giovedì 28 novembre 2013

Demetrio dai capelli verdi


DEMETRIO DAI CAPELLI VERDI, di Marco Mazzanti
Eiffel Edizioni, 287 pagine. € 14,00
Genere: fantastico
Voto: 4/5


Marco Mazzanti è un giovane autore pieno di talento e di sensibilità.
Lo avevo già intuito nella sua prima opera, "L'uomo che dipingeva con i coltelli", e questo "Demetrio dai capelli verdi" me lo ha confermato.
E' la storia a tratti onirica e surreale del giovane Demetrio, un ragazzo senza origini, con la pelle chiarissima, efelidi azzurrine e capelli verdi.
Chi è Demetrio? E' una creatura fatata dei boschi?
Nemmeno lui lo sa, ma di sicuro preferirebbe essere come tutti gli altri.
In effetti, il tema del romanzo è la diversità e l'emarginazione sociale che essa comporta; ma la vicenda s'intreccia con elementi fantastici e simbolici e lo stile evocativo dell'autore, capace di dipingere con le parole, crea un'atmosfera magica e misteriosa.
E' abbastanza facile accostarlo al realismo magico tipico della letteratura Sudamericana, anche se il romanzo è ambientato in Romania.
Certo, la sintassi non è proprio precisa (c'è qualche virgola fuori posto e alcune frasi che andrebbero allegerite) e la trama è un po' dispersiva, ma sono difetti che passano in secondo piano di fronte alla carica emozionale che il romanzo sa trasmettere.
La conferma che Marco Mazzanti è un autore da tenere d'occhio.

mercoledì 27 novembre 2013

Masterpiece puntata 2

PREMESSA: non me ne vogliano i concorrenti del programma. Non ce l'ho con loro, ma è naturale prenderli a esempio per illustrare questo baraccone di scempiaggini.

Siccome sono una fan delle seconde occasioni ho guardato anche la puntata di Masterpiece dell'altra sera.
Di primo acchito l'ho trovata meno terribile della prima; del resto è un programma con un buon ritmo e io sono abbastanza succube alla magia dei talent. Mi appassionano, non posso farci nulla.
Però riflettendoci a TV spenta non posso che confermare tutti i difetti che avevo già trovato nel format la settimana scorsa.
Innegabilmente e palesemente (sì, De Cataldo, ben due avverbi in - mente) non stanno cercando un romanzo, ma uno scrittore da vendere; e mi pare logico. La tiratura premio promessa è di ben 100.000 copie; come fai a smerciare 100.000 copie di un esordiente se non è uno straordinario personaggio?
La logica di mercato, quindi, è prevalsa anche nella seconda puntata.
Di per sé non c'è nulla di male. Anche a X Factor molto spesso i giudici decidono dopo essersi chiesti se la persona è vendibile.
Però almeno a X Factor lo dicono chiaramente; a Masterpiece, invece, prendono in giro i concorrenti, fingendo di valutarli per la loro scrittura.
Si è intuito, in questa puntata, alla fine della prova di literary nonfiction, che poi è quello che stanno cercando a quanto ho capito.
Erano in gara un avvocato dell'alta borghesia romana, scapolo d'oro, con uno stile tipo Harmony e la traumatica esperienza di aver assistito dal vivo al tentato suicidio della sua ragazza; e un'anonima psicologa ventinovenne autrice di un romanzo sugli elefanti.
Secondo vi chi ha vinto?
Lui, neanche a dirlo; sebbene il suo pezzo fosse scritto peggio.
I giudici non sono stati capaci di motivare la loro scelta, perché ovviamente avrebbero dovuto abbandonare la spiaggia sicura del politically correct.
Avrebbero dovuto dire che il romanzo sugli elefanti se lo sarebbero comprato solo i parenti dell'autrice e che lei non aveva dalla sua nemmeno un'esperienza traumatica a sostenerla, neanche la morte del criceto; e per finire De Carlo le avrebbe tirato dietro il libro, come ha fatto con un'altra poveretta.
Comunque alla fine l'avvocato Harmony è stato battuto in sfig... pardon, in talento dall'immigrato serbo scappato dalla guerra, che è diventato il secondo finalista di Masterpiece assieme all'ex tossico. Probabilmente il prossimo sarà uno stupratore seriale e poi una prostituta pentita, giusto per inserire una quota rosa.
Io sono ironica, ma è vero che badano più alla biografia degli autori che ai loro romanzi.
L'unica che ha avuto il coraggio di pretendere che il discorso vertesse sul suo manoscritto e non sulla sua professione è stata cassata senza pietà e si è beccata pure il libro in testa, in una dimostrazione di elegante civiltà da parte di De Carlo.
Il fantasy è uscito degradato anche da questa puntata; stavolta era incarnato da un ragazzo con un vissuto incredibile, espertissimo di alchimia e con un passato da impagliatore di uccelli. Uno così che può scrivere, se non fantasy? Invece De Carlo (sempre lui) gli ha detto che non avrebbe dovuto gettarsi nel fantasy (intendendo: ma perché scrivi queste cazzate?) e che invece avrebbe dovuto ispirarsi alla sua vita.
Ma cavolo! Uno deve scrivere per forza un'autobiografia per essere pubblicato? Secondo questa logica un banalissimo impiegato del catasto con uno smisurato talento letterario non potrà mai sfondare; perché anche le autobiografie non vendono se sono noiose. 
Ok, ok; cercano un personaggio, devono vendere 100.000 copie. Però così passa un messaggio sbagliato.
Quando a me arriva un manoscritto da leggere l'editore non mi dice nemmeno il nome dell'autore.
Uno scrittore non si giudica in base a chi è, ma in base a ciò che scrive.
Ecco perché un talent letterario non funziona; nella logica e nei tempi televisivi l'apparenza finisce con il prevalere sulla sostanza.
E questo uccide la cultura.

