giovedì 29 settembre 2011

Hyperversum


HYPERVERSUM, di Cecilia Randall
Giunti Editore, 720 pagine, €8,90

Giudizio: 3,5/5


Daniel è un giovane ventenne americano che studia fisica e ha la passione per i videogame. In particolare ama giocare a Hyperversum, emozionante gioco di ruolo ambientato nel medioevo, attraverso il quale è possibile vivere esperienze molto realistiche tramite un casco e dei guanti analogici.
Durante una partita, però, qualcosa va storto e Daniel e i suoi amici si ritrovano davvero nel medioevo, più precisamente in Francia nel 1214, quasi alla viglia della battaglia di Bouvines che vedrà contrapposti i francesi agli inglesi e all'Impero.
I nostri eroi, capeggiati dal maggiore, Ian (è lui il protagonista, in realtà Daniel fa solo la spalla) dovranno sopravvivere in quel mondo nuovo e ostile.
Di sicuro, per storia e coinvolgimento questo libro merita cinque stelline; devo ammettere che ho fatto abbastanza fatica a staccarmene, e ora che l'ho finito sono un po' triste.
Allora perchè solo tre stelline e mezza, chiederete voi?
Intanto per i personaggi.
Tutti hanno grandi manifestazioni di gioia e ancora più stratosferiche manifestazioni di dolore. Gli uomini non fanno altro che abbracciarsi. Le donne sono dame impalate, e non solo quelle del medioevo, ma anche le ragazze che arrivano dal XX secolo attraverso Hyperversum. C'è un bambino di tredici anni che si comporta come se ne avesse otto.
Insomma, per farla breve, sono poco credibili. Non dico che siano tratteggiati male, ma davvero a volte si comportano in maniera insensata. Ian ha dei momenti notevoli, ma per il resto del tempo lo prenderesti a schiaffi. Alcuni nobili francesi li avrei volentieri abbattuti a colpi di spada, primo fra tutti il duca di Champagne (peccato che storicamente dovesse sopravvivere alla battaglia!).
Seconda osservazione: il libro è cosparso di ripetizioni. Ora, siccome c'è di sicuro stato un editing (insomma, è edito da Giunti!) questo è inaccettabile.
Non si tratta solo di ripetizioni nella stessa pagina (sebbene anche quelle siano presenti) ma anche di parole utilizzate con frequenza irritante in tutto il libro come "Piccioni", "Gioco di maschere", "Battesimo del fuoco".
Infine, tutti chiacchierano davvero troppo di cose inutili; i peggiori sono Ian e Daniel, che si dicono un sacco di cose sdolcinate (in maniera del tutto irrealistica, tornando al discorso di prima).
Perché Hyperversum impazzisce e diventa una macchina del tempo? Questo non si sa. Forse si scoprirà negli altri due libri della saga; spero che si scoprirà.
C'è da dire che questo è il primo romanzo della Randall, che è una scrittrice italina stimatissima. Forse dovevo cominciare a leggerla dall'ultimo suo libro, Gens Arcana, uscito per Mondadori nel 2010, perché di sicuro avrei trovato uno stile molto più maturo. Può darsi che leggerò anche questo, una volta terminata la saga di Hyperversum (si, beh, in effetti sono curiosa di sapere come finisce).
Comunque una cosa devo dirla: complimenti per la ricostruzione storica, abbastanza corretta e accurata. Io lo so che cosa significa scrivere un romanzo storico, e non è per niente facile.

