mercoledì 26 luglio 2017

La ricerca della cultura è morta?

Ho visto un concorso bandito da un’importante casa editrice italiana che funziona, da quel che ho capito, più o meno così: manda il racconto di una storia vera personale; interagisci per un determinato periodo su un forum con delle persone che leggeranno il tuo contributo, ti faranno delle domande e poi decreteranno il vincitore; scrivi il romanzo con il supporto di un editor della casa editrice.
È il modo per dare vita al bestseller perfetto. Una storia di vita vissuta, che probabilmente sarà drammatica (non penso che vincerà la donna che ha trovato con facilità il suo equilibrio personale, con una famiglia splendida, un lavoro appagante e magari pure Mary Poppins per tata; perché dai, francamente chissenefrega); una protagonista donna, probabilmente tormentata (vedi sopra); l’apprezzamento del pubblico del forum, che in pratica è un’analisi dei gusti del consumatore gratuita; libro scritto da un editor, perciò in maniera accattivante.
Non c’è nulla di male in questo, intendiamoci. È un concorso che avrà le sue regole e non sarà nemmeno facile da vincere.
Eppure, ho un tarlo che mi gira nella testa da quando ho letto il bando, perché si tratterà dell’ennesimo romanzo scritto a tavolino edito da una casa editrice gigantesca. È il business della cultura, ma ormai la ricerca della cultura vera, degli autentici talenti, è completamente morta. Conta solo il personaggio dello scrittore, nel solco della bruttissima tradizione lanciata qualche anno fa da quell'obbrobrio che era "Masterpiece".
Sarà davvero questa la strada giusta?
Il romanzo che verrà fuori da questo concorso venderà il suo buon numero di copie, ma se devo essere sincera il concetto che c'è sotto mi pare lo stesso che sostiene le biografie dei calciatori.

lunedì 17 luglio 2017

Piccola riflessione su donne e fantascienza

Placatasi appena da una settimana la nostrana polemica sulle donne che non vincono il Premio Urania dal 1992 (leggere qui), ieri la BBC se ne è venuta fuori con la rivelazione che il prossimo Dottore sarà una donna. Precisamente, si tratta di Jodie Whittaker, che ha già lavorato con il nuovo showrunner Chris Chibnall.
In verità, l’idea di un Dottore donna era già nell’aria dalla rigenerazione di Matt Smith, poi il cielo ci ha portato Peter Capaldi (grazie a chiunque abbia avuto la brillante idea di assumerlo).
Come sarà un Dottore donna?
Intanto spero che continuerà a chiamarsi Dottore al maschile e che a nessuno in Italia venga in mente di tradurre in Dottoressa; a parte questo, credo che gli sceneggiatori avranno molto da lavorare per mantenere il personaggio coerente con se stesso. Il Dottore cambia carattere a ogni rigenerazione, questo è vero; ma una cosa è un lieve mutamento caratteriale, un’altra è un ribaltamento totale di ormoni.
L’esperimento è già stato tentato con il Maestro che, nelle ultime tre serie, si è rigenerato in Missy; ma con i cattivi è più facile. Un megalomane psicopatico è diventato una strega psicopatica, e l’attrice Michelle Gomez era superba nel ruolo.
Il Dottore, che invece non solo è il protagonista ma è anche buono e quindi per forza di cose molto più sfaccettato, secondo me avrà più difficoltà. C’è il rischio di farlo cadere nel ridicolo o nell’eccessivamente mieloso.
Ci fidiamo comunque degli sceneggiatori della BBC; non ci resta che attendere un imprecisato punto del 2018 per vedere.
Tutta questa premessa era per parlare delle donne e della fantascienza. Per chi non avesse seguito, la polemica è partita da un’autrice Delos che si è lamentata che le donne non vincono un Urania dal 1992, nonostante molte siano state tra i finalisti negli ultimi anni.
Ne sono seguiti commenti favorevoli e sfavorevoli e, secondo me, anche un po’ di derisione da parte degli autori maschi, poi la cosa si è placata.
È una polemica che aveva ragione di esistere?
Nello specifico, non lo so. Il premio Urania sarà sessista? Boh, non ne ho idea. Non essendo dentro i meccanismi di scelta del vincitore non posso assolutamente dirlo.
Secondo me quello su cui è interessante ragionare è il ruolo che stanno assumendo le donne nella fantascienza negli ultimi tempi, sia come autrici sia come personaggi letterari.
Perché le donne sono diverse dagli uomini, eh. Non nascondiamoci dietro a un dito. Scrivono in maniera diversa dagli uomini; puntano su temi diversi dagli uomini; e, nei loro caratteri, sono diverse dagli uomini.
Questo non toglie che siano autrici assolutamente pregevoli; penso a Tricia Sullivan, che lo scorso anno a Stranimondi si lamentava della sua solitudine come scrittrice di fantascienza donna.
Il punto, come viene dimostrato dalle convention, è che la fantascienza è ancora prevalentemente un affare da uomini. Questo per il semplice motivo che, fino a pochi decenni fa, la scienza stessa era prevalentemente un affare da uomini. Pian piano il genere si sta aprendo anche alle donne, ma è un processo molto più lento che per il fantasy. Ci arriveremo, ma ci vorrà ancora tempo e perseveranza da parte delle autrici donne.
Un Dottore donna è un buon segnale? Oppure, se vogliamo, è un buon segnale il fatto che il prossimo capitano dell’Enterprise sarà una donna? O che il nuovo Jedi è una donna?
È ancora presto per trarre conclusioni; dobbiamo solo metterci comode e vedere quale sarà l’evoluzione della fantascienza. E continuare a scriverla anche se siamo donne, naturalmente.

