddisfacente e interessante e, come al solito, la prova che in Italia ci sono autori del fantastico assolutamente pregevoli.

venerdì 19 maggio 2017

Gli occhi del drago


GLI OCCHI DEL DRAGO, di Stephen King
Sperling and Kupfler, 400 pagine, € 9,90
Genere: fantasy
Voto: 3,5/5
Consigliato se: siete alla ricerca di una piccola chiave di lettura alternativa dell'opera di King 

“Gli occhi del drago” è un romanzo di Stephen King del 1984, scritto per la figlia che all’epoca era troppo piccola per leggere le storie dell’orrore del padre.
Questo, invece, è un romanzo fantasy.
La storia è molto semplice e, di primo acchito, potrebbe sembrare nulla di più che una favoletta, invece se uno conosce l’opera di King si rende conto dei collegamenti.
La trama è questa: il malvagio mago Flagg vuole rovesciare l’ordine del regno di Delain e per riuscirci fa in modo che il giovane primogenito del re, Peter, venga accusato dell’assassinio di suo padre. Peter viene rinchiuso sulla cima di una torre e poi… bé, c’è un lieto fine, perciò è abbastanza ovvio capire che cosa accadrà.
Sembra una di quelle favole che ci raccontavano da piccoli e, in effetti, penso che l’intento di King fosse più o meno quello. Tuttavia, nell’intreccio si sente la mano del narratore esperto, il che rende il romanzo interessante, anche se ovviamente non è il maggior capolavoro del Re.
Dicevo dei collegamenti, però. Intanto, il re di Delain si chiama Roland, e Roland è il protagonista de “La Torre Nera”.
Poi c’è Flagg. Chi ha letto King si ricorderà sicuramente di questo nome; Randall Flagg è il cattivo ne “L’ombra dello Scorpione” e il personaggio compare anche nella serie de “La Torre Nera”.
Flagg per Stephen King è l’incarnazione del male, un essere che non ha altro scopo se non portare il caos, ed è abbastanza interessante che questo personaggio salti da un romanzo all’altro e da un mondo all’altro di quelli creati da King e che, se si segue la logica dello scrittore, hanno tutti lo stesso perno.
Insomma, non vi dico di leggere a tutti i costi “Gli occhi del drago”; è un romanzo scemotto e King ha scritto di meglio. Però se tra tutte le opere dello scrittore del Maine vi manca solo questa allora potrebbe valerne la pena.

venerdì 5 maggio 2017

L'assassino di corte


L'ASSASSINO DI CORTE, di Robin Hobb
Fanucci Editore, 588 pagine, € 18,00
Genere: fantasy classico
Voto: 4,5/5

“L’assassino di corte” è il secondo capitolo della trilogia dei Lungavista.
In questo romanzo centrale, il giovane protagonista FitzChevalier, bastardo reale addestrato per diventare un assassino, dovrà vedersela con il primo innamoramento e con le mire al trono del terzogenito del re, il malvagio principe Regal.
Ancora una volta mi riservo il giudizio globale alla fine della trilogia, però posso dire che in questo romanzo la Hobb mette in scena il suo tanto decantato talento nella costruzione dei personaggi. Fitz non è più un bambino e man mano cresce e cambia. Tutti quelli attorno a lui sono vividi e realistici, tanto è vero che ho dovuto fare un giorno di decompressione prima di iniziare un libro nuovo, talmente sono stata presa dal mondo della Hobb.
Ok, questo per dire che mi è piaciuto molto più del primo capitolo. In effetti, come avevo immaginato, “L’apprendista assassino” risentiva molto del fatto di essere un primo romanzo introduttivo, quello con gli spiegoni più lunghi e le parti più noiose della formazione di Fitz. Questo romanzo, invece, senza avere più la necessità di spiegarci chi è il protagonista, si lancia nell’azio…
Ehm, no. Non è che si lanci proprio nell’azione. La Hobb è bravissima, ma davvero ha un ritmo lento. Ci sono quasi seicento pagine in cui Fitz fa poco più che vagare nel castello, però scorrono via bene, dai. L’azione vera in effetti è tutta condensata anche questa volta nelle ultimissime battute.
Comunque finisce proprio al culmine del climax, quindi magari il terzo capitolo sarà un po’ più vivo.
A parte questo piccolo problema del ritmo, comunque, devo dire che sto apprezzando davvero molto la Hobb. È una di quelle autrici con cui potrei andare d’accordo, perché scriviamo (e di conseguenza leggiamo) quasi le stesse cose. Ho intenzione di recuperare presto tutta la sua opera.