martedì 27 settembre 2011

Incontro con Lara Adrian

Volevo fare questo post già da domenica, ma me ne sono dimenticata. Colpa dell'università che è riniziata e già mi ha completamente riassorbito il cervello.
Comunque, domenica pomeriggio sono andata a sentire Lara Adrian che, per chi non lo sapesse, è una scrittrice americana che attualmente si occupa di paranormal romance; in realtà proviene già dal romance, anche se prima si occupava del genere "storico" utilizzando uno pseudonimo.
La sua opera è una serie di più di dieci libri, ancora incompleta, globalmente intitolata "La stirpe di mezzanotte". Parla di un gruppo di vampiri e delle loro compagne umane, ma non chiedetemi di più perché ho letto solo il primo e non me lo ricordo tanto bene.
In America sono arrivati a pubblicare il numero nove, da noi invece è uscito a inizio mese il sesto per la Leggereditore.
Avevo già parlato di questa scrittrice in un precedente post (http://valentinacapaldi.blogspot.com/2010/05/il-bacio-di-mezzanotte.html) nel quale esprimevo il poco feeling che ho con questo genere, tuttavia era una bella occasione poter sentire parlare una scritrice di successo nella mia città e così sono andata alla presentazione.
Lara Adrian è una bella signora, che parla un americano strettissimo (non ho capito una parola, per fortuna c'era una bravissima traduttrice/moderatrice), che scrive a una velocità sconvolgente e ha un sacco di idee.
Siccome le cose a cui faccio più attenzione nelle presentazioni riguardano la scrittura in sé, viste le mie inclinazioni, posso riportare un paio di osservazioni che mi hanno colpita.
Intanto, come ben sappiamo, in America gli scrittori utilizzano tantissimi pseudonimi. La Adrian ha spiegato che è una questione pratica, perché il pubblico si abitua a conoscere uno scrittore che fa un certo genere con un certo nome, e si aspetta sempre più o meno la stessa cosa da lui. Se si vuole cambiare genere, bisogna inventare uno pseudonimo. Il risultato è che ci sono autori con un pubblico vastissimo che scrivono cose diverse, ma che in realtà sono la stessa persona.
La seconda osservazione riguarda una cosa con cui sono d'accordissimo, e cioé che per ottenere il massimo sviluppo caratteriale di un personaggio bisogna fargli passare di tutto. A quanto pare, il protagonista dell'ultimo libro della Adrian uscito in Italia ha una vita molto difficile, e in effetti questo aiuta a farlo evolvere.
Se volete leggere i libri della serie "La stirpe di mezzanotte" li trovate tutti editi da Leggereditore e costano 10 euro l'uno. Forse solo per il primo potreste avere difficoltà, in quanto l'altro giorno è uscito un libro che racchiude i primi tre e quindi il primo romanzo della serie sembra sparito dalle librerie. Questa raccolta costa, se non sbaglio, € 16,90.

Legge Levi? No, grazie

Questa è un'iniziativa partita dal blog "Sangue d'inchiostro" (http://sanguedinchiostro.blogspot.com/2011/09/legge-levi-no-grazie-lettori-italiani.html)

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Cari lettori,

dal 1° settembre è entrata in vigore in tutta Italia la Legge Levi, dal nome del suo primo firmatario, che mette un tetto del 15% agli sconti che le librerie e i siti di vendita online potranno effettuare sui loro libri. Tutto ciò ha fatto indignare lettori e librai sin dall’inizio principalmente per due motivi:

- La Legge Levi non pone solo un limite agli sconti sui libri, pone un limite alla libertà del singolo cittadino che non può facilmente contribuire alla sua cultura personale, specialmente in tempi di crisi come questi dove il risparmio è all’ordine del giorno.

- La Legge Levi è stata creata per aiutare le piccole librerie, settore a rischio dinanzi ai colossi del marketing letterario, i piccoli editori e gli scrittori emergenti. Ma se la gente in Italia già leggeva poco, adesso lo farà ancor meno, poiché sono molto pochi coloro che hanno le possibilità economiche di spendere 2O.OO€. E, ammettiamolo, anche se venisse applicato lo sconto del 15% il prezzo scenderebbe di pochissimo e non aiuterebbe in ogni caso l’acquirente. Tutto ciò non va, alla luce dei fatti, a favore di coloro che la legge afferma di voler "tutelare", anzi. Come può migliorare la situazione delle piccole case editrici e degli scrittori emergenti se il numero dei lettori scende vertiginosamente a causa dei prezzi proibitivi?

