sabato 30 aprile 2016

Buona Apocalisse a tutti!


BUONA APOCALISSE A TUTTI!, di Terry Pratchett e Neil Gaiman
Mondadori, 381 pagine, € 13,00
Genere: Fantasy ironico
Voto: 4,5/5

Unisci la cultura esoterica di Neil Gaiman all'umorismo del mai abbastanza compianto Terry Pratchett e avrai questo libro. Che non è un capolavoro assoluto (la trama tutto sommato è abbastanza semplice) ma di sicuro è un ottimo esempio di narrativa ironica.
Su certe cose ho riso un sacco; beh, su molte cose ho riso un sacco, a essere onesti.
Si tratta della storia di un'Apocalisse sfiorata.
L'Anticristo viene condotto sulla terra dal demone Crowley, ma l'errore di una suora satanista pasticciona causa uno scambio di persona.
Poco male, dal momento che lo scopo di Crowley e del suo migliore alleato/amico, l'angelo Azraphel, è evitare l'Apocalisse; perché, diciamocelo, sulla Terra si vive bene, che tu sia umano, demone o angelo.
E così, guidati dalle Belle e Accurate Profezie di Agnes Nutter, Strega, un gruppo di personaggi alquanto improbabili giungerà ad affrontare i Cavalieri dell'Apocalisse in una minuscola cittadina inglese.
Si tratta di un libro molto divertente, con trovate geniali e surreali, il che è tipicamente inglese; suore sataniste, demoni intrappolati nelle segreterie telefoniche, vecchie medium zitelle che fanno da tramite agli angeli, cerberi infernali reincarnati in bastardini da compagnia, motociclisti dell'Apocalisse e chi più ne ha più ne metta.
Allo stesso tempo è un romanzo estremamente colto, pieno di riferimenti non solo alla Bibbia (ovviamente) ma anche cinematografici e letterari (a un certo punto, vendendosi sfrecciare di fronte quattro ragazzini in bicicletta, un soldato americano si domanda se uno di loro abbia per caso un alieno nascosto nel cestino).
Piccola nota personale per chi è in grado di capirla. Il nome Crowley è ispirato al satanista Alesteir Crowley, ma io non ho potuto evitare di immaginare il personaggio con la faccia di Mark Sheppard (che per altro ci sta anche bene).