giovedì 6 luglio 2017

I libri del mese: giugno 2017

Ho deciso di cambiare la struttura dei post “I libri del mese” perché comincio a perdermi, sopratutto questo mese che ho comprato – colpevolmente – così tanti libri che il post verrebbe lungo due chilometri.
Questo è stato il mese della morte di Altieri e il mese in cui La Nave di Teseo ha acquisito Baldini&Castoldi, a riprova che il mercato editoriale italiano ama alla follia gli oligopoli.
Nel frattempo, però, gli editori indipendenti si sono difesi rifiutando la proposta di fare di “Bookpride” e “Tempo di Libri” un tutt’uno, con il risultato che a marzo 2018 a Milano ci saranno due fiere a due settimane di distanza l’una dall’altra.
Follia? Beh, considerando che si tratta di due cose diverse magari nemmeno tanto; i piccoli andranno a Bookpride e i grandi a Tempo di Libri, come del resto è già stato quest’anno. Vedremo come si svilupperà la faccenda, che è sempre più surreale.
Per quanto riguarda noi piccolini di Watson, invece, abbiamo in programma sicuramente Stranimondi a ottobre e probabilmente Chiari a novembre, ma ne parleremo più avanti.
Questo mese ho ricevuto un “no” dall’agenzia letteraria di cui stavo aspettando il responso; però non è stata una risposta standard, ma motivata. Questo mi fa ben sperare; almeno si tratta di un romanzo che dà da riflettere alla gente che lo legge. Devo fargli delle modifiche, ma necessito di aiuto, perciò l’ho inviato in visione a un service editoriale. Vedremo che cosa mi diranno.
Venendo finalmente ai libri del mese, per quanto riguarda le letture ho terminato la “Trilogia dei Lungavista”. Il romanzo finale (commento qui) ha tirato su tantissimo il mio giudizio sull’intera trilogia e, come ho già detto, trovo Robin Hobb molto affine a me come autrice. Ha messo mi piace al mio tweet con la recensione, peraltro, che è una cosa inutile ma che fa piacere.
Il secondo libro letto è stato un saggio sulla violenza nel Far West (commento qui) che mi serve per documentazione. A questo proposito, tra i libri acquistati ce ne sono ben tre che hanno a che fare con il Far West. Poi ho comprato:
- un romanzo storico di Jennings ambientato in Cina (un libro vecchissimo trovato su una bancarella);
- un romanzo di Orson Scott Card, per la serie “recuperiamo gli autori cardine”;
- “The danish girl”, perché finalmente hanno fatto la versione tascabile. Non lo leggerò finché non avrò pubblicato il mio nuovo romanzo, però, dato che l’argomento è lo stesso e non voglio essere influenzata;
- il nuovo “Cleopatra” di Christian Jacq, perché adoro Cleopatra;
- la Trilogia dello Sprawl di William Gibson, perché sono entrata in un periodo cyberpunk (e infatti ho finalmente preso in mano “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, a cui farò seguire “Il mondo nuovo” di Huxley).
Grazie al cielo poi il mese è finito, perché io sono rimasta di nuovo senza soldi e senza più spazio per i libri.

