domenica 27 marzo 2011

Il silenzio di Lenth

IL SILENZIO DI LENTH, di Luca Centi.
Piemme Freeway, 430 pagine, € 20,00.

Giudizio: Abbandonato a pag. 118

Ho tentato di arrivare alla fine di questo libro, ma mi sono arresa presto. La storia comincia in maniera interessante, narrando di quattro ragazzi terrestri che, attraverso una sorta di trip onirico, scoprono di essere i custodi di pietre magiche provenienti dal mondo di Lenth che sigillano un dio. Essendo queste minacciate da un uomo malvagio, i custodi partono per Lenth alla ricerca di una soluzione e di chiarimenti circa il loro ruolo. A questo punto l'ambientazione cambia e ci ritroviamo a Lenth a seguire le vicende degli abitanti del luogo, mentre i poveri custodi vengono abbandonati a chissà quale destino. Da qui la trama diventa noiosetta. E' vero, non ho letto molto, ma fin dove sono arrivata mi è parsa molto banale: un bambino viene trovato da un mago, si scopre che è figlio di un dio e, da quanto si evince dalla quarta di copertina, diventa un eroe. I personaggi risultano abbastanza bisimensionali, nonostante qualche tentativo poco riuscito di renderli più interessanti. Per esempio, in questo senso abbiamo un soldato tormentato per non essere riuscito a diventare un mago. A questo proposito devo fare un appunto negativo: ci troviamo in un villaggio in cui la gente fa il mago oppure, se non è portata, è costretta a fare il guerriero; ma se qualcuno invece volesse diventare contadino o artigiano? Come fanno a vivere in questo posto, chi produce cibo e utensili? Questo non è spiegato e da qui ci colleghiamo al punto più dolente del libro: è molto raccontato e per niente mostrato. Che cosa vuol dire in pratica? Che è impossibile per il lettore visualizzare ciò che accade, perché le descrizioni sono ridotte all'osso. Questo per altro azzera ogni possibile coinvolgimento emotivo. Per esempio, a pagina 100-101 si descrive una sessione d'addestramento militare di alcune giovani reclute senza minimamente accennare al luogo in cui si trovano. Di solito per scene simili uno s'immagina un campo di terra battuta con tende, rastrelliere per le armi, bersagli ecc... invece alla fine del paragrafo c'è questa frase: " - Come posso insegnare cose in cui io stesso non credo? - si chiese fissando i dipinti appesi sulla parete della stanza". Ma quale stanza? Quando mai è stato detto che siamo in una stanza? In altre occasioni, invece, si sprecano i dettagli inutili per es. pag. 118: "... concluse con tono grave, bevendo un bicchiere di litino tutto in un sorso, malgrado il suo elevato tasso di lizio, seme del fiore lito, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche". A parte che, se questa sostanza è così tossica, non si capisce come sia possibile berla senza morire, la domanda è: obiettivamente, che utilità hanno queste informazioni per l'economia della storia? E' un libro noioso, scritto in un modo che fa calare a zero la voglia di proseguire, e secondo me è stato editato senza un'attenzione davvero scrupolosa, perché ho trovato alcune contraddizioni palesi:
Pag. 95. In questa frase, prima si afferma che il personaggio non capisce una cosa, ma poi in realtà si dà una spiegazione:
"Continuava a rileggerla da ore, cercando di capire come potesse una madre abbandonare il proprio figlio; nei piccoli paesi di Heldar la superstizione trovava spesso terreno fertile nella mentalità chiusa dei suoi abitanti. Non doveva dunque sorprendere se la nascita di un neonato con un marchio nero sulla fronte fosse stata accolta come segno di sventura".
Pag. 116. Queste sono le battute in sequenza di uno stesso personaggio, che non sa decidere se dare del voi o del lei al suo interlocutore:
"Lasciateci almeno spiegare i termini dell'accordo. Saremo noi a proteggerla e ad assisterla".
"Pensate piuttosto a ciò che ci guadagnereste voi".

domenica 20 marzo 2011

Cacciatori di Vampiri

CACCIATORI DI VAMPIRI, di Collen Gleason.
Newton&Compton editori, 279 pagine, € 4,90.
Titolo originale: "The rest Falls away"