mercoledì 20 aprile 2016

Chronicae 2016. Festival del romanzo storico

Sabato scorso sono andata a vedere gli incontri in programma a Chronicae, il Festival del Romanzo Storico organizzato a Piove di Sacco (che è un paesello tra Padova e Venezia) dall'associazione culturale Sugar Pulp (che termina stasera con Antonio Pennacchi).
Di Sugar Pulp vi ho parlato un sacco di volte, dato che sono quelli che organizzano la Sugar Con a Padova ogni mese di settembre, evento che riunisce il fior fiore degli autori di genere internazionali.
Chronicae ha la stessa vocazione e la rispetta sempre egregiamente.
Il festival esplora il romanzo storico nelle sue varie appendici, perché il romanzo storico non deve essere solo e soltanto una rigorosa cronaca di avvenimenti passati, l'esplorazione sì romanzata, ma precisa di vite di personaggi famosi o di eventi di una certa rilevanza.
Certo, il romanzo storico è anche questo e continua a esserlo, ma sopratutto negli ultimi anni il genere ha sviluppato sia un aspetto ludico sia un aspetto di intrattenimento, attingendo e a volte incrociandosi con la tradizione dell'heroic fantasy e dell'epic fantasy, del gore e del pulp.
In effetti, gli incontri a cui ho assistito sabato pomeriggio hanno attraversato tutte e tre le accezioni di romanzo storico.
L'aspetto ludico. Assassin's Creed tra storia e mito.
Qualunque videogiocatore conosce Assassin's Creed, la serie di titoli creati a partire dal 2007 dalla francese Ubisoft che hanno la particolarità di essere ambientati in una rigorosa ricostruzione storica.
Se ne è parlato con Emanuele Cabrini, fondatore di GameSearch.it, e con Luca Traini, ideatore di Neoludica Game Art Gallery.
Si trattava di due relatori con competenze differenti e quindi ne è venuto fuori un discorso che intrecciava il videogioco e le sue particolarità con la storia dell'arte, dato che Assassin's Creed è davvero uno spettacolo.
“Un romanzo storico in forma di videogame”, è stato definito, e in effetti è così. I personaggi si muovono in una ricostruzione perfetta, esattamente come accade nei romanzi storici.
I romanzi tratti dai videogiochi invece lasciateli pure perdere, perché compiono l'improbabile e mal riuscita operazione di riportare il linguaggio ludico all'interno del linguaggio letterario (ma di questo vi avevo già parlato. Ezio che si butta giù da una torre senza rompersi l'osso del collo va bene in un videogame, non in un romanzo).
Comunque, in conclusione l'incontro ha messo in evidenza come i videogiochi stiano prendendo sempre più spazio accanto a forme d'arte più tradizionali quali la pittura e la letteratura; senza sostituirle, ma semplicemente aggiungendosi a esse, come era già accaduto con il cinema.
Il secondo incontro pomeridiano riguardava invece il romanzo storico “duro e puro”, serio e rigoroso.
Invitate erano tre scrittrici con un tema comune, quello del Rinascimento e di Caterina Sforza: Daniela Piazza (L'enigma Michelangelo, Rizzoli), PatriziaDebicke (L'eredità medicea, Edizioni Parallelo 45) e Carla MariaRusso (La bastarda degli Sforza e I giorni dell'amore e della guerra, Piemme).
Parlo di serietà e rigore perché dall'incontro è emerso che si tratta di tre autrici che la storia la conoscono e la rispettano, andando a riempire con la fantasia solo quegli angoli bui che le cronache ufficiali non riportano alla luce. Il romanzo storico così come deve essere, insomma, che è affascinante e lodevole, ma non è il mio genere.
E, in effetti, sono rimasta lì fino alla sera perché volevo andare a sentire Tim Willocks e Matteo Strukul. All'inizio dell'incontro il relatore (il giornalista Edoardo Rialti) ha detto che se in un romanzo non ci sono le asce non vale niente, giusto per farvi capire il tenore. Ho parlato di heroic fantasy, epic fantasy, gore e pulp non a caso.
Su “I cavalieri del nord” di Strukul ho già espresso la mia opinione un paio di settimane fa (qui).
Tim Willocks ammetto di non essere ancora riuscita a leggerlo, ma vedere le sue presentazioni è sempre bellissimo, perché è un gigante di tipo due metri vestito di pelle nera, con i capelli lunghi e biondi, quindi una specie di centauro, ma ha una competenza in campo letterario fenomenale.
Domanda: Tim, quali sono i tuoi romanzi storici preferiti?
Risposta: Shakespeare (da buon inglese) e Il Gattopardo.
Tim Willocks ama l'ironia con cui è costruito il Principe di Salina, pensa che l'opera italiana vada presa a esempio per la costruzione della trama e dice che in un romanzo non ci sono buoni e cattivi ma solo protagonisti e antagonisti
Insomma, un uomo meraviglioso e uno scrittore di raro mestiere.
Capite bene che vale la pensa di partecipare a questi incontri se avete un minimo di passione come lettori o scrittori, perché sono altamente formativi.
I ragazzi di Sugar Pulp hanno grande competenza e sono sempre bravissimi a organizzare queste cose, quindi complimenti e per fortuna che esistono (in barba a sedicenti sindaci che tagliano i fondi alla cultura).

domenica 17 aprile 2016

Il dominatore delle tenebre. Il meglio dei racconti di HPL


IL DOMINATORE DELLE TENEBRE. IL MEGLIO DEI RACCONTI, di H.P. Lovercraft
Feltrinelli Editore, 480 pagine, € 13,00
Voto: 5/5
Genere: horror