domenica 2 luglio 2017

Piombo, polvere e sangue


PIOMBO, POLVERE E SANGUE, di Mario Raciti
Villaggio Maori Edizioni, 229 pagine, € 16,00
Genere: saggio storico
Voto: 4/5

Questo piccolo saggio di Mario Raciti, edito dalla casa editrice siciliana “Villaggio Maori Edizioni”, si pone l’obiettivo di spiegare la violenza nel Far West americano nel periodo della conquista della frontiera (1848 – 1900). Mario Raciti è articolista di farwest.it.
Non è il saggio sull’argomento più approfondito che abbia mai letto e devo dire che se alcune delle vicende citate non le avessi già conosciute avrei avuto difficoltà a capirlo, però l’intento è buono e ben realizzato. L’autore, infatti, illustra la realtà del Far West cercando di mettere ordine tra ciò che è stato reale e ciò che, invece, hanno inventato di sana pianta cinema e letteratura. Analizza il fenomeno della violenza in tutti i suoi aspetti, individuandone le cause non solo nelle armi e nell’alcol che scorreva a fiumi, ma sopratutto e in primis nelle dure condizioni di vita che il West imponeva: immense praterie, freddo e caldo intensi, animali selvatici, indiani, malattie dilaganti, città sporche e disordinate…
La vita non era facile per nessuno e l’aura di romanticismo che ci hanno restituito i western per lo più è un’invenzione, tuttavia Raciti non manca di citare alcuni casi di uomini che invece si avvicinarono realmente all’ideale di pistoleri che attori come Jhon Wayne o, per rimanere in casa nostra, Franco Nero, ci hanno insegnato ad amare.
Nota personale: nemmeno a farlo apposta, ieri sera in TV hanno trasmesso “I cancelli del cielo” di Michael Cimino, che si ispira liberamente alla vicenda della guerra della contea di Johnson.
La guerra della contea di Jhonson è un episodio di fine ‘800 durante il quale l’associazione degli allevatori di bestiame del Wyoming assoldò, in maniera abbastanza illegale, dei pistoleri prezzolati per far fuori quelli che secondo loro erano ladri di bestiame, ma che per lo più erano coloni colpevoli solo di aver recintato i loro appezzamenti per evitare che i buoi calpestassero le colture.
La vicenda si sviluppò in una sparatoria che durò due giorni ed è un ottimo esempio di come nel West la legalità fosse molto spesso illegalità e, in conclusione, di come tutti avessero il grilletto facile.

sabato 24 giugno 2017

Il viaggio dell'assassino


IL VIAGGIO DELL'ASSASSINO, di Robin Hobb
Fanucci Editore, 776 pagine, € 9,90 (vecchia edizione)
Genere: fantasy classico
Voto: 5/5

Con “Il viaggio dell’Assassino” si conclude la “Trilogia dei Lungavista” di Robin Hobb, che ha come protagonista il giovane FitzChevalier, bastardo reale addestrato per diventare un assassino di corte che deve vedersela con una doppia minaccia: le mire al trono di suo zio Regal e le terribili Navi Rosse, pirati in possesso di un’antica quanto inspiegabile magia.
Come ho già detto per i precedenti capitoli, il più grande problema della Hobb secondo me è il ritmo, dato che anche in questo libro tutto succede nelle ultime trenta (davvero, trenta di numero) pagine.
D’altro canto, però, la Hobb ha un’abilità rara nel descrivere personaggi e luoghi e stati d’animo. In effetti, sulla quarta di copertina troviamo scritto: “La Hobb continua a dare nuova vita al genere fantasy esplorando nuove vie narrative che spaziano dal non detto al turbamento”, ed è proprio vero. Al di là della trama (che comunque è interessante e ottimamente costruita) la storia è tenuta in piedi dalla voce di Fitz e dal suo lunghissimo sviluppo emotivo che lo conduce in tre romanzi dalla fanciullezza all’età adulta.
Poi è pazzesco quanto le storie e i temi della Hobb siano simili a quelli che esploro io nei miei romanzi, perciò mi piace proprio. Sono quei libri che quando li leggi ti ritieni soddisfatto, cosa che capita di rado.
Ho deciso che devo leggerla tutta, quindi ora andrò avanti con la trilogia dei Mercanti di Borgomago.

