domenica 21 marzo 2010

Del perché mi piace scrivere

Rilfettevo che mi dà una soddisfazione enorme quando finisco un romanzo o un racconto il vederlo stampato sulla mia scrivania in un bel pacchetto voluminoso di fogli A4, perché penso che non si tratta di pagine piene della stessa parola ripetuta all'infinito (alla Shining), ma di una storia ambientata in un mondo che ho inventato e costruito io.
Insomma, mi stupisce ogni volta l'essere riuscita a rimepire tanti fogli.

lunedì 15 marzo 2010

Shutter Island&Percy Jackson

Questo per me è stato un week-end di cinema, giusto perché frequento gente che asseconda il mio fanatismo per la settima arte.
Sabato sera ho visto un film molto bello; domenica ho visto un film molto... beh, non so come definirlo. Forse "imbarazzante".
Procediamo con ordine.

"Shutter Island" di Martin Scorsese

Tratto da un romanzo di Dennis Lehane, stimato maestro di thriller, autore anche del libro da cui Clin Eastwood ha tratto "Mystic River", è un film fatto benissimo.
Lo so, parliamo di Scorsese. Difatti si vedeva: a parte la storia in sé, che comunque era ben gestita, quello che maggiormente mi ha colpita è stata la capacità della regia di mantenere la suspence. Ogni cinque minuti ti chiedevi: "Oddio, e adesso che cosa succederà?". Per esempio (attenzione, spoiler!): alla fine Leo Di Caprio (che è diventato l'attore feticcio di Scorsese, chissà perchè), entra in un faro alla ricerca del suo collega. Spalanca diverse porte e trova tutte stanze vuote. Alla fine giunge di fronte all'ultima porta, ma non è che la apre subito. Prima la telecamera inquadra la porta, parte la musica inquietante, il personaggio appoggia l'orecchio contro il legno... insomma, suspence.
"Shutter Island" è proprio quello che si definisce un thriller teso.

"Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo" di Chris Columbus

Sarò sincera, questo libro non l'ho letto. Non ancora.
Tuttavia sono sicura che non fosse così.
Un film stupido, ma stupido stupido! Pieno di incoerenze, con personaggi nemmeno di plastica, ma di cartongesso, completamente privi di sentimenti!
Il protagonista nel giro di dieci minuti scopre di essere il figlio di Poseidone e perde la madre, uccisa da un Minotauro. Il giorno dopo se lo dimetica e corre dietro alla bellona di turno.
E il cattivo? Insomma, aveva delle motivazioni serie per essere cattivo, ma nessuno sembra disposto ad ascoltarlo.
E gli Dei? Intanto erano attori di telefilm, che non dicono in generale siano scadenti, ma questi di sicuro non erano granché. Per esempio Poseidone era interpretato da Kevin "Grey's Anatomy" Mckidd, che qualunque cosa faccia ha sempre la stessa espressione sofferente, mentre Atena era Melina "CSI New York" Kanakaredes.
Ade all'inzio viene mostrato come un demone di fuoco (figo!); poi indossa i panni di un metallaro (sigh!).
Robe assurde.
E i tre protagonisti? Capiscono nel giro di un nanosecondo di essere nl covo di Medusa e sanno benissimo come sconfiggerla, salvo poi perdersi in un bicchier d'acqua contro l'Idra e commettere il classico errore dell'eroe sfigato di tagliarle le teste.
Bah, che robaccia.
Le uniche degne di nota sono Uma Thurman nei panni di Medusa e Jessica Alba in quelli di Persefone. Per lo meno le attrici brave rimangono brave anche in mezzo alla compagnia teatrale della parrocchia.
Mi aspettavo di più dal regista di Harry Potter.

lunedì 1 marzo 2010

Chariza. Il drago bianco

Chariza. Il drago bianco
di FRANCESCA ANGELINELLI
Runde Taarn edizioni

Segmento conclusivo di "Chariza"; la guerriera della trasparenza sarà impegnata, tra un combattimento e l'altro per salvare l'Impero, a mettere ordine nei suoi sentimenti, alterati dalla maledizione dell'avidità che in questo libro appare un po' meno buffa che nel primo, dato che viene ben approfondita.
Sarò sincera: avevo preferito "Chariza e il soffio del vento".
Alcune parti del libro andrebbero un po' sfrondate, perché ci sono precisazioni inutili: per esempio, verso la fine, si trova questa frase: "Essi avanzarono urlando come demoni e mendando fendenti per eliminare i nemici che volevano inutilmente rallentare la loro marcia". Se si rilegge la frase omettendo l'avverbio "inutilmente", ci si rende conto che sta benissimo in piedi lo stesso.
Inoltre, ci sono scene che risultano incredibili anche per un fantasy: per esempio c'è un cavallo con un QI altissimo, o un capitano delle guardie che aggredisce l'Imperatore senza che nessuno gli tagli subitanameamente la testa (del resto, sono cose che possono capitare a un Imperatore che se va in giro senza scorta).
Però Francesca Angelinelli ha talento, questo è innegabile, e del resto "Chariza" è stata la sua prima opera. Sono sicura che il suo stile si è evoluto e migliorato col tempo.
Inoltre, questa cosa del fantasy orientale mi piace molto. E' sicuramente una delle voci più originali del piccolo panorama fantasy nostrano.