mercoledì 26 aprile 2017

Tempo di libri

Arrivo sempre con colpevole ritardo nei dibattiti, ma sono stata senza connessione internet fino a ieri e non ho potuto pubblicare prima questo post.
Dunque, domenica ho visitato “Tempo di Libri”
“Tempo di Libri” è la nuova fiera dell’editoria italiana che si è svolta a Milano dal 19 al 23 aprile.
L’intento dichiarato degli organizzatori era porsi come alternativa al Salone di Torino, che negli ultimi anni stava perdendo un po’ la bussola.
Il risultato è stata una guerra tra AIE ed editori, sopratutto quegli indipendenti, perché c’era il sospetto che questa nuova fiera servisse a favorire sopratutto i grandi gruppi editoriali milanesi.
In effetti sì, è stato evidentissimo; i grandi gruppi editoriali milanesi si prendevano da soli tre quarti della fiera e i piccoli erano tutti schiacciati in cubicoli che costavano parecchio. L’altro risultato, però, è stato che il Salone di Torino ha abbassato drasticamente i prezzi quest’anno e quindi forse, alla fine, in termini di espositori e anche di pubblico vincerà lui.
Al di là di questo, che comunque verificheremo tra un mesetto, com’era Tempo di Libri?
Da visitatore io non l’ho trovata spiacevole, anzi; il fatto che non ci fosse grande bolgia era molto positivo perché si potevano frequentare con calma stand e incontri con gli autori.
Per via del prezzo dello stand, di piccoli editori interessanti ce n’erano pochi, quindi alla fine ho puntato anche io sui grandi (ho comprato da Mondadori e dal Libraccio; poi ho finito i soldi al bar che mi ha chiesto ben € 1,30 per un caffè, € 6 per un panino e più di € 2 per l’acqua!).
Incontri interessanti ce n’erano diversi; io ho scelto quelli di fantasy e fantascienza e quindi ho assistito all’incontro sulla transmedialità in Italia, a un panel su Dune e all’incontro con Dimitri, Randall ed Enoch moderati da Baccalario (quindi in pratica sono stata tutto il giorno nell’aria dedicata ai ragazzi seduta su sgabelli bianchi, dato che in Italia non sembra concepibile parlare di fantasy, fantascienza e fumetti in contesti adulti).
Alla fine mi sono portata a casa la firma di Cecilia Randall e un paio di libri nuovi (che tanto ne ho pochi da leggere a casa).
Sarei entrata volentieri nel padiglione 1 che era quello delle agenzie letterarie, ma era riservato agli operatori professionali e quindi vabbé, mi sono dovuta limitare a fare il pubblico.
Vi dirò di nuovo, comunque, che da visitatore la fiera mi è piaciuta; poi Milano per me è infinitamente più comoda di Torino.
Il problema di fondo comunque rimane; le fiere diventano sempre di più e i lettori sempre di meno. l’Istat ha presentato un rapporto il base al quale nell’ultimo anno abbiamo perso 4 milioni di lettori e sinceramente non stento a crederci, considerata la fatica che ultimamente si fa a vendere i libri nelle millemila fiere che esistono. Forse tutti dovrebbero tirare un po’ il freno a mano (AIE, grandi editori ed editori indipendenti) e razionalizzare l’offerta, perché davvero mi pare uno spreco inutile di fatica e denaro.

venerdì 14 aprile 2017

Non solo cowboy



NON SOLO COWBOY, di Tim Slessor
Odoya, 392 pagine, € 20,00
Genere: saggio storico
Voto: 5/5
Consigliato: se siete alla ricerca di un racconto realistico e avvincente del vecchio West

L’autore di questo interessantissimo saggio, Tim Slessor, non è uno storico, bensì un documentarista della BBC che ha partecipato a molti documentari sul selvaggio West; perciò questo libro non è un noioso resoconto pieno di nomi e date, bensì una storia viva e vibrante del West dalla fine della guerra di Secessione fino ai primi anni del ‘900, arricchita da testimonianze raccolte da Slessor dalla bocca di anziani che il West lo hanno vissuto davvero e intervallata dal racconto delle peregrinazioni dell’autore sui luoghi della storia.
Forse, per chi conosce bene le vicende del Far West, nulla di ciò che è detto nel libro sarà particolarmente nuovo, ma se come me cercate qualcuno che vi racconti l’atmosfera che si respirava nelle grandi pianure americane nella seconda metà dell’800 allora questo saggio vi piacerà un sacco.
Inizia con il racconto della vendita della Lousiana al governo degli Stati Uniti da parte dei francesi e prosegue analizzando in ordine più o meno cronologico tutti gli avvenimenti più rilevanti che hanno portato alla creazione del Nord America come lo conosciamo oggi: la spedizione di Lewis e Clark, i trapper, le guerre indiane, la ferrovia, i cowboy e i coloni, i banditi.
Per noi che abbiamo costruito la nostra conoscenza del Far West sugli spaghetti western degli anni ‘70 molto di ciò che si legge nel saggio è illuminante; per esempio, lo sapevate che lo zio acquisito di Wiston Churchill era stato per alcuni anni un grande barone del bestiame?
Il selvaggio West è sempre un argomento controverso ma estremamente affascinante; parteggiamo per i Sioux o per i soldati? Per i ladri di bestiame o per i grandi rancheros? Per Butch Cassidy o per l’agenzia Pinkerton?
Un buon saggio, avvincente come un romanzo e contenente alcune delle più grandi storie mai narrate.

lunedì 10 aprile 2017

I Libri del Mese: Marzo 2017 (e Romics)

Questo sarebbe il post dei libri del mese di marzo (in ritardissimissimo) ma già che ci sono approfitto dell’introduzione per parlare un po’ del Romics, a cui quest’anno ho partecipato assieme a Watson Edizioni.
A parte che sono stati due giorni lunghi come una settimana, la sensazione imperante è che non ho più l’età (quando i ragazzini ti danno del lei è terribile). Però vabbé, d’altro canto potersi permettere di spendere senza avere più un budget limitato e tiratissimo come quando ero più pischella è una sensazione meravigliosa.
Poi basta fare finta di comprare per i tuoi figli o nipotini e il gioco è fatto.
Al Romics vendere i libri è obiettivamente difficile, dato che la gente è lì per i fumetti (o per le spade; c’erano un sacco di ragazzini che compravano spade). Comunque sia, molti passavano, sfogliavano i libri, esclamavano: “Ma non ci sono figure!”, e se ne andavano.
Qualcosina in due giorni passati ad agganciare gente comunque abbiamo piazzato. Credo che tra le fiere fumettistiche la più indicata per vendere libri sia Lucca, che ha l’aria tematica fantasy e perciò gente che viene lì mirata per i libri.
I cosplay valgono comunque sempre la pena; ho visto cose bellissime e fuori dal mondo e ho fatto un sacco di foto.
Tra tutti i ragazzi di Watson Edizioni, senza togliere nulla agli altri che non cito (perché, poi, in fondo, questo è il post Libri del Mese e non devo dilungarmi tanto), voglio fare menzione del bravissimo Gaetano Carlucci, che ha realizzato le copertine della raccolta di racconti ispirata a Lovercraft e del racconto lungo di Alda Teodorani (potete vedere tutto sulla pagina Facebook).
E ora ecco i libri del mese.