- La legge Levi è stata fatta passare anche come un avvicinamento ai metodi internazionali per promuovere lo sviluppo della cultura. Ma da quando in qua in Italia viene promossa la cultura? E’ inutile prenderci in giro con spot che incitano a leggere quando il prezzo di un libro qui in Italia è così esorbitante, mentre in paesi come l’Inghilterra è decisamente minore (massimo 15,00€ per un libro rilegato, successo dell’anno e novità imperdibile!); senza toccare il doloroso tasto della versione “economica”, che ci viene propinata comunque ad un prezzo fin troppo alto per le nostre tasche.

- La legge Levi viene definita da molti Legge Anti-Amazon, il rinomato sito su cui, sino al primo Settembre, ci era possibile acquistare libri di ogni sorta a prezzi convenienti. Sin dalla sua apertura, Amazon è infatti diventato il punto di riferimento della maggior parte dei lettori, in particolar modo quelli giovani.
La legge in questione, naturalmente, ha bloccato la continua offerta di sconti e promozioni che il sito offriva agli acquirenti, al fine di favorire le vendite delle librerie. Si presuppone che la gente smetta di comprare online a causa del limite di sconto e al completo annullamento di offerte speciali. Proprio ora che, grazie a questo sito e altri simili, sempre più giovani si avvicinavano con entusiasmo alla lettura.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che si basa il progetto “Legge Levi? NO GRAZIE”, a cui questo spazio online aderirà d’ora in poi.
Perché ci sentiamo derubati della libertà di coltivare le nostre passioni senza possibilità di appello; stanchi di vedere che la cultura venga considerata un lusso che pochi possono permettersi. Vogliamo dire no a questo regime in cui tutto ha un prezzo troppo elevato per noi poveri cittadini, in cui l'ignoranza diventa la via più facile per la felicità. Vogliamo ribellarci, seppur pacificamente. Come? Facendo in modo di non portare più neanche un singolo centesimo nelle casse delle librerie.

- Acquistando libri esclusivamente da Amazon come indennizzo per la pessima accoglienza che ha ricevuto sin dalla sua apertura qui in Italia;
- Usufruendo di siti dell’usato come comprovendolibri.it ;
- Utilizzando maggiormente lo scambio di libri su Anobii

Ringraziamo tutti coloro che, nel loro piccolo, aderiranno a questo progetto, siano essi blog o siti che pubblicizzeranno l'iniziativa e vi aderiranno e, specialmente, i singoli utenti che seguiranno il nostro esempio, aiutandoci a far capire ai politici che questa legge è del tutto inutile e va a discapito di ogni buon lettore. Abbandoniamo il pensiero che sia tutto inutile, che il nostro gesto non cambierà nulla. Proviamo invece a convincerci che, se ognuno di noi ci crede, il nostro impegno potrebbe portare al risultato che speriamo.

domenica 25 settembre 2011

Scrivere per young adults

Oggi facciamo alcune considerazioni sulla tecnica narrativa, dato che è da un po' che non trattiamo questo argomento.