lunedì 18 novembre 2013

Masterpiece

Lo so che questo è il banale argomento del giorno, ma ho fatto la fatica di guardarmelo sul pessimo streaming della Rai proprio per poterne parlare, quindi ora ne parlo.
Ieri sera è partito Masterpiece, il talent letterario di Rai Tre alla ricerca di un nuovo caso letterario.
Alla ricerca di un nuovo caso umano, direi piuttosto, ma andiamo con ordine.
Tra le 5000 opere arrivate ne sono state selezionate una settantina; e ogni puntata, da quel che ho capito, serve a individuare con una serie di prove a eliminazione un autore che poi andrà in finale; i finalisti saranno 12. In palio la pubblicazione con Bompiani.
Personalmente non ho potuto partecipare, perché era aperto solo a gente che non avesse mai pubblicato una cippa; ma anche potendo non credo che avrei mandato qualcosa.
Non è una questione di snobbismo culturale; è solo che io scrivo fantasy, genere che Bomapiani, a quanto ne so, non tratta. E il mio ragionamento, almeno a giudicare da quanto è successo nella prima puntata, non è sbagliato.
I giudici sono Andrea De Carlo, Giancarlo De Cataldo e Taye Selasi. Di quest'ultima non so che dire. E' un caso letterario, quindi ci credo che è brava; ma non può di certo passare inosservato che è, perdonate il termine, anche una figa da paura. Beata lei che è bella e brava. Sono invidiosa, lo ammetto.
Riguardo agli altri due, di De Carlo ho letto un libro solo e mi è bastato per tutta la vita; De Cataldo ancora mi manca, però ha detto delle cose intelligenti durante la trasmissione e questo me lo rende simpatico.
Passiamo ai concorrenti.
Prima parlavo di casi umani; infatti, dei sei selezionati dopo la prima scrematura (bisognava avere due sì su tre, nella tradizione dei talent), c'erano: un giornalista ricoverato due volte in manicomio (che ha detto, testuali parole, io di sesso non ne faccio tanto ma lo immagino molto); un onanista reo confesso; una ex anoressica; uno che era stato in prigione; un'operaia insoddisfatta del suo lavoro in fabbrica; un ragazzo con problemi famigliari vissuto per strada.
Sarà un caso che i romanzi migliori appartengono a persone con storie così traumatiche? Forse sono quelli che hanno più da dire? O forse li hanno presi apposta altrimenti i confessionali erano una palla? Non lo so; questo ce lo diranno le prossime puntate; per ora è andata così.
Da questi sei i giudici ne hanno poi eliminati due (il giornalista con problemi psichiatrici e l'onanista). Quelli rimasti sono stati divisi in coppie e madati a vivere un'esperienza "forte", sulla quale poi hanno dovuto scrivere.
Paradossalmente queli che hanno fatto peggio sono stati i due che avevano vissuto l'esperienza più suggestiva, ossia la visita in un centro sociale.
Insomma, non è difficile trovare qualcosa da dire dopo aver visto un posto così; e il tranello della banalità è facilmente intuibile ed evitabile. Invece i due ci sono cascati in pieno e sono stati eliminati.
Quelli rimasti hanno dovuto affrontare l'ultima prova: convincere Elisabetta Sgarbi della bontà della loro opera in 1 minuto. Per fortuna lei i romanzi li aveva letti, quindi non è stata una prova folle come può sembrare.
Ha vinto il ragazzo vissuto per strada. Hanno detto che ricorda molto John Fante nelle tematiche, ma vabbé; per questa puntata era il meglio che avevano.
Che cosa posso dire?
A me non piace la letteratura che Masterpiece sembra ricercare, ossia il realismo tragico; ma è una questione di gusti del tutto personale.
Di certo, tornando al discorso del fantasy, posso affermare, sulla base di ciò che ho visto finora, che quest'ultimo genere non sarà granché preso in considerazione.
L'operaia aveva scritto un fantasy; parlava di un albero che si reincarna in una ragazza, ma aveva anche richiami al sociale e al mondo della fabbrica. I giudici hanno apprezzato questo secondo aspetto, ma hanno snobbato il lato fantastico. De Carlo le ha testualmente detto che avrebbero voluto "più fabbrica" e "meno quercia".
E' ovvio che se questo romanzo fosse passato e avesse vinto il programma un bravo editor lo avrebbe preso, epurato di tutti gli elementi fantastici e trasformato nella biografia di un'operaia qualsiasi; quindi sono contenta per la signora che alla fine è stata eliminata. Non pubblicherai con Bompiani, ma ti terrai integro quello che hai scritto così come lo volevi scrivere tu.
Devo fare un'ultima considerazione su De Carlo, che è il "giudice cattivo". Io sono entrata in empatia con questi tre poveretti costretti a leggersi migliaia di pagine che sicuramente saranno piene di orrori, e capisco bene il povero Andrea che strappa le pagine; ma di sicuro c'è anche molta spettacolarizzazione. Se gli toglievano la giacca e gli accorciavano le maniche della maglia sarebbe sembrato Simon Cowell. 