LIBRI LETTI

 Voto: 4/5
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LIBRI ACQUISTATI

Vincere significa fama e ricchezza. Perdere significa morte certa. Ma per vincere bisogna scegliere. Tra sopravvivenza e amore. Tra egoismo e amicizia.






Generali con il vizio del duello e accaniti giocatori di biliardo, sarti bevitori e geometri di provincia, fumatori incalliti e playboy di lungo corso. Poi attori hollywoodiani, picchiatori da ring, giocatori d’azzardo, retori professionisti. Politici nati, o diventati.
Fernando Masullo e Andrea Bozzo ci raccontano la storia degli Stati Uniti attraverso i ritratti dei loro uomini più rappresentativi, quei 45 Presidenti che, per un periodo più o meno lungo, hanno avuto tra le mani le sorti del mondo.





Phoenix, Arizona, futuro prossimo. Alex ha deciso: tornerà nel medioevo da Marc, che ora è il primo cavaliere di Luigi IX. Nulla può farla rinunciare al suo amore per lui, nemmeno l'ira di suo padre Daniel e il dolore per il distacco dalla famiglia.
Châtel-Argent, Francia nord-orientale, XIII secolo. Mentre al castello fervono i festeggiamenti per il matrimonio di Michel de Ponthieu, Marc e Alex si ritrovano e decidono di sposarsi, ma Ian impone loro di attendere almeno sei mesi, per conoscersi meglio.
Durante i due anni di distacco, Marc è cambiato, è diventato un uomo di corte e un campione di guerra, sicuro di sé, quasi arrogante. Alex a volte fatica a riconoscerlo, è smarrita e sempre più spesso finisce per confidarsi con il giovane Richard, che ha una sensibilità più affine alla sua. E le cose si complicano quando Luigi IX affida a Marc una missione delicata, sulla quale grava l'ombra di una nuova guerra: a Dunkerque è stato ucciso un templare e occorre investigare per trovare i suoi assassini...




venerdì 31 marzo 2017

Bookpride 2017

Domenica ho fatto un giro al Bookpride, fiera dell’editoria indipendente organizzata da Odei.
Dato che tra un mese a Milano c’è Tempo di Libri pensavo che quest’anno saltasse, invece la terza edizione si è tenuta nel solito Spazio Base in via Borgognone, che è un posto molto bello.
Quest’anno la manifestazione era più grande, con due piani di espositori e più sale incontri. Aveva lo stesso problema dello scorso anno, però; a parte qualche sparuto thriller, zero letteratura di genere.
È il solito, vecchio discorso; in Italia abbiamo dei problemi con la letteratura di genere. Forse in tempi atavici ci ha fatto un torto insopportabile, non so, ma in eventi come questo fa fatica a entrare. Anche a Chiari quest’anno la gente ti guardava non dico proprio schifata, ma abbastanza sostenuta quando scopriva che vendevi fantasy e fantascienza.
L’unica nota un po’ differente al Bookpride era Odoya, che però si occupa più di saggistica di genere che di narrativa (e grazie al cielo che esiste perché fa libri spettacolari).
Un paio d’incontri sul fantastico c’erano, a essere sinceri (a parte quelli rivolti ai bambini); domenica pomeriggio c’era un incontro sui robottoni a cura, appunto, di Odoya. Invece domenica mattina ho assistito all’incontro con Vanni Santoni e Luigi Serafini, il cui titolo era: Mostri libreschi e libri mostruosi. Un incontro sul fantastico.
Non esprimo giudizi sui due autori, perché li conoscevo di nome ma non ho mai letto nulla di loro.
L’incontro in sé però mi ha lasciata perplessa; era molto nostalgico, si è parlato molto di Bosch, di beat generation, di giocatori di ruolo e rave party, come se il fantasy fosse ancora fermo agli anni ‘70 e ‘80 in pratica.
Ecco, ora dirò una cosa forte; vedo dello snobismo culturale in tutto questo. Non è vero che i nerd stanno conquistando il mondo, almeno non da noi. Negli ambienti letterari italiani sono ancora visti come i ragazzini sfigati e brufolosi che si rinchiudono in cantina a giocare a D&D. Ne è testimone il fatto che c’è davvero pochissimo interesse per il mondo del fantastico italiano, che non fa proprio completamente tutto schifo, come dimostrano molti dei post che potete leggere su questo blog.
Che fatica vivere in questo paese, ragazzi.
Quanto meno domenica ho incontrato Carlo Deffenu (e poi vi dirò) e ho acquistato un bel libro da CasaSirio, che è un altro editore da tenere d’occhio.

mercoledì 29 marzo 2017

L'apprendista assassino



L'APPRENDISTA ASSASSINO, di Robin Hobb
Fanucci, 471 pagine, € 9,90
Genere: fantasy classico
Voto: 4/5

Finalmente sono riuscita a leggere Robin Hobb. Era un’autrice che ancora mi mancava e sono contenta di aver iniziato a recuperarla.
“L’apprendista assassino” è il primo capitolo della Trilogia dei Lungavista. Si tratta di un fantasy dai temi abbastanza classici: viaggio dell’eroe, intrighi di potere, una spruzzata di magia.
Protagonista è il giovane FitzChevalier, bastardo reale che viene addestrato a diventare un assassino di corte.
Ho detto che è un fantasy classico e, in effetti, ha il ritmo da fantasy classico. Questo vuol dire che se la prende con molta, moltissima calma prima di arrivare a un punto.
Il ritmo è l’unico problema di questo romanzo; ci sono 300 pagine lentissime e le ultime 50 in cui invece la storia va fin troppo in fretta. Credo, tuttavia, che si tratti della classica sindrome da Capitolo n. 1; il libro inizia quando Fitz ha cinque anni e la necessità di descrivere la sua formazione rallenta per forza le cose. Credo (spero) che i libri successivi siano più spediti.
Al di là di questo, “L’apprendista Assassino” è un bel romanzo fantasy e un bel romanzo di formazione. Quando l’ho terminato mi sono accorta che i personaggi mi mancavano, perciò vuol dire che sono ben costruiti.
Il giudizio globale ve lo darò alla fine della trilogia, ma intanto devo dire che questo primo capitolo mi ha soddisfatta abbastanza.