SCRIVERE PER YOUNG ADULTS
I libri per ragazzi devono rispettare regole precise. Un tempo tra queste rientrava anche "niente violenza poca morte e niente cose troppo brutte", ma adesso le abitudini sono decisamente cambiate. Del resto i ragazzi sono già abituati alle tematiche "adulte" dalla tv e dai videogiochi, e questo non è un luogo comune.
Se consideriamo quello che, negli ultimi anni, è stato il libro per ragazzi per eccellenza, cioè Harry Potter, ci rendiamo conto che, mentre il primo romanzo era effettivamente adatto al target, poi man mano la serie è diventata sempre più per adulti; o meglio, come li definiscono oggi, young adults.
Non starò qui a disquisire se sia giusto o meno che nei libri per ragazzi ci siano cose oscure; ci sono, punto e basta.
Ovviamente sono un po' diluite, nel senso che le scene più violente vanno tagliate; ma se alcuni personaggi muoiono in maniera non proprio tranquilla va bene lo stesso.
La seconda cosa da osservare è che nei romanzi per ragazzi niente va dato per scontato. Questo vuol dire che bisogna spiegare tutto, anche le cose più ovvie. Di solito questo dà fastidio ai lettori adulti, che si lamentano di considerazioni inutili, però bisogna tener presente che i ragazzi non sono in possesso di tutte le informazioni che l'esperienza fornisce a un adulto!
Terza cosa: il ragazzo, ancora più che l'adulto, ha bisogno di identificarsi con i personaggi, e questo è il motivo per cui nella stragrande maggioranza dei casi i protagonisti sono giovani. Non è proprio obbligatorio, però, raccontare storie di ragazzini. Se lo scrittore è abbastanza bravo, crea personaggi con uno spessore maggiore di quello della carta velina e mostra invece di raccontare, riesce a ottenere un coinvolgimento anche se narra di bicentenari. Ricordo che, quando ero ragazzina, leggevo libri con personaggi adulti dalle pagine dei quali non riuscivo a staccarmi, e perciò è così; sta tutto alla bravura dello scrittore.

sabato 17 settembre 2011

I figli di Atlantide


I FIGLI DI ATLANTIDE, di Mario de Martino.
Casini Editore, € 16,90. Numero di pagine = la Casini non mette il numero di pagine, comunque sono tantine!

Giudizio: 4/5


Finalmente, dopo tanto tempo, sono riuscita a leggere qualcosa di Mario De Martino, un autore giovanissimo (non ha nemmeno vent'anni) che è già al suo quinto romanzo e ha spaziato dal fantasy, alla letteratura per ragazzi, all'horror e, infine, al thriller.
Ho sempre letto, nelle varie recensioni, che si tratta di un autore molto bravo. In effetti sì, è molto bravo. Ovviamente al di sotto di questo romanzo c'è un'operazione di editing, servita sopratutto, credo, a correggere le imprecisioni che in un testo simile sono inevitabili; ma secondo me gran parte della farina è del sacco dell'autore, per dirla con un proverbio.
Un thriller, quindi. Non è il mio genere preferito, ne leggo pochi e perciò non sono in grado di giudicare con piena cognizione di causa, ma mi sembra che questo sia ben costruito.
Sarah, Ivan e Seiji sono tre ragazzi provenienti da diverse parti del mondo che vengono invitati a una conferenza a New York dal misterioso professor Morgan. Non vi dirò altro della trama, se non che c'è un coinvolgimento diretto di Atlantide, aspetto che dona un che di fantastico al romanzo; rimarcato, forse, anche dal fatto che il libro non è autoconclusivo come in genere i thriller, ma lascia portoni spalancati per un seguito, secondo la tradizione del fantasy.
Lo stile è perefetto, tanto da avere l'impressione che l'autore non sia un giovane italiano, bensì un affermato scrittore americano.
Molto precisa la ricostruzione dei luoghi, nonostante immagino che in molti di questi Mario non sia mai stato.
Una cosa carina, forse dovuta all'editore, è che certe parti sono presentate per immagini, come per esempio alcuni degli enigmi che i protagonisti devono risolvere.
L'unica cosa che mi ha lasciata perplessa è la caratterizzazione dei personaggi, tutti un po' bidimensionali a parte Sarah che può essere considerata la protagonista, nonostante siano presentati i punti di vista anche di molti altri. Forse però dipende dal genere stesso; in fondo in quasi tutti i thriller la storia prevale sui personaggi, ed è il motivo per cui non amo questo tipo di romanzi.
Per non cocludere con una nota negativa, rinnovo i miei complimenti a Mario, perché non tutti sono in grado di scrivere un libro così.