Giudizio: 3/5

Victoria Gardella, giovane della società bene della Londra ottocentesca, è appena diventata una Cacciatrice di vampiri, in linea con la tradizione della sua famiglia, i Gardella.
Questa è l'idea di fondo del romanzo, che mescola "Orgoglio e pregiudizio" e "Buffy". Miss Victoria è impegnata, tra una caccia e l'altra, a partecipare ai balli per sposare (ovviamente) lo scapolo più bello, ricco e ambito.
Tutta la storia è una mescolanza di elementi da romanzo di Jane Austen e di urban fantasy e quindi alle scene di Victoria che impala vampiri troviamo alternate altre che vedono sua madre con rispettive amiche impegnate a divorare pasticcini al limone e a discutere di matrimonio.
Nella trama ci sono cose obbiettivamente assurde, come la cameriera di Victoria che ne sa più di lei sui vampiri e che è capace di nascondere paletti nella capigliatura assurdamente folta della sua padrona spacciandoli per bastoncini cinesi (ma se un paletto avrà un diametro di almeno dieci centimetri, come è possibile che nessuno si accorga che c'è qualcosa che non va?).
Comunque la storia è scorrevole e anche abbastanza coinvolgente, tanto è vero che ci ho messo poco a leggerlo.
Ci sono un paio di personaggi molto interessanti, ovvero il cacciatore di vampiri Maximilian Pesaro (però ho da ridire sul suo nome: è italiano, e allora perché si chiama Maximilian?) e il misterioso Sebastian Vioget che gestisce un pub per vampiri. In realtà non sono approfonditi al massimo, ma visto che ci sono quattro seguiti immagino che la lacuna verrà colmata.
Le scene di sesso sono quelle descritte meglio, per altro tenendo conto dell'epoca e quindi attribuendo a Miss Victoria una certa pudicizia. Al contrario, i combattimenti fanno acqua da tutte le parti. Ho provato a immaginarli e ho scoperto che metà delle azioni dei personaggi sono impossibili da eseguire.
I vampiri impalati fanno "Puf", come in Buffy.
La traduzione migliora verso metà, ma all'inizio è abbastanza pessima. Ci sono un sacco di puntini di sospensione, sopratutto in mezzo ai dialoghi, e ripetizioni. Ecco una frase d'esempio: "Ma resta il fatto che ho fatto quello che doveva essere fatto. E in futuro farò quello che dovrà essere fatto."
In conclusione: non è un romanzo perfetto, ma si legge bene e fa trascorrere qualche ora piacevole.

sabato 19 marzo 2011

Consiglio di lettura per la festa del papà

Se nella nostra tradizione cattolica/occidentale la Madonna è la mamma per eccellenza, di rimando il papà sarà sicuramente San Giuseppe.
Dato che oggi si festeggia proprio lui, consiglio vivamente "Il Vangelo secondo Gesù Cristo" di Saramago, l'unico libro che abbia letto finora che affida un ruolo importante al falegname di Nazareth; un ruolo importante e anche scomodo, per certi punti di vista.
A parte ciò, ci sono innumerevoli motivi per leggere questo libro, tra cui quello che Saramago, a mio avviso, è uno degli scrittori migliori che siano mai esisiti; sicuramente il migliore che io abbia mai letto.
Se non vi siete mai approcciati a questo autore vi avviso che ci metterete un po' a entrare nel suo stile, che è molto peculiare.

venerdì 18 marzo 2011

Mahayavan vol.2: come acquistarlo

Ecco qui il link per acquistare il volume 2 di Mahayavan:
http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/mahayavan-racconti-delle-terre-divise---volume-due/15155166
Costa € 18,50 stampato, oppure € 6,50 in pdf. Comprese le spede di spedizione, spenderete meno che per l'ultimo libro di Ken Follet, e quelli di Lulu sono velocissimi nelle spedizioni e fanno libri di buona qualità (l'ho sperimentato, quindi parlo con cognizione di causa).
Volete qualche altra buona ragione per acquistarlo?
Allora ecco l'incipit del mio racconto:
"«Siamo arrivati, signore», disse Aleim aprendo lo sportello della carrozza.
«Finalmente. Mi sa che sono diventato troppo vecchio per viaggiare,» rispose l’ambasciatore Haklaiht tirandosi su dal sedile. Aleim lo aiutò a scendere lo scalino della carrozza.
«Sapete che non è così, signore, quindi smettetela di dirlo,» ribatté con serietà. Aleim non scherzava mai, e non capiva gli altri quando lo facevano. Era una delle tante cose che lo accumunavano a sua sorella gemella Aleiae, in quel momento impegnata a lanciare occhiate minacciose alla delegazione di Fallinen che era venuta ad accogliere l’ambasciatore. Un’altra cosa che Aleim e Aleiae avevano in comune era la volontà di proteggere Haklaiht a ogni costo; non si trattava di un semplice lavoro, era una missione di vita.
"
Posso dirvi che è un bel racconto; è ovvio che io sono un pochettino di parte, però ogni volta che lo rileggo mi dico di aver fatto un lavoro accetabile.
Come il primo volume, anche questo è corredato da splendide illustrazioni per ogni racconto.
Insomma, se siete appasionati di fantasy non potete proprio perdervelo.