martedì 21 marzo 2017

Segnalazione: Sotto il segno di HPL e Le nostre solite insolite cene

Buongiorno a tutti. Questo è un post di segnalazione, ma prima devo fare una premessa che non c’entra nulla. So che in apparenza sembra che io stia trascurando il blog, e in parte è vero perché per qualche misterioso motivo in questo periodo ho i minuti contati.
C’è da dire, però, che sto lavorando per trasferirlo su Wordpress, perché vorrei unificare il blog e il sito di Scritture Fantastiche per avere meno cose da gestire. Solo che Wordpress è frustrante perché so usarlo poco e comunque ho capito che bisogna scendere a compromessi, quindi mi ci vorrà ancora un (bel) po’ di tempo.
Intanto segnalo due nuove uscite da Watson Edizioni e nei prossimi giorni ci saranno anche un paio di novità sugli eventi in programma.

Sotto il segno di HPL
Di aa.vv.
Sotto il segno di HPL è un’antologia curata da Gianfranco de Turris a cui hanno preso parte numerosi scrittori che omaggiano il Maestro di Providence ponendolo al centro di racconti ispirati alla sua vita e alle sue opere in cui, come protagonista, affronta problemi che spaziano dal piano dell’inconscio a quello dimensionale, temporale, onirico e pratico.
Ma non è solo questo, il volume contribuisce all’immortalità letteraria di Lovecraft facendogli assumere un ruolo che non è solo quello dello scrittore ma soprattutto di uomo; ecco quindi che renderlo personaggio diventa un mezzo per spiegare i suoi valori, certi dettagli della sua vita e della sua personalità.
L’influenza che egli ebbe sull’immaginario collettivo, e lo ha tutt’oggi, gli ha permesso di raggiungere il livello di mito, soprattutto per coloro i quali si collocano sotto il segno di HPL.

Le nostre solite insolite cene
Di Simona Ferruggia
Marco è un giovane barista innamorato della moglie e del suo lavoro, il classico bravo ragazzo con la testa sulle spalle. Lui è il perno centrale di un gruppo di amici che tentano ogni giorno di sopravvivere al loro antagonista principale: la propria vita. Ogni venerdì sera si riuniscono a casa di Marco per una cena all’insegna dell’amicizia, della condivisione e dell’allegria al di fuori dei problemi della quotidianità, un faro in un mare in tempesta.
Ci sono: Andrea, avvocato single che ama divertirsi con le donne facendo sesso con nomi falsi e tenendo i punteggi su un vecchio quaderno; Silvia Stella, la più giovane del gruppo, che vive i propri rapporti amorosi solo attraverso il sesso brutale (dominazione e sadomasochismo), e pratica l’autolesionismo; Denise, che dopo anni di matrimonio si rende conto di essere intrappolata in una relazione insoddisfacente e un lavoro che non le piace; e infine abbiamo Giulio, il più grande del gruppo, che apparentemente sembra avere una vita perfetta. Vive con la bellissima moglie e i due figli adolescenti ed è un architetto di successo, ma ciononostante sa che non è questo che vuole davvero.
Tutti si troveranno a dover affrontare dei cambiamenti fondamentali per la loro vita e ci riusciranno grazie all’aiuto di Marco, il saggio del gruppo, l’amico più fidato.
Nel frattempo proprio lui scoprirà che la moglie aspetta una bambina e la gioia di tale evento farà da cornice a tutto il resto.

Li trovate entrambi sul sito di Watson Edizioni

martedì 7 marzo 2017

I libri del mese: febbraio 2017

Ecco con estremo ritardo il post dei libri del mese per febbraio 2017, che anche se è un mese corto a me è parso lunghissimo. Ho arrancato penosamente in “On the road” per i primi quindici giorni (ma in mezzo ammetto di aver recuperato un po’ di manga arretrati, per provare a staccare da Kerouac che mi stava dando la nausea) e poi ho concluso con il saggio di Luraghi che per fortuna si è rivelato piacevole. Questo saggio è il primo tassello di documentazione per la trama western che ho in mente e quindi prossimamente sarà un po’ monotematica con le letture (cowboy e indiani à gogo).
Per quanto riguarda gli acquisti c’è da segnalare solo “Eroica”. Ho tenuto le cinghie della borsa strette perché so già che marzo e aprile saranno mesi dispendiosi in fatto di libri.

LIBRI LETTI

Voto: abbandonato
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Voto: 5/5
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LIBRI ACQUISTATI

Eroica è una raccolta di racconti e saggi curata da Italian Sword&Sorcery, con oltre 300 pagine di fantasy per voi!
Un contributo di altissima qualità espresso con il massimo della forza e sostenuto da autori come Mark Lawrence, Donato Altomare, Adriano Monti Buzzetti, Mauro Longo, Livio Gambarini e molti altri.
Da non perdere!


lunedì 6 marzo 2017

La guerra civile americana


LA GUERRA CIVILE AMERICANA, di Raimondo Luraghi
Bur, 245 pagine, € 11,00
Genere: saggio storico
Voto: 5/5
Consigliato: se cercate una visione distaccata e lucidissima sulla Guerra Civile Americana