venerdì 16 giugno 2017

In memoria di Sergio Altieri

Per me è stato come quando è morto Saramago. O David Bowie.
Quando segui con passione il lavoro di un artista è come se l’artista fosse tuo amico, anche se non lo conoscevi di persona.
Altieri e la sua trilogia di Magdeburg sono state la mia sfida letteraria dello scorso anno; romanzi che mi hanno tenuta impegnata per mesi, prendendomi tantissimo nel bene e nel male.
Poi le traduzioni di Martin, e i racconti di Lovercraft riportati in uno stile pulito e visionario, come era sua prerogativa.
L’ho sentito parlare tante volte e ogni volta era una lezione di scrittura. Lo scorso anno si è lasciato fotografare assieme a me e Francesca a Stranimondi, mi ha firmato Magdeburg, chiedendomi scherzosamente se dovesse dedicarlo alla Khaleesi, supponendo che le ragazze gli domandassero autografi solo per via di Martin, non perché interessate al suo lavoro personale.
Credo che la scrittura italiana abbia perso un grande maestro.
Ciao, Sergione, insegna agli angeli l’Apocalisse.

martedì 6 giugno 2017

I libri del mese: maggio 2017

Il mese scorso ho saltato “I libri del mese” e questa volta mi stavo proprio dimenticando di farlo…
Sono settimane un po’ frenetiche, ma vabbé. L’importante è che ieri mi sia venuto in mente.
Mi sono accorta che ho letto ben tre libri; nonostante mi senta lentissima ultimamente è un buon traguardo, eh.
Per quanto riguarda gli acquisti, ho comprato “Via col vento”. L’ho fatto dopo aver guardato la puntata di Ulisse sulla Guerra Civile Americana che mi ha fatto venire voglia di leggerlo.
Riguardo al resto (usiamo questo spazio per fare il punto su tutto il mese) l’altro giorno ho finito di scrivere un nuovo romanzo che è già partito per la sua strada. Vediamo se e quando arriverà, comunque non prima del 2018. Intanto ne ho un altro in visione presso un paio di agenti letterari e chissà che ne esca qualcosa di buono.

LIBRI LETTI 

 Voto: 4,5/5
Commento qui









Voto: 3,5/5
Commento qui









Voto: 4/5
commento qui










 
LIBRI ACQUISTATI

Rossella O'Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l'illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della Guerra Civile cominceranno a spirare sul Sud degli Stati Uniti, spazzando via in pochi anni la società schiavista. Il più grande e famoso romanzo popolare americano narra così, in un colossale e vivissimo affresco storico, le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di dover farsi carico della piantagione di famiglia e di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell'amore e la storia impossibile con l'affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi...

Delitto e castigo è il primo dei grandi romanzi che resero celebre Dostoevskij e forse il più popolare. Lo svolgimento dei fatti è incentrato quasi tutto a Pietroburgo, nel corso di un'afosa estate. La vicenda ruota intorno a un giovane studente, Raskol'nikov, che per ragioni economiche è costretto ad abbandonare l'università. Animato da un forte risentimento, ma anche da considerazioni politiche di palingenesi sociale, il giovane progetta e realizza di uccidere una vecchia usuraia. Rubarle i soldi, nella sua idea, dovrebbe renderlo in grado di fare del bene agli altri. Tra questi anche la sorella dello studente, costretta ad accettare un odioso matrimonio allo scopo di aiutare il fratello, e assicurare una vecchiaia dignitosa alla loro madre. Dopo essersi ammalato di "febbre cerebrale" ed essere stato costretto a letto per giorni, Raskol'nikov viene sopraffatto da una cupa angoscia, frutto di rimorsi, pentimenti, tormenti intellettuali e soprattutto dalla tremenda condizione di solitudine in cui l'aveva gettato il segreto del delitto. Dopo una serie di colpi di scena, tra cui la falsa confessione del delitto da parte di un operaio, Raskol'nikov verrà condannato alla deportazione in Siberia. Sarà Son'ja, una giovane ragazza che si prostituiva per sfamare i fratellini, a smussarne la durezza ideologica e infine a redimerlo.

lunedì 5 giugno 2017

Segnalazione: Ti faranno del male di Andrea Ferrari

Oggi segnalo il nuovo romanzo di Andrea Ferrari, giovane autore emiliano di cui avevo già segnalato lo scorso anno il romanzo di esordio, “Odio”.