Non so perché fin'ora non avevo mai letto Lovercraft. Mi rendo conto che mi mancava un tassello del puzzle, perché dopo aver letto i suoi racconti ho capito quanto la moderna letteratura horror e gotica sia ispirata a lui, a partire da Stephen King. “Il colore dallo spazio” mi ha fatto pensare immediatamente a “L'acchiappasogni”. E vogliamo parlare di Arkham, sia città del Massachusetts inventata da Lovercraft dove sono ambientati molti racconti (come Derry per King), sia manicomio criminale in Batman?
Questa raccolta edita da Feltrinelli contiene una quindicina di racconti tra i più famosi dell'autore. Non tutta l'opera di Lovercraft, quindi, ma abbastanza per farsi un'idea della sua poetica allucinata che oscilla tra fantascienza e fantasy.
Da brividi, comunque. Città decadenti e infernali, mostri colossali che vengono da altrove, culti deviati, libri maledetti, follia e terrore.
È chiaro, Lovercraft era ansioso e depresso, entrambi i suoi genitori erano morti in manicomio, ma comunque il suo genio visionario è innegabile e la sua capacità tecnica nel descrivere l'orrore è qualcosa di eccezionale.
Me lo domando di nuovo; perché finora non l'ho mai letto?
Ho visto che esiste una versione completa della sua opera edita da Mondadori e penso che la comprerò, perché è un autore che va necessariamente approfondito.
La raccolta è suddivisa in due parti: “Racconti dall'abisso” e “Ciclo di Cthulhu”.
Siccome ho notato che la traduzione dei titoli cambia a seconda del traduttore, utilizzerò l'inglese per farvi capire di che racconto sto parlando.
La raccolta si apre con “Dagon”, scritto nel 1917, che propone il tema del sogno, quello della realtà alternativa e quello dei giganteschi mostri marini. Un uomo, naufrago dopo essere sfuggito ai Tedeschi, s'imbatte nel bel mezzo dell'oceano in una misteriosa isola dove trova le tracce del culto di una creatura spaventosa.
I mostri ritornano anche in “The hauter of the dark”, in “The Dunwich horror”, in “The shadow over Innsmouth” e in “The call of Cthulhu”, che secondo me sono tra i racconti migliori di tutta la raccolta.
Sopratutto “The Dunwich horror” è la dimostrazione di ciò che dicevo prima, cioè la grande capacità tecnica di Lovecraft. S'intuisce non solo nel cambio di punto focale che avviene a metà racconto, ma sopratutto negli espedienti utilizzati per far intuire l'orrore di una creatura invisibile (tracce gigantesche, alberi spezzati, case abbattute, bestiame morto e intere famiglie scomparse nel nulla, con tanto di telefono che a un certo punto comincia a suonare a vuoto).
Poi c'è il gotico in “The haunter of the dark” che è ambientato in un'antica cattedrale, in “Herbert West, reanimator”, che si ispira chiaramente a Frankestein, in “The rats in the walls” che invece mette in scena una vecchia magione inglese infestata (e di cui il recente film di Gugliemo Del Toro, “Crimson Peak”, sembra essere una citazione).
Potrei andare avanti per ore a elencare suggestioni, perché ogni racconto è un piccolo scrigno.
Bisogna leggerlo per capire.
Mi soffermerò solo un attimo su “The color out of space” che, assieme a “The Dunwich horror”, è quello che mi ha fatto più paura (perché vi giuro che fanno paura; o meglio, sono angoscianti).
Un misterioso meteorite cade nel campo di un contadino. All'interno una sfera di un colore indefinito che esplode non appena viene toccata. Da qui, pian piano, tutto ciò che c'è nel campo e attorno a esso (alberi, erba, animali) comincia ad andare in malora, come se la vita stessa venisse risucchiata da qualcosa. Un racconto che ha un terrificante andamento ascendente fino a un climax davvero da brividi, e archetipo di molte invasioni spaziali descritte dalla letteratura successiva.
Ultima cosa che voglio dire è che se vi approccerete a Lovercraft per la prima volta noterete che era razzista, classista e anche misogino, anche se negò apertamente quest'ultima cosa; fatto sta che i suoi rarissimi personaggi femminili hanno tutti connotazioni negative. Addirittura Asenath Waite, antagonista in “The thing on the doorstep”, non solo è un demone incarnato, ma un demone originariamente maschile incarnato per caso in un corpo di donna. Tuttavia dovete tener conto che HPL era un borghese americano dei primi del '900, quando tutti erano razzisti, classisti e misogini. Chiudete un occhio su questo e concentratevi sull'orrore che era capace di evocare.
E comunque, io voglio un Chtulhu tutto mio.