Questo saggio storico è a opera di quello che è stato uno dei più eminenti studiosi italiani della Guerra Civile Americana. Il suo pregio è quello di avere uno sguardo molto più distaccato rispetto agli storiografi statunitensi (essendo comunque la Guerra di Seccessione un evento piuttosto recente che ancora oggi ha delle conseguenze sulla vita negli Stati Uniti).
Il saggio non è una descrizione puntuale degli eventi della Guerra Civile, quanto piuttosto una disamina molto interessante delle cause e, sopratutto, dei protagonisti degli eventi.
È quindi un ottimo libro se si vuole avere una panoramica generale della Guerra di Seccessione.
Nel primo capitolo il saggio procede con l’analisi del sud e della sua aristocrazia ancora legata agli ideali e allo stile di vita settecentesco e la contrappone al nord industriale.
In effetti, ciò che emerge dal saggio è il fatto che la Guerra di Seccessione è stata la guerra tra due mondi, quello antico e quello moderno. La questione della schiavitù non è stata che un sintomo di questa contrapposizione, un’istituzione che non aveva più né modo né ragione di esistere nella nuova visione degli Stati Uniti industrializzati dove la divisione sociale non era più tra bianchi e neri, ma tra borghesia e proletariato.
Una divisione, quella tra nord e sud, che si coglie anche nel diverso modo che i generali dei due eserciti avevano di condurre la guerra: ancora legato alle tattiche Napoleoniche il generale sudista Lee, proiettato invece verso il futuro e la guerra globale e industriale l’unionista Grant, che poi fu Presidente degli Stati Uniti negli anni successivi alla guerra e si trovò ad affrontare (malissimo) la questione dei nativi americani.
Non poteva mancare un capitolo su Lincoln, un presidente con una grande visione e un politico lucidissimo che venne purtroppo fermato da una pallottola (e ancora non si sa bene il perché) che ha avuto conseguenze che si sono trascinate fino ai giorni nostri.

lunedì 20 febbraio 2017

Sulla strada


SULLA STRADA, di Jack Kerouac
Oscar Mondadori, 392 pagine, € 8,40
Genere: literary fiction
Voto: abbandonato
Consigliato: se siete alla ricerca del grande romanzo americano on the road

Abbandonato.
Mi sono dibattuta disperatamente per venti giorni in questo libro, sempre in biblico se andare avanti oppure no. Dopo 180 pagine ho gettato la spugna.
Io e Kerouac non ci siamo presi. Non capisco la beat generation, non capisco tutto questo andare e andare senza meta, a parte il fatto che tutti i personaggi sono sempre strafatti, perché altrimenti non si spiegherebbe la loro follia.
Del resto ho odiato Gioventù bruciata, non vedo perché avrei dovuto amare Sulla strada.
Sarà un limite mio, ma credo che questo sia uno di quei romanzi che o lo ami o lo odi, e io l’ho odiato sin da subito.

giovedì 2 febbraio 2017

I Libri del Mese: gennaio 2017

LIBRI LETTI

Voto: 5/5
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 Voto: 4/5
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Voto: 5/5
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LIBRI ACQUISTATI

Il sole rischia di esplodere. Per la prima volta, nel mondo, è la luce a fare paura. Il caldo s'insinua negli stracci dei poveri e nelle corazze dei cavalieri, distrugge i raccolti, prosciuga mari e oceani. Ultima Oasi, però, sopravvive. Ma il suo destino, e quello del mondo intero, è nelle mani di due ragazzi. Arkan è un sedicenne. Vive nel deserto. In esilio. Non ricorda nulla della sua infanzia da principe a Ultima Oasi, non ha nemmeno avuto il tempo di viverla. Il suo obiettivo è difendere i confini dell'ultimo impero dai predoni. Alla morte del suo tutore, parte per Ultima Oasi: intende chiedere rinforzi e provviste a suo padre. Ad accompagnarlo, un tuareg dal muso lungo, una schiava giunta dal nulla e una tigre che lo segue ovunque. Ma tutti e tre nascondono un segreto. Dhaki ha sempre avuto quello che gli agi e l'influenza del padre potevano offrirgli: erede legittimo di Ultima Oasi, soldato addestrato e, presto, capitano nelle forze elette dell'impero. Ma qualcosa va storto. Forze ignote e intrighi di potere lo spingono a dubitare, a indagare. Ciò che scopre cambierà drasticamente la sua vita e quella di chi gli è vicino. In un impero circondato dal vuoto, un assassino con un passato da principe e un principe con un passato da assassino dovranno affidarsi all'intuito e alla spada. Prima che sia troppo tardi, per tutti.

L'Unione contro la Confederazione, le Giacche Blu contro le Giacche Grigie, Nord contro Sud: la Guerra civile americana è l'archetipo dello scontro tra due opposte visioni della civiltà, e a un secolo e mezzo di distanza essa continua ad attirare l'attenzione di studiosi e lettori per il suo ruolo cruciale nel determinare la nascita degli Stati Uniti moderni. Ricostruendo con rigore e precisione lo sfondo sociale ed economico da cui ebbe origine la Guerra di secessione, Raimondo Luraghi - il massimo esperto italiano di questo periodo storico - ci porta nel cuore di questa drammatica contesa: racconta celebri battaglie come quelle di Vicksburg e Gettysburg, descrive passo dopo passo le mosse di grandi protagonisti come Abraham Lincoln e Jefferson Davis, e ci mostra come la Guerra civile sia un conflitto estremamente moderno, il primo della civiltà industriale, e ancora fondamentale per comprendere i rapporti di forza nella nostra attuale società. Una galleria di personaggi e avvenimenti, esemplare nell'illuminare i fattori decisivi di uno scontro che ha cambiato il corso della storia. 

mercoledì 1 febbraio 2017

I pirati del cielo


I PIRATI DEL CIELO, di Chris Wooding
Fanucci Editore, 544 pagine, € 15,00
Genere: fantasy 
Voto: 5/5
Consigliato se: cercate un mix tra un manga e Pirati dei Caraibi 