martedì 5 novembre 2013

L'uomo di metallo

Beh, ora che è stato reso pubblico penso di poter finalmente sciogliere il riserbo.
Ricordate quel racconto scritto quest'estate che stava partecipando a un concorso?
Ebbene, si trattava del Premio Aktoris indetto dalla Casa Editrice GDS.
Non ho ancora vinto niente, sia chiaro; sono solo entrata, assieme ad altri 26 racconti (se li ho contati bene) nella seconda fase del concorso.
Ora verranno tutti pubblicati in ebook; il vincitore assoluto sarà quello che venderà di più.
In sostanza, quindi, si tratterà di una gara a chi è più bravo nel marketing. Mi farebbe piacere vincere, altroché (si ha in premio la pubblicazione di un romanzo), ma finora sono soddisfatta così; perché il racconto verrà pubblicato con ISBN e sarà possibile acquistarlo e leggerlo.
Parliamo di questo racconto, allora, così comincio a farvi venire un po' di curiosità.
Il titolo è quello del post, "L'uomo di metallo".
Ho deciso di calssificarlo come "fantascienza" perché non sapevo bene come collocarlo.
In realtà avevo un'idea per un dieselpunk e ho sfruttato il concorso per metterla su carta; ma non sono sicura di aver centrato in pieno il mio obiettivo. Oh, sì, è ambientato negli anni '30 (1936, per l'esattezza) e c'è della tecnologia incredibile per l'epoca, e ci sono anche i nazisti, ma non ho ricreato esattamente l'atmosfera che avevo in mente per un dieselpunk.
Questo non significa che il risultato non mi piaccia, anzi; ne sono comunque molto soddisfatta.
Ci ho lavorato per un mesetto (anche se sono solo undici pagine) perché ha un'ambientazione storica, e ho cercato di essere quanto più accurata possibile.
Ci sono diverse chicche storiche di cui potrei parlarvi, ma ho deciso che lo farò quando il racconto sarà in vendita, per una sorta di promozione; marketing, insomma.
Per ora sappiate solo che sarà possibile acquistarlo dall'1 dicembre.
I risultati del concorso sono qui; così potete vedere anche chi altro è stato selezionato.
Penso che non mi resti che augurare in bocca al lupo a tutti e che vinca il migliore!