giovedì 7 aprile 2016

Dopo500anni&JonasGrinn. La location

Come vi ho già accennato, sabato 23 aprile io e Francesca Caldiani presenteremo assieme i nostri rispettivi romanzi.
La location dell'evento è la Libreria Fluttuante di Medolago.
Si tratta di una bellissima libreria indipendente in provincia di Bergamo:
Un castello in aria dove vivere i libri, non un mercato della carta stampata.
Una casa per ogni genere di romanzo, non soltanto per i bestseller.
Una soffice nuvola abitata da fate e folletti, non una selva di scaffali anonimi.
Un salotto per artisti e appassionati, non un ricettacolo di polvere e silenzi.
Il proprietario è Oscar Biffi, che io e Francesca abbiamo conosciuto in fiera a Chiari.
Vi attediamo in questa splendida cornice per una presentazione che non sarà classica, ma molto divertente e interessante!

martedì 5 aprile 2016

Book Pride a Milano. Resoconto di una domenica d'aprile

Domenica ho fatto un giro al Book Pride a Milano, fiera nazionale dell'editoria indipendente arrivata alla seconda edizione.
La prima considerazione è che si vedono sempre le stesse facce, ma l'editoria indipendente è un mondo piccolo.
Fiera molto bella, comunque. C'erano un centinaio di editori (forse anche di più), anche se per la gran parte di Milano e dintorni, nello spazio di Base Milano, che si trova nei pressi di Porta Genova ed è un posto nuovo di cooworking e cultura (molto urban chic, ma carino).
La fiera è stata organizzata dall'Odei (cioè l'organizzazione degli editori indipendenti) ed erano in programma molti incontri interessanti, tra cui una decina dedicati agli addetti ai lavori.
Essendo stata lì solo domenica, ed avendo io il treno a una certa ora, ho potuto assistere di questi incontri professionali solo a quello che trattava il tema della promozione e della distribuzione.
Relatori erano Fabio Abate di Promedi, Angela Di Biasio di Messaggerie, Maurizio Minacci di Pde ma, sopratutto, Maurizio Zicoschi di Satellite Libri.
Dall'incontro è emerso come il mercato sia sostanzialmente fermo e come sia impossibile prevederne gli sviluppi; ma questo è il punto di vista della grande distribuzione.
Il punto di vista di Zicoschi era differente, dato che Satellite Libri punta a bypassare la distribuzione che, da quanto sosteneva il relatore, manda in rovina le librerie indipendenti.
Di Satellite Libri parlerò meglio in un prossimo post perché è interessante (Zicoschi lo avevo incontrato di sfuggita anche a Roma), per ora sappiate che ho visto terrore e imbarazzo negli occhi degli altri relatori mentre parlava lui.
Alla fine sono andata via dall'incontro terrorizzata anche io, perché il fatto che nemmeno esperti del mestiere riescano a prevedere l'andamento del mercato è spiazzante (e ti porta a chiederti se non sarebbe meglio impiegarti in posta, che almeno è sicuro).
Il secondo incontro a cui ho assistito era la presentazione del libro “Non è un mestiere per scrittori” del giornalista culturale Giulio D'Antona, edito da Minimun Fax, un'inchiesta sul mercato editoriale statunitense. Sono curiosa di leggerlo perché lì le cose funzionano in maniera piuttosto diversa (a cominciare dall'indispensabile figura dell'agente letterario).
Mi è venuto in mente, per altro, che esiste un telefilm canadese di qualche anno fa che si intitolava “Being Erica”, in cui la protagonista lavorava per una casa editrice. Io lo guardavo proprio perché m'interessava la differenza tra loro e noi. Recuperatelo se potete, era caruccio.
Per quanto la fiera fosse interessante, comunque, gli stand sono stati un po' deludenti.
Ho visto tanti editori con bellissimi libri dal punto di vista materiale (belle copertine, belle carte ecc...) ma scritti per lo più da stranieri!
Erano davvero pochi gli editori che esponevano esordienti italiani, e dicendo pochi intendo che si contavano sulle dita di una mano.
Inoltre, zero fantasy. Ho trovato un paio di libri di fantascienza distopica e null'altro.
Questo mi ha fatto pensare che in Italia ci sia davvero poco coraggio. È vero, il mercato ha una crescita pari allo zero (non è in flessione, ma cresce poco), e quindi tutti si muovono su un terreno che sia il più sicuro possibile, ma sarebbe bello che qualcuno tentasse di calpestare le uova, anche perché solo così si distinguerebbe dagli altri. O sbaglio?