Io ho una lunga storia d’amore con i pirati del cielo. Ho una storia d’amore con i pirati in generale, in verità, che è iniziata quando ero piccola con Michael Ende e il suo “La terribile banda dei tredici pirati” e poi è continuata con “Hook”.
I pirati del cielo invece sono una cosa tipicamente steampunk e ho imparato a conoscerli attraverso diversi manga e anime giapponesi. Il più classico è “Capitan Harloock” - anche se era più un pirata spaziale che un pirata del cielo – ma l’esempio al quale mi sento più legata è “Elemental Gerard”, un manga di qualche anno fa di Mayumi Azuma.
Non è che io sia qui per parlarvi di “Elemental Gerard”, ma se mai vi capiterà di prenderlo in mano sappiate che per molti aspetti è assimilabile a questo romanzo di Chris Wooding, che potrei definire un mix tra “Full Metal Alchemist” - giusto per restare in tema manga – e “Pirati dei Caraibi”.
La vicenda si svolge in un mondo dove gli spostamenti sono affidati alle navi volanti e agli aerei caccia, un mondo governato da nobili corrotti e sette religiose, dove i poveracci si danno alla pirateria e al contrabbando.
Un altro esempio assolutamente calzante per rievocare l’atmosfera è “Final Fantasy”; città portuali che si suddividono tra quartieri ricchi e bassifondi con i cieli solcati da grandi navi.
La vicenda si concentra attorno all’equipaggio della nave Ketty Jay. In effetti, il titolo originale del ciclo – sono quattro romanzi, di cui questo, che in originale è “Retribution Falls”, è il primo – è “Tales of the Katty Jay”.
Frey è il capitano, un criminale di piccola taglia piuttosto sfortunato. Attorno a lui ci sono altri personaggi che si spartiscono il punto di vista man mano che si passa da un capitolo all’altro.
Direi che i personaggi sono proprio il punto forte di questo romanzo; tutto l’equipaggio è composto da gente che, per un motivo o per un altro, è in fuga dalla sua vita precedente, una cricca di disadattati ubriaconi e personaggi dall’animo nobile costretti da colpa o circostanze avverse a una vita di clandestinità.
Frey è un eroe tragico. Ha una certa levatura d’animo, ma viene fuori solo in alcuni punti. Per il resto è il classico sciupafemmine che tenta di fare il salto grosso nella vita ma finisce sempre senza soldi attaccato al collo di una bottiglia. Vorrei sottolineare il suo aspetto di sciupafemmine, perché questo lo mette nei guai. La cosa adorabile è che è tutta colpa sua, ma fa in modo di raccontarsela in maniera diversa, come se fosse lui la vittima e non la donna di turno abbandonata praticamente sull’altare. Dall’altro lato, però, è un avventuriero con un grandissimo amore per la libertà e durante il romanzo subirà un’evoluzione che lo porterà a diventare il capitano perfetto.
Da ciò che vi ho detto, capite che ci sono tutte le promesse per un ottimo romanzo d’avventura.
In realtà quando uno pensa ai pirati del cielo, come ho detto all’inizio, pensa allo steampunk, mentre qui di vapore non ce n’è quasi per nulla, ma non importa; si tratta di un genere lievemente diverso ed effettivamente più simile all’immaginario fantastico nipponico contemporaneo.
Ultima nota. I romanzi del ciclo della Ketty Jay sono quattro, ma finora è stato tradotto solo il primo e, secondo me, non ne verranno tradotti altri a breve. Se googlate l’autore, sul suo sito troverete anche gli altri titoli; sono tutti disponibili in ebook in lingua originale sia su Kobo sia su Amazon.

domenica 15 gennaio 2017

Guiscardi senza gloria


GUISCARDI SENZA GLORIA, di Mauro Longo
Acheron Books, 260 pagine, € 12,00
Genere: fantasy ucronico/steampunk/zombie 
Voto: 4,5/5
Consigliato: se siete alla ricerca di qualcosa di originale completamente "made in Italy"

“Guiscardi senza gloria” è il primo romanzo di Ultima Forsan, un’ambientazione italiana di Savage World, che è un regolamento di gioco di ruolo.
Il mondo dei giochi di ruolo io lo conosco pochissimo, per non dire nulla, perciò lasciamo perdere e concentriamoci sul romanzo.
Ricordiamo sempre che Acheron punta sulle ambientazioni italiane, perciò anche questo romanzo si svolge nel nostro paese, precisamente nel Rinascimento, anche se in versione alternativa e ucronica.
L’idea è che in Europa si sia sviluppato un flagello che zombifica la gente, quindi sì, effettivamente è una zombie story ambientata nel Rinascimento Italiano.
La trama gira attorno alla ricerca di un favoloso tesoro lasciato da Marco Polo e i protagonisti sono i “guiscardi senza gloria” del titolo, cioè rinnegati, furfanti e ciarlatani.
Tecnicamente il romanzo è perfetto, ben calibrato nello stile e sicuramente documentato. L’autore utilizza un linguaggio preciso e mirato, con termini corretti del Rinascimento.
È un buon libro di avventure, così come immagino debba essere un buon gioco di ruolo. In effetti, leggendolo non si ha mai un attimo di pausa. I personaggi sono sempre di corsa, sempre pronti a combattere, sempre in affanno. Basta che si siedano un attimo che spunta un pericolo all’orizzonte. Di sicuro non si può dire che ci siano punti morti nella trama.
Nel leggerlo mi è venuto in mente l’orrido film che avevano tratto qualche anno fa da D&D; non perché il romanzo sia orrido, il paragone è in termini di ritmo. Ricordo che in quel film la colonna sonora non smetteva mai nemmeno per un istante; era tutto un incalzare di avventure. Ecco, posso dire che in questo romanzo la colonna sonora è sempre continua e brillante.
Però, se da un lato saper mantenere il ritmo è un ottimo pregio per un autore, dall’altro si rivela un terribile difetto nel momento in cui a risentirne sono i personaggi, come capita in questo romanzo.
Intendiamoci, i personaggi sono ottimi e interessantissimi; ma, proprio per questo, il fatto che l’azione prevalga sulla loro interiorità fa storcere un po’ il naso. Insomma, di materiale per approfondire i rapporti ce n’era eccome! E avrebbe fatto sforare la valutazione del libro al di sopra delle cinque stelline.
È anche vero che probabilmente è lo stesso editore a imporre una certa lunghezza ai romanzi, però questo davvero ingabbia un po’ la vena creativa e la profondità della trama.
Al di là di questo, comunque, il romanzo è originalissimo e vale la pena di leggerlo, anche perché sfora spesso nello steampunk in un fantastico connubio di generi.