Titolo: Ti faranno del male
Editore: Edizioni Leucotea (Leucotea Project)
Pagine: 106
Prezzo: € 12.90 il cartaceo. € 5.99 l'e-book.
Genere: Narrativa.
Sinossi: Andrea vive in un appartamento protetto del servizio di salute mentale, dentro cui trascorre le proprie giornate quando non lavora come magazziniere o riflette sulla sua condizione vagando per la città. Ormai le donne sono per lui una chimera, non coltiva amicizie e ha una condizione economica precaria. L'uomo è rinchiuso in se stesso e affranto; neanche la pubblicazione del suo primo romanzo gli dona speranza. Dopo essersi ritrovato, suo malgrado, a vivere in tre diversi ospedali psichiatrici, l'arrivo di Carolina cambierà la sua vita. Questa ragazza dalle vedute antisemite e dai comportamenti particolari, lo condurrà verso situazioni difficili da affrontare. Un romanzo che esaspera la naturale condizione dell'uomo: perché se tutto può andare per il verso sbagliato, quasi sicuramente accadrà. L'opera, seppur inventata, tratta in alcuni casi argomenti ed emozioni vissuti in prima persona dall'autore.
Bio autore: Andrea Ferrari nasce a Reggio Emilia, nel 1986. Si diploma Geometra e a vent’anni viaggia per l’Italia per inseguire la sua passione per i concerti. In seguito studierà batteria e chitarra elettrica. Nel 2016 vede pubblicato “Odio”, diventando così un autore esordiente. Nel 2017 firma per Edizioni Leucotea. "Ti faranno del male" è il suo secondo romanzo. Attualmente, lavora come disegnatore in area tecnica. Tra gli scrittori che ama maggiormente, vi sono Charles Bukowski e Irvine Welsh.
Breve estratto: Ero uscito fuori a correre, era il cinque febbraio, sono dovuto rientrare perché l’aria mi perforava i polmoni, il freddo era una specie di morsa. “Meglio”, pensai, così posso tornare nella mia stanza, davanti al computer portatile, a eiaculare in santa pace. In quel periodo la mia mente prediligeva le webcam girls; queste ragazze, per la maggior parte straniere, che esponevano i loro corpi attraverso un monitor. Donne incantevoli dai capelli tinti di vari colori, qualche piercing, a volte ricoperte di tatuaggi e con il basso ventre in perenne esposizione. Ricordo che puntavano la videocamera esattamente sui loro punti forti, per poi rimanere voltate verso lo schermo e gestire la stanza dove si conversava, incitando a fornire loro moneta virtuale e ignorando o escludendo dalla camera chi poneva richieste senza aver pagato. Quella sera, erano le ventuno circa, sono tornato in casa dopo poche decine di metri. Indossavo una maglia elastica e traspirante, adatta alla corsa; il cielo ero nero, illuminato da quei pochi lampioni che si presentavano sotto casa mia, per poi sprofondare nell’oscurità più assoluta la, nei campi. Dannata casa. Mi trovavo ancora in un appartamento protetto, a vivere a contatto con persone a me estranee e sulla cui sanità mentale si potrebbe avere da obiettare.

Lo trovate su:
Amazon
IBS
Leucotea

martedì 23 maggio 2017

Xpo Ferens


XPO FERENS, di Alessandro Forlani
Acheron Books,  ebook, € 4,99
Genere: fantasy weird
Voto: 4/5
Consigliato se: siete alla ricerca di un'originale fusion tra la storia e Lovercraft