lunedì 4 aprile 2016

I cavalieri del nord


I CAVALIERI DEL NORD, di Matteo Strukul
Multiplayer Edizioni, 433 pagine, € 16,90
Genere: fantasy storico
Voto: 3,5/5

“I cavalieri del nord” è un romanzo storico con una punta di fantasy ambientato nella Transilvania del 1200.
I cavalieri del titolo sono i Teutoni, cavalieri crociati abbastanza ignorati dalla letteratura, al contrario dei loro cugini Templari.
Anche l'ambientazione è piuttosto originale perché, a parte Dracula, non ci sono molti romanzi che si svolgono in Transilvania.
Per questo l'ho letto. Un po' perché mi affascinava il soggetto, un po' perché ero curiosa di capire come scrive questo autore.
Diciamo che non mi ha entusiasmata più di tanto per varie ragioni che dopo spiegherò, ma per ora la trama.
Un manipolo di Teutoni deve percorrere millemila miglia dalla Russia alla Transilvania per portare rinforzi al forte di Dietrichstein, assediato dall'alleanza tra Cumani e Magiari, giustamente contrari al fatto che un gruppo di uomini con il mantello si prenda le loro terre e imponga loro una divinità straniera.
Del manipolo di Teutoni fa parte anche Wolf, un giovane cavaliere di diciassette anni con un passato di orfano salvato dai lupi.
Al passaggio in un villaggio, i crociati trovano Kira, una giovane con la schiena solcata da strani segni blu accusata di stregoneria.
Wolf perde istantaneamente la testa per lei e la salva, causando non poco imbarazzo al suo Maestro (dato che i Teutoni dovrebbero rispettare la regola della castità).
Da quel momento una maledizione sembra abbattersi sui cavalieri, che impazziscono per uno strano morbo.
Sarà un incantesimo della strega? E riusciranno i Teutoni a raggiungere Dietrichstein in tempo?
Credo che ci sarà un seguito, perché lo svolgimento non è concluso.
Ci sono cose buone e cose che, come ho detto prima, non mi hanno convinta, perciò esaminiamo un aspetto alla volta.
La trama.
Potenzialmente poteva essere una bomba, ma non l'ho trovata ben approfondita. Le millemila miglia passano via quasi in un soffio e senza accorgersene quello che si preannunciava come un viaggio epico arriva a conclusione.
Ne è testimone la mappa alla fine del libro, che riporta accanto a una serie di nomi di villaggi la dicitura: Wolf e i suoi sono passati di qui. Mi aspettavo che nel libro i passaggi fossero descritti e che in ogni luogo accadesse qualcosa, invece no. In un capitolo siamo in Lituania, quello dopo già in Galizia e poi arriviamo a Dietrichstein, e i villaggi non sono nemmeno nominati.
Si tratta di una scelta ponderata dell'autore per non tirarla troppo per le lunghe? Probabilmente sì, ma date le premesse del libro mi attendevo qualcosa di più da questo viaggio.
Inoltre le cose importanti (come il morbo, come il fatto che all'inizio Wolf porta la cotta di maglia sulla pelle) sono appena accennate e poi quasi del tutto dimenticate. Uno che porta la cotta di maglia sulla pelle per quindici giorni non dovrebbe uscirne pesto e dolorante? Invece pare che a Wolf non faccia né caldo né freddo.
La parte ambientata al castello invece è molto bella e, in effetti, si tratta delle ultime cento pagine in cui il libro si risolleva.
I personaggi sono la parte migliore, ma non tutti.
Wolf, che dovrebbe essere il protagonista, è quello meno approfondito. Di lui sappiamo solo che da piccolo è stato salvato dai lupi da un maestro Teutone. Immaginiamo il resto, ma vorrei sapere come può apprezzare il libro una persona con poca immaginazione.
I personaggi femminili invece sono molto buoni.
Oddio, quando ho letto di segni blu sulla pelle immaginavo che Kira fosse pitta e già mi chiedevo ansiosa che cavolo ci facesse una pitta in Russia nel 1240, invece la sua storia e la sua provenienza sono diverse, anche se comunque interessanti.
Quella che tiene su il romanzo, comunque, è Vjsna, una sheildmaiden cumana, cioè una donna guerriera, un capo vero e proprio. Vjsna ha un motivo più che legittimo per odiare i Teutoni e il suo personaggio è quello meglio trattato.
Veniamo ora allo stile.
Stukul ha uno stile molto visuale, se così si può dire. Di sicuro sa usare le parole per trasmettere immagini e fa un grande uso di metafore. Il risultato è una narrazione sontuosa, evocativa.
Per farvi capire, ecco l'inizio del capitolo 2, che parte subito dopo la conclusione di una battaglia: “Quello sopra di lui era un cielo coperto di sangue. Ora. Wolf rimase a guardare il piombo arrossato che lo fissava dall'alto mentre le nuvole morivano come agnelli al macello.”
Questi stile è molto apprezzabile, perché per quanto sia ricercato è perfettamente scorrevole e piacevole da leggere.
Però qua e là nel romanzo ho trovato un paio di difettucci, che magari a chi è meno rompiballe di me che cerco l'ago nel pagliaio non saltano all'occhio, e anzi, magari me li invento io, però ho bisogno di dirlo.
Intanto, credo che a volte il registro non sia adeguato all'epoca storica, sopratutto nei dialoghi e nelle parti in soggettiva. Un esempio su tutti: “Hey” come vocativo. Non so se nel 1240 le persone si appellassero così, ma ho qualche dubbio.
Peraltro, per fare un inciso divertente, si sente che l'autore è un giurista, dato che a un certo punto parla di “vedute”. Solo i giuristi parlano di vedute.
Poi in tutto il testo ci sono diverse ripetizioni sia di parole (non so quante volte ho letto “arco cremisi”) sia di concetti; e proprio quest'ultimo aspetto inficia un po' il ritmo.
Ultimo aspetto su cui vorrei soffermarmi è la componente fantasy. Ce n'è pochissimo, tanto che direi che il romanzo è un low fantasy, ma quel poco che c'è è utilizzato come deus ex machina, cosa che non si dovrebbe fare...
In conclusione.
Vedete che ho scritto un papiro, quindi questo romanzo non mi è passato sotto gli occhi come l'acqua di un fiume, giusto per restare nelle similitudini.
È interessante perché è ben documentato, perché i combattimenti sono descritti benissimo, perché ha dei personaggi davvero buoni. Però, in generale, credo che il potenziale sia andato un po' sprecato.