venerdì 13 gennaio 2017

Assassin's Creed Movie

Mercoledì ho approfittato del cinema a 2 euro e sono riuscita a vedere Assassin’s Creed. Peraltro, per puro caso ho beccato la proiezione in lingua originale, il che credo mi abbia spinto ad apprezzare il film molto più di quanto avrebbe fatto il doppiaggio (e nelle parti ambientate in Spagna parlavano in spagnolo, come è sacrosanto).
Devo dire che temevo peggio. Pensavo fosse una gran cretinata con una trama inconsistente come più o meno tutti i film tratti dai videogiochi; in effetti sono andata a vederlo per Fassbender (apprezzata la parte in cui entra nell’Animus senza maglietta. Era anche ora). Invece sono rimasta piacevolmente colpita.
Per chi fosse completamente digiuno di Assassin’s Creed, l’idea di fondo è questa: la setta dei Templari (cattivi) e la setta degli Assassini (buoni) sono in guerra da millenni. I Templari vorrebbero il controllo del mondo, gli Assassini sono per la libertà. Le due sette si contendono la Mela dell’Eden (proprio quella originale) che, si dice, contenga i semi del libero arbitrio.
La particolarità è il doppio piano temporale. Attraverso una macchina chiamata Animus, i cattivi Templari riescono a mettere in contatto i discendenti degli Assassini con i ricordi dei loro antenati, alla ricerca del nascondiglio di questa benedetta Mela.
La bellezza (estrema) del videogioco sta nella ricostruzione storica accuratissima. Io ho giocato ad Assassin’s Creed Revelation che è ambientato all’incirca a metà del ‘500 a Instabul e sembra davvero di camminare per le strade di una città vera.
Nel gioco la parte storica è nettamente prevalente rispetto al presente. In effetti i personaggi principali sono gli Assassini del passato e il loro discendente nell’Animus (Desmond) è abbastanza in secondo piano.
Il film fa una scelta completamente opposta e il protagonista diventa Callum, che è la versione “presente” dell’Assassino. Gran parte della storia si concentra su di lui e le scene in cui è sincronizzato con il suo avo Aguillar sono un intermezzo abbastanza trascurabile nell’economia della trama (sì, portano a scoprire dove si trova la Mela dell’Eden, ma tutto qui). Aguillar stesso è piuttosto marginale.
I puristi del videogioco si lamenteranno di questa scelta, ma a me non è dispiaciuta. Come personaggio Callum è mille volte più interessante di Aguillar e ho molto apprezzato questo guizzo d’indipendenza del regista che ha fatto suo il videogioco trasportandolo nel mondo cinematografico in maniera molto attinente al diverso mezzo espressivo. Persino il Salto della Fede (buttarsi giù da cinquecento metri senza rompersi l’osso del collo) ha avuto una sua conclusione logica. Giuro che se Aguillar cadeva in un cespuglio di rose e poi se ne andava via come se nulla fosse accaduto mi sarei alzata e avrei lasciato la sala, perché una cosa del genere ha senso in un gioco, ma non in un film.
C’è comunque un gran rispetto della struttura ludica nelle scene di azione; l’ho colto nelle città ricostruite in maniera “squadrata” per permettere ai personaggi di saltare agevolmente da un tetto all’altro oppure, per esempio, nella corsa con i carri, che è un must di Assassin’s Creed.
In conclusione credo che si tratti di un film godibile sia da chi conosce il gioco sia da chi non lo ha mai preso in mano (naturalmente partendo dal presupposto che si tratta di una pellicola tratta da un videogame. Non aspettatevi Sidney Lumet, ecco); e Fassbender senza maglietta vale il prezzo del biglietto.

giovedì 12 gennaio 2017

Segnalazione: Remake di Anna Giraldo

Oggi segnalo "Remake", il nuovo romanzo di Anna Giraldo edito da Bibi Book.
Con questa prova l'autrice arriva alla sua sesta pubblicazione. 

Remake, di Anna Giraldo
Bibi Book, 251 pagine, € 16,00 (cartaceo, ebook in uscita a breve)
Il romanzo è disponibile in tutte le Librerie Coop e ordinabile in tutte le librerie italiane.
IBS
Amazon 

Victor è un creatore di bellezza, con l’aiuto del suo staff plasma corpi e volti per portarli all’apice della notorietà. Così la taciturna Mary Arduino, senza ambizioni se non quella di pagare gli studi per sé e il fratellino Benny, diventa Stella. Remake, è la parola che scandisce Victor come un sortilegio, mentre si accinge a trasformarla nel suo manichino preferito.
Ma l’anima è esclusa dal contratto di model management.
Lo sa Christian, un astro ormai cadente, tormentato dalla vanità del successo.
Lo intuisce Benny grazie alla sua visione spontanea e trasversale del mondo che la sorella sta imparando a frequentare.
Lo scoprirà presto anche Stella quando la vita di Christian andrà in frantumi trascinandola con sé.
E lo ricorda bene anche l’enigmatico vicino di casa, perché questa è una storia già raccontata, una tragedia già consumata.
Un Remake.