“Xpo Ferens”, che poi sarebbe più o meno Cristoferens, dato che le prime tre lettere sono greche, è un piccolo romanzo di Alessandro Forlani edito da Acheron Books.
Come tutti i libri di questo editore il numero di caratteri è volutamente limitato, perciò forse è più appropriato parlare di racconto lungo – e non solo per la lunghezza, eh. Si tratta proprio di una questione strutturale.
Al di là di questo, è comunque un testo completo e piacevolissimo che mischia Cristoforo Colombo e Lovercraft.
Detta così sembra bizzarra – e un po’ lo è, in effetti – però l’idea è molto buona e scivola via liscia: quasi dieci anni prima del viaggio verso le Americhe, Cristoforo e il fratello Bartolomeo si imbattono sul mare in una banda di pirati saraceni a capo dei quali c’è il temibile Abdul Alhazred, che è il famoso arabo pazzo autore del Necronomicon. Per una serie di circostanze, i fratelli Colombo entrano in possesso della rotta per un altro mondo che l’arabo vuole assolutamente raggiungere e così, sotto minaccia, costringe i due ad armare una nave per condurlo in quel luogo di follia.
Credo che la più grande pecualiarità del romanzo sia il linguaggio dell’autore. Io non avevo mai letto nulla di suo prima d’ora, perciò sulle prime mi sono detta: “Ma che cosa sto leggendo?”. Perché, per farvi un esempio, ci sono frasi di questo tipo: Il diario tonfò dal tavolo sull’assito inumidito (…) è lo strepito di un incubo e il pispiglio dell’oceano.
Poi andando avanti mi sono resa conto di quanto comunque il testo sia scorrevole e, sopratutto, mi sono resa conto che il linguaggio è costruito per essere coerente con la storia e con l’epoca, il che è molto, molto lodevole. Devo dire che in tutti i libri di Acheron finora ho trovato questa grande attenzione al linguaggio, decisamente un punto a loro favore.
C’è però sempre questo strettissimo limite dei caratteri che porta gli autori a dover necessariamente sorvolare su diversi aspetti dei personaggi e della trama che invece sarebbero interessanti da approfondire. Anche in questo romanzo molti dei passaggi sono lasciati alla fantasia del lettore, quasi come se l’autore avesse dovuto limitarsi alle parole essenziali e abbandonare tutte le altre.
Comunque sono scelte editoriali, quindi non ne discuto oltre.
Ripeto che il testo di per sé è completo, soddisfacente e interessante e, come al solito, la prova che in Italia ci sono autori del fantastico assolutamente pregevoli.

venerdì 19 maggio 2017

Gli occhi del drago


GLI OCCHI DEL DRAGO, di Stephen King
Sperling and Kupfler, 400 pagine, € 9,90
Genere: fantasy
Voto: 3,5/5
Consigliato se: siete alla ricerca di una piccola chiave di lettura alternativa dell'opera di King 

“Gli occhi del drago” è un romanzo di Stephen King del 1984, scritto per la figlia che all’epoca era troppo piccola per leggere le storie dell’orrore del padre.
Questo, invece, è un romanzo fantasy.
La storia è molto semplice e, di primo acchito, potrebbe sembrare nulla di più che una favoletta, invece se uno conosce l’opera di King si rende conto dei collegamenti.
La trama è questa: il malvagio mago Flagg vuole rovesciare l’ordine del regno di Delain e per riuscirci fa in modo che il giovane primogenito del re, Peter, venga accusato dell’assassinio di suo padre. Peter viene rinchiuso sulla cima di una torre e poi… bé, c’è un lieto fine, perciò è abbastanza ovvio capire che cosa accadrà.
Sembra una di quelle favole che ci raccontavano da piccoli e, in effetti, penso che l’intento di King fosse più o meno quello. Tuttavia, nell’intreccio si sente la mano del narratore esperto, il che rende il romanzo interessante, anche se ovviamente non è il maggior capolavoro del Re.
Dicevo dei collegamenti, però. Intanto, il re di Delain si chiama Roland, e Roland è il protagonista de “La Torre Nera”.
Poi c’è Flagg. Chi ha letto King si ricorderà sicuramente di questo nome; Randall Flagg è il cattivo ne “L’ombra dello Scorpione” e il personaggio compare anche nella serie de “La Torre Nera”.
Flagg per Stephen King è l’incarnazione del male, un essere che non ha altro scopo se non portare il caos, ed è abbastanza interessante che questo personaggio salti da un romanzo all’altro e da un mondo all’altro di quelli creati da King e che, se si segue la logica dello scrittore, hanno tutti lo stesso perno.
Insomma, non vi dico di leggere a tutti i costi “Gli occhi del drago”; è un romanzo scemotto e King ha scritto di meglio. Però se tra tutte le opere dello scrittore del Maine vi manca solo questa allora potrebbe valerne la pena.