venerdì 1 aprile 2016

#Dopo500Anni&JonasGrinn alla Libreria Fluttuante

Vi annucio un meraviglioso evento.
Io e Francesca Caldiani saremo alla Libreria Fluttuante di Medolago (Bergamo) il giorno 23 aprile alle ore 18.00.
Naturalmente, io presenterò Dopo cinquecento anni, lei Jonas Grinn.
Presto informazioni più dettagliate, per ora cominciate a segnarvi la data. 

I libri del mese: marzo 2016

Avevo detto che questo mese mi sarei rifatta con i libri acquistati e, infatti, sono ben sei, anche se in realtà tre sono regali.
Si tratta delle ultime pubblicazioni riguardanti il Doctor Who: Il miraggio, La cella sanguinaria e Silhouette.
I primi due sono editi sempre da Asengard, il terzo, invece, da Armenia. Mi domandò il perché. Comunque me ne manca ancora uno edito da Asengard che mi devo procurare, e comunque siamo passati finalmente al Dodicesimo Dottore, interpretato in TV da Peter Capaldi (niente più Amy e Rory, grazie al cielo).
Poi mi sono comprata la trilogia di Magdeburg di Altieri, che sono curiosissima di leggere.
Tra i libri letti manca I cavalieri del nord di Matteo Strukul, perché sono a un'ottantina di pagine dalla fine e quindi slitta al mese prossimo.

LIBRI LETTI

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Aggiungo in estemporanea che questo romanzo ha vinto il trofeo Cittadella di quest'anno.








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LIBRI ACQUISTATI 

Uno scavo archeologico riporta in vita i resti di un tempo passato. Di un altro pianeta. In questa stupefacente avventura il Dottore si rende conto di non potersi fidare di nessuno. Proprio nessuno. Perché nessuno è quel che sembra essere...