PS: questo post è sfacciata promozione commerciale, però è bello avere qualcosa da pubblicizzare ogni tanto.

giovedì 17 marzo 2011

Consigli di letture per l'unità d'Italia

Ecco un po' di consigli classici (e anche monotematici, visto che parliamo per lo più di Sicilia) per questa giornata. Se ancora non avete letto questi libri... beh, cosa state aspettando?

I VICERE', di Federico De Roberto. Prima edizione: 1894
Attraverso una nobile famiglia catanese, gli Uzeda di Francalanza, assistiamo alla storia del risorgimento meridionale e dei primi anni dell'unità d'Italia; il romanzo è, infatti, ambientato tra il 1855 e il 1882.
Uno dei capolavori del verismo italiano assieme ai Malavoglia di Verga.

IL GATTOPARDO, di Giuseppe Tommasi di Lampedusa. Prima Edizione (postuma): 1958
Uno dei libri più belli che abbia mai letto. La nuova epoca dell'unità viene esaminata dal punto di vista del principe Salina, vecchio baluardo della nobiltà siciliana. Il romanzo rileva quanto possano essere vuoti i cambiamenti.

Ricordiamo poi la novella "Libertà" di Verga, che tratta della rivolta dei contadini siciliani di Bronte del 1860 sedata, in maniera un pò sommaria, da Ninio Bixio inviato da Garibaldi.
Di questa riporto un passo:
"Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: "Viva la libertà!". Come il mare in tempesta. La folla spumeggiava e ondeggiava davanti al casino dei galantuomini, davanti al Municipio, sugli scalini della chiesa: un mare di berrette bianche, le scuri e le falci che luccicavano".

mercoledì 16 marzo 2011

Mahayavan Volume 2 - Copertina

Questo blog è carente di aggiornamenti, lo so. In realtà ho in mente d'iniziare due rubriche, ma devo trovare il tempo per preparare una cosa seria.
Intanto ho finalmente una bella notizia, ossia l'imminente uscita del volume 2 di Mahayavan. Quando avrò dettagli più precisi li comunicherò, ma intanto ecco la copertina.

Come potete leggere (anche se nell'immagine si vede un pò in piccolino), tra gli autori c'è anche il mio nome, perché la raccolta contiene anche il mio racconto!
Parlerò più diffusamente di questo racconto nel prossimo post che farò in argomento.
Restate collegati!

mercoledì 9 marzo 2011

L'uomo che dipingeva con i coltelli

L'UOMO CHE DIPINGEVA CON I COLTELLI, di Marco Mazzanti.
Deinotera Editrice, 136 pagine, € 11,00.

Giudizio: 3/5

Marco Mazzanti è uno scrittore con un grandissimo potenziale che ha all'attivo altri due romanzi: "La nave del destino. Asia", sempre per Deinotera Editrice, e "Demetrio dai capelli verdi" per Edizioni Eiffel.
Il romanzo "L'uomo che dipingeva con i coltelli" nasce da un brevissimo racconto dell'autore, dal titolo "Riflesso viola" e riportato alla fine del libro.
Devo dire che l'idea di fondo è molto interessante. Dmtrj è un giovane albino che recupera la vista grazie all'intervento di un mago e, scoperti i colori, si appassiona all'arte in maniera insana, tanto da cominciare a classificare le persone in base alle loro cromie. Ama dipingere con i coltelli e, ovviamente, da qui a utilizzare la pelle umana come tela il passo è breve.
La sua storia s'incrocia con quella di Scile, figlio di una strega che si prostituisce per vivere ma allo stesso tempo si vendica per il suo destino uccidendo i clienti.
Il romanzo è scritto molto bene, sopratutto perché riesce a rendere le idee dei colori con le parole, cosa non facile. Si alternano parti in prima persona ad altre in terza che danno movimento e permettono di seguire entrambi i protagonisti.
Purtroppo però è breve, brevissimo. Le cose succedono troppo in fretta, senza approfondimento. Sopratutto il personaggio di Scile è appena svelato ed è un peccato, perché aveva un grandissimo potenziale.
L'intero libro sarebbe da riprendere in mano e riscirivere in maniera molto più ampia; sono sicura che verrebbe fuori un capolavoro perché, ripeto, l'idea è molto buona e l'autore ci sa fare con la scrittura.