Anna Giraldo è nata a Mantova nel 1972. È laureata in Economia e Commercio e Master in Informatica Gestionale e si occupa da quindici anni di consulenza informatica.
Ha esordito come scrittrice nel 2011 e da allora ha pubblicato svariati romanzi e racconti in bilico tra fantasia e realtà. Con Remake sperimenta per la prima volta il realismo senza dimenticare che solo la finzione è in grado di regalare una nuova chance a vite ormai compiute.

lunedì 9 gennaio 2017

Segnalazione: Eroica a cura di Alessandro Iascy e Francesco La Manno

Oggi voglio segnalare questa raccolta bellissima edita da Watson Edizioni che inaugura un nuovo corso per il fantasy all’interno di questa casa editrice.
“Eorica” è una raccolta di racconti e di saggi tutta incentrata sullo S&S (che sarebbe Sword and Sorcercy, e infatti sulla bellissima copertina c’è un guerriero con muscoli di pietra che prende a colpi d’ascia scheletri zombie).
Un lavoro intenso, partito dall’idea di Alessandro Iascy e Francesco La Manno, per ridare vigore a un genere fantastico accantonato da tempo. Tanta voglia di mettersi in gioco e grande passione per spada e stregoneria.
I curatori sono le “menti” dietro al movimento Italian Sword&Sorcery, che ha preso il via da TrueFantasy per approfondire anche da noi il genere. 
Questi i contenuti dell’antologia. Come noterete, c’è anche un racconto di Mark Lawrence.

RACCONTI

La torre glauca di Adriano Monti Buzzetti
Testa di santo di Mala Spina
Edga, la strega di Donato Altomare
Lo scorpione sulla lama di Mauro Longo
Il Libro di Massimiliano Gobbo
Gli Scacchi del Re di Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini
Floxar il Garbato di Livio Gambarini
Rapido di Mark Lawrence (Tradotto da Annarita Guarnieri)
Moor&Stone – L’anfora di Arcùn di Francesco Brandoli

SAGGI

Solomon Kane, un eroe in bilico di Michele Tetro
La saga di Fafhrd e del Gray Mouser di Fritz Leiber di Stefano Sacchini
Perché Sword&Sorcery e non Heroic, Epic o High Fantasy? di Giovanni Luisi
Women & Sorcery di Mariateresa Botta
Il contributo di Clark Ashton Smith allo Sword&Sorcery di Francesco La Manno

Trovate l’antologia sul sito dell’editore, tutti gli store online e nelle migliori librerie.

venerdì 6 gennaio 2017

L'investigatore olistico Dirk Gently


L'INVESTIGATORE OLISTICO DIRK GENTLY, di Douglas Adams
Genere: fantascienza umoristica
Voto: 5/5
Cossigliato se: amate il Doctor Who, Guida Galattica per Autostoppisti e se ritenete che il gatto di Shroedinger a un certo punto decida semplicemente di uscire dalla scatola

Douglas Adams è stato uno dei migliori autori di fantascienza del Regno Unito.
Ovviamente parliamo di fantascienza umoristica – cose freak, senza alcun dubbio – ma le migliori.
Dopo la serie della Guida Galattica per Autostoppisti e i romanzi e le sceneggiature per il Doctor Who si posiziona Dirk Gently, personaggio che Adams ha trattato in due romanzi e mezzo - “Il salmone del dubbio” è rimasto incompleto a causa della morte dell’autore.
In ottobre la BBC ha prodotto la prima stagione di una serie che ha come protagonista Dirk Gently. Ora, io avevo il romanzo nel Kobo da un po’, la serie mi è piaciuta da impazzire e perciò ho valutato che fosse il momento di leggere il libro.
Spediamo innanzi tutto due parole sulla serie, perché se vi piace il genere vale la pena di guardarla. Il coprotagonista è Elijah Wood e, giuro, vi dimenticherete che in passato questo ragazzo ha prestato la fissità del suo sguardo a Frodo – ed è una cosa difficile da dimenticare.
Temevo che romanzo e serie avessero la stessa trama, invece per fortuna no. Del resto l’importante è il personaggio di Dirk, poi basta costruirgli attorno una storia stramboide e il gioco è fatto.
Ma chi è questo Dirk, quindi?
Il suo vero nome, in realtà, è Svlad Cjielli, ma lo ha abbandonato dopo essere finito in prigione per una storia legata ai risultati dei test del college. È di origini transilvane ed è un sensitivo, anche se lo nega strenuamente. Di professione è un investigatore olistico. Le sue teorie, legate alla meccanica quantistica, partono dall’idea che ogni cosa nel modo sia collegata a un altra. Nessun evento è irrilevante e tutti i più piccoli dettagli possono portare alla risoluzione del caso.
Sherlock Holmes, quindi? Beh, non proprio. Il punto di partenza è sicuramente il detective di Baker Street ma, come dice a un certo punto lo stesso Dirk: “Sherlock Holmes una volta ha detto che, eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la risposta. A me, però, non piace eliminare l’impossibile”.
Quindi chiedetevi questo: come si collegano Coleridge, un divano incastrato su una rampa di scale, un cavallo in un bagno e un vecchio professore smemorato di Cambridge che ama i giochi di prestigio? Non sforzatevi troppo, tanto la soluzione può essere data solo da un bambino di sette anni.
La serie della BBC e il romanzo si basano, in effetti, sullo stesso espediente narrativo – che non vi svelo – anche se sviluppato in maniera del tutto differente. Il romanzo, però, è molto più complesso della serie. In effetti, ammetto di non aver capito la fine perché è tutto legato alla poetica di Coleridge, che io non conosco bene, però è una di quelle cose che ti fanno gridare al genio.
Ultima considerazione: c’è una citazione chiarissima del Dottore, tanto è vero che a un certo punto mi aspettavo che uno dei personaggi dichiarasse di essere un Signore del Tempo.