Un asteroide nei recessi dello spazio più profondo, una prigione di massima sicurezza per i criminali più pericolosi. Il Direttore deve badare ai peggiori assassini, dunque non è sorpreso dall'arrivo dell'uomo ritenuto il criminale più pericoloso dell'intero quadrante: il Dottore, come lui stesso preferisce farsi chiamare. Tuttavia, quando il nuovo prigioniero inizia a tentare di evadere ripetutamente, il Direttore comincia a chiedersi perché. Chi è il Dottore e che cosa ci fa realmente in quel posto? E chi è la giovane donna che viene a fargli visita ogni giorno, solo per essere allontanata dalle guardie? Le risposte che cerca il Direttore cominciano ad arrivare con le prime morti ... 


Marlowe Hapworth viene trovato morto nel suo studio chiuso a chiave, ucciso da un assassino misterioso. È un caso per la grande investigatrice Madame Vastra. La vita di Rick Bellamy, un pugile che combatte a mani nude, viene risucchiata da un individuo vestito da becchino. Ouesto fa infuriare Strax il Sontaran. La Fiera delle Curiosità, una collezione di fenomeni da baraccone e artisti. È lì che Jenny Flint sta cercando le sue risposte. In che modo sono collegate tutte queste cose? E cosa hanno a che fare con il ricco industriale Orestes Milton? Quando anche il Dottore e Clara si uniranno alla caccia, si troveranno proiettati in un mondo in cui niente e nessuno è come sembra. 


Tenebre. Non esiste altro nella Germania dell'anno Domini 1630. Carestia, morte, pestilenza provocate da una guerra che sembra eterna. Ma nemmeno questo bagno di sangue ferma Reinhardt Heinrich von Dekken, Principe di Turingia, uno dei nobili cattolici più potenti e temuti del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica. Quello di Reinhardt, uomo nel cui passato grava un incubo che rifiuta di dissiparsi, è un disegno di potere destinato a sconfiggere il tempo. Nel perseguirlo, Reinhardt non ha esitazioni. Eppure, come in una profezia dell'Apocalisse, il suo destino è inesorabilmente legato a quello di un guerriero senza nome, enigmatico e letale: un eretico in nero che di Reinhardt sembra l'antitesi assoluta. Primo dei volumi della trilogia di Magdeburg, questo romanzo è un affresco gotico immerso nell'oscurità della guerra dei Trent'anni, illuminato da bagliori apocalittici e dalla figura del suo protagonista, il "viandante in nero". 

Con il volume centrale della trilogia ambientata nella Guerra dei Trent'anni, la fine di un'epoca diventa un affresco ancora più gotico, ancora più incombente. Tra disperate lotte per la sopravvivenza e scontri tra sanguinari sterminatori, tra rivelazioni della tragedia passata e profezie dell'Armageddon a venire, il fato di Magdeburg, la possente città ribelle sul fiume Elba, viene suggellato da crudeli giochi di potere destinati a divorare ogni cosa. E ogni uomo. 





 Nazione germanica, Anno Domini 1631. L'illusione della pace svanisce con le nevi dell'inverno. Una primavera improvvisa e cruda tramuta la terra tedesca in una desolazione desertica. Venti torridi flagellano vallate e altopiani. Orde di corvi sono in attesa del banchetto a venire. Non dovranno attendere a lungo. La guerra eterna torna a esplodere. Magdeburg, città del destino e della dannazione, è nuovamente sull'orlo dell'abisso. A disperata difesa, le forze luterane sostenute dal Re di Svezia, ma ancora prive dell'appoggio militare dei principi germanici contrari all'assolutismo asburgico. In feroce attacco, l'esercito dell'Impero cattolico, migliaia di uomini allo stremo a causa di stenti, pestilenze, diserzioni. Un esercito ridotto a una macabra torma barbarica. Da ambo le parti, dominano niente altro che desiderio di morte e voglia di strage. Reinhardt von Dekken, un tempo temuto, rispettato principe di Turingia, è ormai un reietto. Il suo declino tra i pari di Germania appare inarrestabile. Il suo disegno di potere assoluto è disgregato. Perfino la sua terra, troppo a lungo risparmiata dalla furia del conflitto, si trova ora sotto una minaccia incombente. Quella di Albrecht von Wallenstein, signore della guerra eterna, teso alla ricerca di una torbida riscossa egemonica. Sordo a ogni appello di ragione, preda di un'ossessione demente, Reinhardt von Dekken compie la scelta estrema. Abbandonare il suo castello, trascinare il suo esercito, e se stesso nell'abisso della guerra eterna.